La metalmeccanica vede la luce in fondo al tunnel: in Fvg ordini in lenta ripresa
Il settore vale due terzi dell’export regionale. Primi mercati Usa e Germania. Pozzo sul contratto del comparto: detassare il lavoro in modo strutturale

La metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia, comparto che da solo vale due terzi dell’export regionale annuo, vede la luce in fondo al tunnel dell’incertezza. Secondo le stime di Confindustria Udine, infatti, dalle indicazioni provenienti dalle imprese si nota come «il punto più basso del ciclo economico potrebbe essere stato raggiunto. Gli ordini mostrano segnali di lenta ripresa e le aspettative sono orientate verso un ritorno a una crescita della produzione nel corso del 2026. La domanda interna resta debole, mentre l’export, soprattutto nei settori a maggiore contenuto tecnologico, continua a rappresentare il principale motore di sviluppo. Sarà inoltre determinante l’evoluzione dell’economia tedesca, che dopo due anni di contrazione è tornata a crescere, con prospettive di ulteriore rafforzamento nel prossimo biennio».
Questo il quadro previsionale illustrato dal presidente Luigino Pozzo, del quale si è discusso ieri nel corso di un dibattito in Confindustria che ha visto la partecipazione da remoto anche del direttore generale di Federmeccanica Stefano Franchi. Nel dibattito è stato trattato anche il tema del rinnovo del contratto di categoria.
Settore chiave
La metalmeccanica è il pilastro del sistema manifatturiero del Friuli Venezia Giulia, con un peso determinante in termini di imprese, occupazione, valore aggiunto ed esportazioni. Il settore non soltanto traina l’industria regionale, ma esercita un effetto di trascinamento anche sugli altri comparti produttivi e sui servizi, grazie alla sua elevata propensione all’innovazione.
Al 30 settembre 2025, in Friuli Venezia Giulia si contano 4.235 localizzazioni metalmeccaniche (ovvero sedi di imprese e filiali), pari a oltre un terzo del manifatturiero regionale (36,7%). Quasi una su due si trova in provincia di Udine, che ospita 1.778 imprese, il 42% del totale regionale.
L’importanza del comparto emerge con ancora maggiore evidenza sul fronte occupazionale: gli addetti metalmeccanici in regione sono 64.455, pari al 55,3% dell’occupazione manifatturiera complessiva. In provincia di Udine lavorano nel settore 24.938 addetti, che rappresentano oltre la metà degli occupati manifatturieri provinciali (51,6%). Non sorprende quindi che la metalmeccanica generi il 56% del valore aggiunto del manifatturiero.
Le specializzazioni produttive
La struttura del comparto evidenzia alcune specializzazioni rilevanti. La provincia di Udine concentra quote particolarmente elevate nella metallurgia, nella fabbricazione di macchinari e nei prodotti in metallo, con incidenze che in alcuni casi superano il 50% degli addetti regionali. Nel complesso, la metalmeccanica pesa per il 31,8% delle imprese manifatturiere provinciali e per il 51,6% degli addetti, mentre a livello regionale le quote salgono rispettivamente al 36,7% e al 55,3%.
Nei primi nove mesi del 2025 l’attività produttiva metalmeccanica in Friuli Venezia Giulia ha continuato a risentire di un contesto economico complesso, ma con segnali di attenuazione della fase negativa rispetto al 2024. Nel settore meccanico la produzione è diminuita del 4,2%, un calo significativo ma più contenuto rispetto al −7,2% dell’anno precedente. Anche la siderurgia resta in territorio negativo, −1,8%, ma in miglioramento rispetto al −3,2% del 2024.
Sul fronte degli scambi internazionali, il 2025 mostra andamenti molto differenziati. Nei primi nove mesi del 2025, l’export metalmeccanico regionale ha raggiunto 10,7 miliardi di euro, con un incremento del 30,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo forte aumento è però legato soprattutto alla cantieristica navale.
Export e Cig
Nel complesso, la metalmeccanica genera oltre due terzi dell’export regionale (67,1%). Tra i principali mercati di destinazione spiccano le forti crescite verso Stati Uniti (+72,6%) e Germania (+109,7%), mentre si registra una riduzione delle vendite verso la Francia. Nel periodo gennaio–settembre 2025, le ore di Cassa integrazione guadagni autorizzate sono state circa 5,9 milioni, in lieve diminuzione (−1,8%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Alla riduzione della Cig ordinaria (−12,5%) si affianca però un aumento della Cig straordinaria (+36,5%).
Il contratto dei metalmeccanici
«Accogliamo con favore l’ipotesi di accordo – hanno convenuto il presidente degli industriali friulani Luigino Pozzo e il capogruppo di settore Davide Boeri -, capace di trovare una convergenza tra sostenibilità e competitività e di realizzare un equilibrio tra i bisogni delle persone e le esigenze delle imprese. Le parti sociali stanno dando ancora una volta il proprio contributo e devono essere supportate con misure efficaci e strutturali, attraverso politiche del lavoro e politiche industriali di ampio respiro, come la detassazione del lavoro».
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