Un miliardo di debiti per Rizzani De Eccher. «C’è un cavaliere bianco»
L’annuncio del gruppo di costruzioni nella richiesta di concordato al Tribunale di Trieste. Alcuni dei 2.600 creditori commerciali hanno presentato istanza per la liquidazione giudiziale

Un miliardo di passivo. Tanto pesano i debiti del gruppo friulano di costruzioni Rizzani De Eccher, che per far fronte alle imponenti dimensioni della crisi, dopo aver visto respingere dal tribunale di Trieste la seconda richiesta di accesso alla composizione negoziata della crisi, nei giorni scorsi ha presentato una nuova domanda all’ufficio giudiziario giuliano, stavolta per un concordato preventivo che allarga il perimetro dalla holding al gruppo coinvolgendo, oltre a De Eccher, anche la veneziana Sacaim e le due società consortili Chrysas e Desium, entrambe con sede a Pozzuolo del Friuli.
La crisi del player friulano delle costruzioni investe, oltre agli istituti di credito (nei confronti dei quali RdE vantava, all’epoca della prima composizione negoziata, un debito pari a 244 milioni) anche una foltissima platea di creditori commerciali: ben 2.600.
Fornitori, subappaltatori italiani ed esteri, alcuni dei quali allo scadere delle misure protettive, venute meno il 12 dicembre scorso, hanno avviato in sede giudiziaria azioni esecutive sia nei confronti di Rizzani De Eccher (per un valore di oltre 17,5 milioni) che di Chrysas e presentato delle istanze per la dichiarazione di insolvenza e la successiva apertura della liquidazione giudiziale, con la prima udienza fissata rispettivamente per De Eccher il 10 marzo e per Chrysas il 5 dello stesso mese. Tra una manciata di giorni.
L’attesa ora è per il decreto del tribunale di Trieste sulla richiesta di ammissione alla procedura concorsuale depositata dal gruppo De Eccher il 5 febbraio scorso. Una decisione che non dovrebbe tardare ad arrivare e che sarà dirimente per il futuro della compagnia che, in caso di diniego, potrebbe andare incontro all’amministrazione straordinaria.
Un epilogo che, stando alle prospettive delineate nella richiesta di accesso alla nuova procedura concordataria, firmata dai vertici della società, potrebbe essere evitato, rimettendo in sesto il gruppo grazie a una serie di interventi tra i quali il più rilevante è la possibile discesa in campo di un cavaliere bianco.
Un «primario operatore industriale del settore», il cui nome a oggi non è ancora noto, ma che il 20 gennaio avrebbe manifestato a De Eccher la disponibilità a sostenere il player friulano, assicurandogli la continuità delle commesse ferroviarie italiane nonché il supporto a ulteriori commesse, con la salvaguardia dei livelli occupazionali, e che allo scopo starebbe effettuando una due diligence.
Le quattro società ricorrenti chiedono dunque al Tribunale 60 giorni (eventualmente prorogabili per ulteriori 60) per presentare il piano e la protezione dai creditori per 120 giorni.
Quattro mesi insomma sono il tempo che De Eccher, detenuta al 100% da Construction Holding (newco controllata da Sagitta Sgr attraverso il fondo Utp Restructuring Corporate) ha per mettere a punto il salvataggio. Con il coinvolgimento del cavaliere bianco che potrebbe avvenire in due modalità diverse.
In una prima ipotesi De Eccher potrebbe costituire una nuova società in cui far confluire «il perimetro core», vale a dire il ramo d’azienda proficuo, isolandolo dalla “bad company” per cederlo poi al nuovo investitore. Utilizzando il controvalore incassato come attivo da distribuire ai creditori nell’ambito del concordato. In alternativa, la società potrebbe far entrare direttamente il nuovo socio nel capitale con l’immissione di nuove risorse a supporto del piano concordatario.
Stando ai possibili scenari delineati nella domanda depositata in tribunale, sembra del tutto tramontata l’ipotesi di un coinvolgimento istituzionale che era invece uno dei pilastri del piano relativo alla richiesta di accesso alla seconda Cnc: più volte aggiornato, nella sua ultima versione, quella del 11 dicembre scorso, prevedeva infatti il supporto finanziario di due investitori istituzionali, Invitalia e Friulia, disponibili a immettere, in una società di nuova costituzione, 30 milioni (15 ciascuna) di cui 20 in aumento di capitale e 10 sotto forma di prestito obbligazionario convertibile all’exit. A questi si sarebbero dovuti aggiungere 25 milioni apportati dal socio di maggioranza di Constrution Holding, Sagitta Sgr, per un’operazione del valore complessivo di 55 milioni.
Il piano com’è noto è rimasto lettera morta dopo il diniego del Tribunale giuliano alla seconda Cnc, causato di fatto dal venir meno delle misure protettive che la società ha tentato di evitare presentando, il 3 e il 15 dicembre, due consecutive richieste di misure cautelari al fine di evitare l’aggressione patrimoniale da parte dei creditori. Richieste che il tribunale ha nuovamente rispedito al mittente ritenendo che queste ultime fossero sovrapponibili a quelle già concesse nell’ambito delle prime due procedure nonché elusive del termine dei 240 giorni di protezione concessi dal legislatore.
Venute meno le misure protettive, come detto, fornitori e subappaltatori hanno iniziato a rivolgersi direttamente al tribunale per recuperare i crediti vantati nei confronti di De Eccher. Ora, sia loro che i numerosi dipendenti del gruppo (1.800 di cui 570 in Italia) attendono la pronuncia del tribunale sulla richiesta di concordato. Intanto per domani è stato fissato un incontro tra i vertici della società e il sindacato di categoria nazionale, durante il quale sarà fatto il punto della situazione.
Riproduzione riservata © il Nord Est








