Thermokey a quota 62 milioni di ricavi. L’obiettivo è un aumento a due cifre

La fabbrica specializzata in refrigerazione green e data center cooling di Rivarotta di Teor occupa circa 300 dipendenti

Maurizio Cescon

Nel Nord Est manifatturiero, dove competenze tecniche e cultura industriale contano quanto i capitali, Thermokey sta vivendo una fase di accelerazione che si traduce in opportunità concrete sul territorio: più volumi, più capacità produttiva, più dipendenti. Questo testimoniano i conti dell’anno appena concluso.

Nel 2025 l’azienda ha infatti registrato circa 62 milioni di euro di fatturato consolidato, con Ebitda intorno al 12%, e nel 2026 punta a superare l’ambizioso traguardo degli 80 milioni, con una crescita a doppia cifra. Il portafoglio ordini risulta più che triplicato: una spinta che richiede un rafforzamento dell’organico e delle competenze, soprattutto tra produzione e funzioni tecniche a supporto dell’execution. Oggi Thermokey conta quasi 300 persone tra fabbrica, uffici tecnici e staff.

A trainare l’espansione sono due mercati in forte crescita: la refrigerazione “green” e il data center cooling, legato all’espansione del cloud e alla nuova ondata dell’Intelligenza artificiale. «Nel data center cooling non si compra solo un componente: si compra riduzione del rischio. La differenza la fa la capacità di offrire soluzioni che rendano i progetti più “permessi-friendly”, rispettando vincoli di energia e affidabilità», spiega l’ingegner Giuseppe Visentini, ceo dell’azienda.

Il contesto aiuta a leggere la portata del fenomeno: la pipeline globale dei progetti data center large-scale è stimata in oltre 1.900 miliardi di euro, e in Europa in circa 520 miliardi, concentrati nei grandi hub (Londra, Parigi, Francoforte, Amsterdam, Dublino). Ma la partita si gioca prima dei cantieri: nella fase in cui si scrivono architetture e capitolati e si impostano scelte che possono accelerare – o complicare – l’iter autorizzativo, tra disponibilità elettrica, rumorosità, footprint e gestione delle risorse (a partire dall’acqua).

«In Italia la sfida è la conversione da progetti a megawatt operativi - aggiunge il ceo di Thermokey - . Nel triennio 2023–2025, a fronte di circa 10,5 miliardi stimati, gli investimenti realizzati si sono fermati a 7,1 miliardi: il segnale che l’execution non è scontata. Il gate principale resta l’energia: le richieste di connessione per data center sono salite da 30 Gw di fine 2024 a 42 Gw a fine marzo 2025, e continuano a crescere: a fine giugno 2025 le iniziative hanno superato quota 300, per una potenza complessiva oltre i 50 Gw».

«È un indicatore di domanda forte, ma anche della distanza tra intenzioni e capacità di messa a terra con tempi certi. Sul piano tecnico, l’aumento della potenza concentrata nei rack sta spingendo l’adozione del raffreddamento a liquido nelle configurazioni più dense. Ma il calore va comunque smaltito verso l’esterno: è la fase di smaltimento del calore (heat rejection), dove entrano in gioco i dry cooler, un anello sempre più strategico della catena di raffreddamento. Thermokey risponde con una gamma che include dry cooler tradizionali con tubi di rame e una piattaforma più innovativa: il Drycooler Modulare microcanale in alluminio, progettato per gestire alte densità termiche con consumi ausiliari contenuti, protezioni anticorrosione e una modularità pensata per semplificare manutenzione e continuità operativa».

«Per il Friuli, e per Rivarotta di Rivignano Teor - conclude Venturini - , questa crescita significa investimenti industriali, nuove competenze e opportunità di lavoro qualificato. È un esempio concreto di come le eccellenze del Nord Est possano agganciarsi a una filiera strategica europea – tra sostenibilità, infrastrutture digitali e manifattura avanzata – portando valore sul territorio: non solo numeri, ma sviluppo, filiera e persone».

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