Crescita moderata dell’economia FVG: un biennio di stabilità

Il report sugli scenari economici 2026-27 elaborato dall’ufficio studi di Confindustria Udine. Il tasso di occupazione continuerà a crescere, superando il 70%. Il settore edile in flessione

Maurizio Cescon
Luigino Pozzo
Luigino Pozzo

Avanti piano. Questo il trend dell’economia del Friuli Venezia Giulia nel biennio 2026-27, secondo il report elaborato dall’ufficio studi di Confindustria Udine su stime Prometeia aggiornate alla fine di gennaio 2026.

Un quadro di stabilità, ma non di picchi elevati. Il Pil della regione è dato al +0,5% sia quest’anno che il prossimo, la spesa per i consumi delle famiglie sarà del +0,8% in ognuno dei due anni, un po’ superiore rispetto al Pil grazie al miglior potere d’acquisto, con i redditi dei dipendenti che sono leggermente aumentati.

In territorio positivo gli investimenti fissi lordi nel 2026 (+1,0%), ma negativi nel 2027 (-1,4%). Trend moderatamente positivo per l’export: rispettivamente +1,8% e +3,5%, Germania e Stati Uniti continueranno a essere i primi due partner commerciali.

Tra i comparti crescita dello zero virgola per industria e servizi, mentre le costruzioni saranno in calo (-0,1% nel 2026 e -4,7% nel 2027). Buone notizie, infine, per il tasso di occupazione 15-64 anni che, per la prima volta, supererà la soglia del 70%, rispettivamente 70,3% nel 2026 e addirittura 71% nel 2027.

Nel contempo disoccupazione a livelli fisiologici, ovvero 4,6% quest’anno e 4,3% l’anno prossimo. Un miglioramento sensibile, basti pensare che nel 2019 i senza lavoro erano ancora il 6,2% del totale.

Secondo le più recenti proiezioni dell’Ocse, il prodotto mondiale è salito del 3,2% nel 2025 (in lieve calo dal 3,3 del 2024) e decelera al 2,9% nel 2026. Il principale sostegno alla crescita proviene dalle politiche di bilancio e monetarie più accomodanti nelle maggiori economie, nonché dagli investimenti legati alla AI, soprattutto negli Stati Uniti.

I rischi sono al ribasso e sono connessi alle tensioni commerciali, con gli effetti differiti dei dazi statunitensi e con la possibile correzione nel settore tecnologico americano. Permangono inoltre preoccupazioni sulla sostenibilità della finanza pubblica in alcune economie avanzate. A inizio 2026 il prezzo del gas ha interrotto la fase di discesa, risalendo a 40 euro/MWh, dai 27 di dicembre 2025, su livelli doppi rispetto a gennaio 2019, a causa della riduzione delle scorte, del marcato calo delle temperature in diversi Stati, alla riduzione dell’offerta di Gnl dagli Stati Uniti, alle persistenti tensioni geopolitiche e a una struttura del mercato europeo del gas fortemente scoperta.

L’inflazione rimane contenuta (+1,9% a dicembre nell’Eurozona e +1,2% in Italia), mentre i tassi Bce sono attesi stabili al 2%. Il dollaro permane fortemente svalutato sull’euro (1,19 il cambio, +13% in un anno, da 1,05 a gennaio 2025), penalizzando la competitività dell’export.

«A causa dell’instabilità geopolitica – segnata da conflitti e misure protezionistiche – l’economia italiana ha subito forti pressioni, ma nel 2025 ha comunque retto, con risultati positivi anche per il Friuli Venezia Giulia. In un contesto così complesso, il nostro sistema produttivo ha dimostrato un’eccezionale capacità di adattamento. Anche il 2026 sarà un anno sfidante, perché lo scenario resta problematico, ma abbiamo segnali incoraggianti, che ci fanno pensare che la ripresa in atto possa essere l’inizio di un periodo economico favorevole: stiamo andando auspicabilmente verso un accordo di pace tra Russia e Ucraina, dopo lunghe trattative abbiamo raggiunto un accordo di interscambio con India e Mercosur, si andranno così ad aprire promettenti spazi per l’export. Sarà inoltre determinante l’evoluzione dell’economia tedesca, che dopo due anni di contrazione è tornata a crescere, con prospettive di ulteriore rafforzamento. Il nostro sentiment è dunque positivo. In questo quadro, la politica di stabilità del governo nazionale rappresenta un punto di forza, tuttavia servirebbero interventi per sostenere in modo più robusto e duraturo la crescita: maggiori investimenti in innovazione e misure concrete per detassare strutturalmente il lavoro. Il futuro economico dell’Italia e dell’Europa si gioca sull’eccellenza tecnologica: lì dobbiamo concentrare le risorse, insieme a una formazione di qualità».

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