Concessioni idroelettriche la grande tentazione del Fvg
La Regione punta ad affidare le gestioni in scadenza a Fvg Energia individuando, con una gara, un socio privato

Da una gestione privata a una mista. Con il pubblico a detenere saldamente la maggioranza. È l’obiettivo che si è data la Regione Friuli Venezia Giulia, intenzionata a entrare con un ruolo da protagonista nell’ambito delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a uso idroelettrico, oggi in capo a Edison e A2A. Una partita di grande valore. Certamente economico, nondimeno ambientale, considerato l’impatto che le centrali e gli invasi hanno sui territori dei circa 50 comuni che “pagano” la presenza degli impianti.

Le prime tre concessioni, scadute tra il 2010 e il 2024, che si misureranno con il nuovo scenario delineato dalla legge regionale 21 del 2020, saranno quelle relative all’asta del Meduna, con l’omonimo impianto e quelli di Valina Chievolis e Colle Istrago, attualmente gestiti da Edison in regime di prosecuzione temporanea. Nel 2029 sarà la volta degli impianti delle concessioni relative agli impianti della Val Cellina e della Val Tagliamento, rispettivamente in capo a Edison e ad A2A.
Condizione necessaria al cambiamento è la legge approvata nel 2020, all’unanimità, dal consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia in attuazione della norma nazionale 12 del 2019 che ha regionalizzato il sistema delle gare.
Due sono le novità sostanziali introdotte dalla legge: come fare le gare per riassegnare le concessioni scadute e come determinare i nuovi canoni di derivazione, vale a dire il quid che il concessionario deve corrispondere al concedente, in questo caso la Regione, per l’utilizzo delle acque a fini idroelettrici.

Gare
La norma prevede tre possibilità: l’affidamento a operatori economici individuati attraverso l’espletamento di gare con procedure a evidenza pubblica, l’affidamento a società con capitale misto pubblico-privato, in cui il socio privato viene scelto attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica, o ancora mediante forme di partenariato pubblico privato.
Delle tre, la scelta della Regione Fvg è ricaduta sulla seconda. Una scelta rispetto alla quale l’amministrazione ha già compiuto un passo decisivo, dando i natali nel 2023 a Fvg Energia, società partecipata presieduta da Franco Baritussio, con Piero Mauro Zanin nel ruolo di direttore generale, che nelle intenzioni dovrebbe diventare il veicolo societario nel quale far entrare il partner tecnico, il privato, con una quota di minoranza, affidandogli la gestione materiale degli impianti.
Il vantaggio? A spiegarlo è l’assessore regionale all’Energia, Fabio Scoccimarro: «Non ci limitiamo a “osservare” l’utilizzo delle risorse idriche, ma vogliamo garantirlo e indirizzarlo attraverso un controllo pubblico forte e decisivo. È per questo motivo che la legge prevede esplicitamente che la Regione, attraverso la propria società partecipata, Fvg Energia, mantenga saldamente la maggioranza all’interno della compagine societaria che andrà a gestire le concessioni. Abbiamo fissato l’asticella almeno al 51% di partecipazione pubblica: una quota non simbolica, ma operativa, voluta proprio per blindare il potere decisionale dell’ente pubblico a garanzia del territorio».
Ancora Scoccimarro: «L’obiettivo della Regione non è quello di improvvisarsi gestore industriale, il nostro compito è ben più alto: dobbiamo coordinare e governare il fenomeno. Avere il 51% significa avere la certezza che ogni scelta strategica risponda all'interesse pubblico e non al solo profitto. Significa poter dire l’ultima parola su come e quanto utilizzare l’acqua, garantendo che ciò avvenga in maniera realmente sostenibile. La risorsa idrica è un bene comune e la sua gestione deve tradursi in sicurezza idraulica, in rispetto ambientale e in benefici economici per le nostre comunità».
Contenziosi
La strada è però tutt’altro che semplice. Da dirimere – e la Regione vuole farlo prima di andare in gara – c’è la questione del valore delle infrastrutture. Mentre le opere bagnate – dighe, gallerie e condotte che portano l’acqua fino alla centrale – diventeranno ex lege di proprietà della Regione, quelle asciutte, principalmente le centrali con tutto ciò che contengono, resteranno di proprietà privata e in caso di nuovo concessionario quest’ultimo dovrà acquistarle.
A quale prezzo? Sul valore delle opere bagnate della Val Meduna - stando a quando si apprende dalla direzione regionale Ambiente – non ci sarebbe accordo. La distanza tra la valutazione della Regione e quella di Edison sarebbe di diverse decine di milioni di euro. Una distanza che rischia, come già accaduto in Lombardia, di portare a un arbitrato, consegnando a un collegio esterno l’ultima parola sulla definizione del prezzo. Che poi ultima potrebbe anche non essere, visto che sugli arbitrati è stato più volte sollevato il dubbio dell’incostituzionalità.
Canoni
Il contenzioso con Edison potrebbe, stando alle vicende lombarde, costare fino a tre anni di tempo. Ma se quello è ancora in forse, già realtà sono invece i ricorsi presentati sia da Edison che da A2A al Tribunale delle acque, l’organo giudiziario che in Italia ha competenza esclusiva in materia di acque pubbliche, demanio idrico e derivazioni.
I due concessionari hanno impugnato i regolamenti e tutti gli atti successivi alla legge regionale 21 riguardanti i canoni di concessione, rideterminati con una componente fissa e una variabile, ai quali si è aggiunto un canone aggiuntivo, quello della cosiddetta energia gratuita, da fornire annualmente alle Regioni nella misura di 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione. Canoni che la legge permette si possano monetizzare – cosa che il Fvg ha fatto – e destinare, nella misura minima del 50%, a servizi pubblici e categorie di utenti dei territori provinciali interessati dalle derivazioni, percentuale che la Regione Fvg – unica in Italia – ha portato al 100%.
A corrisponderli, dal 2021 in avanti, sono tutti i gestori, che le concessioni siano scadute o meno. Previsione che ha fatto scattare i ricorsi e che si è tradotta, in Fvg, nella richiesta di 70 milioni di euro. Di questi, nelle casse pubbliche, ne sono arrivati fin qui solo 46: se Edison ha infatti versato il totale, A2A si è limitata alla metà dei canoni di concessione (in entrambi i casi salvo diritto di ripetizione, vale a dire di restituzione in caso di vittoria dei ricorsi), mentre non ha versato nulla dell’energia gratuita.
Di 46 milioni la Regione ne ha girati la metà ai comuni interessati dalle grandi concessioni idroelettriche – una cinquantina –, una scelta compiuta (con tanto di legge regionale) per una forma di cautela considerando che le prime sentenze non sono ancora passate in giudicato.
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