L’India attira le big del Nord Est: Carraro apripista, ora Leonardo
Diverse grandi imprese hanno investito da anni nel Paese asiatico: ecco come è diventato uno dei primi mercati. Il valore delle esportazioni dall’Italia per l’India è di 4 miliardi

Guarda all’India anche Leonardo, l’azienda italiana della Difesa al 30,2% del Mef, che ieri ha annunciato di aver sottoscritto con Adani, multinazionale con sede ad Ahmedabad, un accordo per produrre elicotteri militari nel Paese dell’Asia meridionale.
L’obiettivo dichiarato è quello di rispondere alla crescente domanda del mercato militare nazionale e sostenere il Paese verso l’autosufficienza nella produzione di elicotteri.
Leonardo punta dunque sull’India per il proprio sviluppo. Ed è in buona compagnia. Anche a Nord Est. Già da anni realtà del calibro di Carraro, Danieli, Fincantieri e Bauli hanno avviato propri siti produttivi nel Paese, intuendone anzitempo potenzialità che oggi trovano ulteriore slancio nell’accordo di libero scambio stretto nei giorni scorsi tra i vertici dell’Unione Europea e il governo indiano.
Per ora le esportazioni dell’Italia verso il Paese asiatico sono ancora contenute, pari a poco più di 4 miliardi nei primi nove mesi del 2025, ma in crescita, del 6,1% sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Un effetto dovuto probabilmente a un primo tentativo di diversificazione dei mercati avviato per far fronte alle politiche tariffarie dell’amministrazione Usa che ora promette di consolidarsi grazie al recente accordo di libero scambio. Nello stesso periodo, le importazioni sono calate a 6,3 miliardi (-8,2%), calo che non ha ribaltato il saldo, -2,3 miliardi, storicamente a sfavore dell’Italia.
A livello regionale, dopo Lombardia ed Emilia Romagna, il maggior contributo in termini di esportazioni per l’India è venuto dal Veneto, con 585 milioni di euro nei primi nove mesi (ultimo dato Istat disponibile sull’interscambio delle regioni), in crescita del 20,5%, a fronte di una riduzione del 21,2% delle importazioni dal Paese, che si sono attestate a 465 milioni. Il Friuli Venezia Giulia ha registrato invece una contrazione delle esportazioni, che a settembre hanno segnato 96,6 milioni (-26,3%), a fronte di una lieve crescita delle importazioni, che nello stesso periodo hanno raggiunto un valore di 173 milioni (+2,1%).
Se l’India oggi si propone come uno dei “nuovi” e più promettenti mercati nel riassetto della geografia delle esportazioni italiane, il Paese è da diversi anni, in qualche caso decenni, destinatario di investimenti diretti da parte delle nostre imprese.
Il gruppo veneto Carraro, che produce sistemi di trasmissione per trattori e veicoli off-highway, ha messo piede in India nel 1997, anno in cui ha siglato una joint venture con uno dei maggiori gruppi industriali indiani, Escorts Ltd, creando un centro produttivo nell’area di Ranjangaon (Pune) entrato in attività nel 1999. Nel 2006 il gruppo ha acquisito la totalità del capitale di Carraro India, che a dicembre 2024 è stata quotata alla Borsa di Mumbai.
Con oltre 1700 collaboratori suddivisi tra due sedi produttive e un centro R&D, l’India rappresenta oggi per Carraro il primo polo industriale dopo l’Italia. «Per noi – ha spiegato il presidente del gruppo Enrico Carraro – essere internazionali non ha mai significato trasferirsi, nella produzione abbiamo sempre seguito l’approccio local for local. Oggi ci sono importanti scambi e interconnessioni tra le nostre controllate e penso che l’accordo con l’India ci permetterà di sfruttare ancora di più le potenzialità del nostro modello industriale».
È di lunga data, nel Paese asiatico, anche la presenza del gruppo friulano Danieli, leader nella produzione di impianti siderurgici. «Siamo presenti in India, nell’Andhra Pradesh, dal 2007 – ricorda Andrea Diasparro, group sales director e membro dell’executive board di Danieli –. Nel Paese occupiamo complessivamente 800 persone e grazie alle buone soddisfazioni che il mercato ci sta dando abbiamo avviato un nuovo ampliamento di Danieli India, un investimento che prevede anche l’installazione di nuovi macchinari e l’aumento dell’occupazione». L’area indiana vale tra i 200 e i 300 milioni di ricavi per Danieli, con un’incidenza sul turnover (pari a 3,1 miliardi a giugno 2025) vicina al 10%.
Anche in questo caso, con prospettive di crescita. «Consideriamo che oggi l’India produce 165 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno e che nel breve termine si è data un obiettivo di 300 milioni» aggiunge Diasparro ricordando la recente commessa da mezzo miliardo di euro, la maggiore di sempre nel Paese, che Danieli ha firmato con Steel Authority of India Limited per realizzare tre impianti nell’ambito del nuovo complesso siderurgico di Burnpur, nel West Bengal.
Trent’anni per Carraro in India. Venti per Danieli. Quasi dieci per la veronese Bauli, che vanta la sua presenza nell’area dalla fine del 2017 con uno stabilimento a Baramati dove produce croissant e Girelle. Per il player dolciario veneto – 645 milioni di ricavi nel 2024 e un Ebitda di 50 milioni – il mercato indiano è il secondo per peso, «ci garantisce un’ottima base – aveva detto il presidente Michele Bauli – per puntare ad altri Paesi come Indonesia, Vietnam e Thailandia».
Tornando all’accordo Ue–India, se da un lato l’attesa è quella di un incremento dei volumi di export, «in particolare per settori chiave come macchinari, automotive, farmaceutica e beni ad alto valore aggiunto», dall’altro «occorre tener conto di alcuni fattori di rischio». A dirlo è Silvia Moretto, Ceo della trevigiana D.B. Group, provider logistico con 77 filiali nel mondo. «Il sistema infrastrutturale e logistico indiano, pur in forte crescita, presenta ancora margini di miglioramento in termini di efficienza e standard operativi, ad esempio, così come le barriere non tariffarie, le differenze normative e la complessità burocratica. In particolare – continua Moretto – le certificazioni richieste per esportare in India oggi sono un ostacolo rilevante per molte imprese europee. E se la riduzione dei dazi non sarà seguita da una reale semplificazione, il rischio è che parte del potenziale dell’accordo resti inespresso».
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