Crisi Electrolux, vertenza in bilico. A Porcia resta il nodo lavasciuga
Tre nuovi incontri a settembre tra sindacati e azienda. il ministro Urso: «Con Francia e Germania per interventi Ue». A Susegana commessa svizzera da 50.000 frigoriferi

Resta in bilico la vertenza Electrolux. L’incontro plenario ieri al Mimit con il ministro Urso non ha sciolto i nodi più ingarbugliati. Il piano da 1.719 esuberi e chiusura della fabbrica di Cerreto continua a essere sospeso, ma non è questa la soluzione che volevano le parti sociali.
Finora insufficienti gli incontri tecnici svoltisi nelle scorse settimane tra sindacati e azienda, ma il dialogo riprenderà subito dopo la pausa estiva, il 3, 4 e 24 settembre. Nel frattempo Urso, che ha assicurato di avere il sostegno di Francia, Germania e Polonia, il 28 settembre sarà a Bruxelles dove presenterà al vice presidente esecutivo della Commissione Stéphane Séjourné, un non-paper sul settore dell’elettrodomestico che «negli ultimi sei anni ha visto già la chiusura di 25 stabilimenti in Europa», ha rimarcato il ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Il documento propone il riconoscimento dell’industria europea del bianco come comparto strategico, un piano europeo dedicato e strumenti per sostenere gli investimenti, la domanda e la capacità produttiva. «Illustrerò il documento al prossimo Consiglio Competitività, affinché diventi la base della discussione europea e l’Unione intervenga al più presto a tutela della produzione, degli investimenti e dell’occupazione, modificando un quadro regolatorio che oggi penalizza le nostre imprese e favorisce la concorrenza asiatica, spesso sleale», ha aggiunto il ministro, che ha ribadito «come il confronto tecnico tra l’azienda e le organizzazioni sindacali ha già chiarito che il costo dell’energia, pur meritevole di attenzione, ha un’incidenza limitata e non può essere indicato come la causa determinante della crisi. Serve dunque un vero progetto industriale, fondato sulla salvaguardia degli stabilimenti, dell’occupazione e dei volumi produttivi, ma anche su un percorso concreto di miglioramento dell’efficienza e della competitività».
La Cina e gli altri Paesi asiatici sono stati, anche stavolta, il convitato di pietra. Il direttore dei siti produttivi italiani di Electrolux, Massimiliano Ranieri, è stato drastico sulle lavasciuga di Porcia, che verrebbero delocalizzate in Thailandia, e sulla sede di Cerreto, dove sarebbe impossibile continuare la produzione di cappe da aspirazione. Per Porcia è stato affermato che attraverso l’introduzione di nuovi modelli, lavatrici da 12 kg, si potrebbe compensare, almeno parzialmente, l’addio alle lavasciuga. Ma il sito friulano resta con il fiato sospeso anche per la sorte dei colletti bianchi e dei tecnici e degli ingegneri della ricerca e sviluppo, i cui tagli non sono stati accantonati. Qualche luce più positiva per Susegana, dove, come ha annunciato il segretario provinciale di Treviso della Uilm Stefano Bragagnolo, «è stata data la notizia dell’ampliamento del mercato svizzero che è in espansione, con una commessa da 50 mila pezzi l’anno, non però sufficiente per mantenere la stabilità del sito produttivo. Servono più investimenti e maggiori capacità di vendita del prodotto per resistere ai cinesi».
I commenti di chi ha partecipato al vertice oscillano tra la prudenza e l’incertezza di non aver ancora un orizzonte definito. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, il pordenonese Luca Ciriani, ha dichiarato con una buona dose di realismo che «il dialogo va avanti, ma per quanto ci riguarda ancora molto c’è da fare». Scuote la testa la deputata udinese del Pd Debora Serracchiani: «l’azienda si è presentata senza un piano industriale alternativo, con dichiarazioni insoddisfacenti e allo stato attuale alquanto fumose. Quindi l’incontro è stato deludente, non è stata offerta alcuna prospettiva e anzi il sito di Porcia pare tra quelli messi peggio, con Cerreto». La forzista Isabella De Monte sollecita Electrolux a «passare dalle parole ai fatti, il processo di transizione sia presentato entro ottobre, è evidente che altre dilazioni sarebbero difficilmente sopportabili».
«Da questo confronto emergono con chiarezza tre punti fondamentali», dicono all’unisono gli assessori regionali Bini e Rosolen, «la vertenza deve restare di carattere nazionale, per arrivare a una soluzione condivisa serve tempo, ma questo tempo deve essere gestito nel pieno rispetto delle istituzioni e dei lavoratori. È quindi indispensabile che l’azienda non assuma iniziative unilaterali sulle questioni relative a organizzazione del lavoro, attività e volumi produttivi. Le Regioni, infine, sono pronte a fare la propria parte, in raccordo con il Mimit e con le parti sociali, ma nell’ambito di un autentico progetto industri. Vede meno nero l’assessore regionale veneto all’Economia Massimo Bitonci.
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