Stretta sugli incentivi: a rischio più di 100 impianti a biogas in Friuli Venezia Giulia
Confagricoltura contesta l’articolo 5 del Decreto bollette del governo. «Il Fvg non può rinunciare a un’importante produzione rinnovabile»

Sono oltre 100 gli impianti di biogas e biometano messi a rischio in Friuli Venezia Giulia dalla stretta sugli incentivi alle rinnovabili prevista dall’articolo 5 del decreto bollette.
A denunciarlo è Confagricoltura, che rilancia il grido d’allarme lanciato dalla confederazione in sede di audizione alla Commissione Attività produttive della Camera.
«L’Italia – si legge in una nota – non può rinunciare a un’importante produzione elettrica rinnovabile, al 100% nazionale, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che sta producendo forti aumenti dei prezzi del gas, in grado di limitare gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura». Confagricoltura non contesta la necessità di trovare soluzioni per diminuire il costo dell’energia, ma chiede gradualità, «intervenendo a più livelli e tenendo anche conto che l’investimento nelle rinnovabili ha effetti tangibili sulla decarbonizzazione e sulla sostenibilità».
La confederazione sottolinea che il biogas e le biomasse contribuiscono per circa l’11% alla produzione elettrica, che in Fvg sono attivi circa 90 impianti a biogas, con taglia media di 700 kW, e 15 a biometano.
«La maggior parte degli impianti – spiega Confagricoltura – viene alimentato con un misto di reflui zootecnici e insilati di cereali. Nel corso degli ultimi anni i processi di digestione anaerobica hanno avuto un notevole sviluppo e numerose sono state le esperienze di utilizzo di differenti biomasse: liquami zootecnici, biomasse da colture dedicate, fanghi di depurazione, frazione organica dei rifiuti urbani, residui agricoli e rifiuti dell’industria agroalimentare». Una produzione, in sintesi, nel segno dell’economia circolare, che valorizza le risorse locali e contribuisce all’autosufficienza energetica, sia pure gravando sulle bollette con il peso degli incentivi.
In direzione opposta, per Confagricoltura, il contestato articolo 5, che prevede la riduzione progressiva dei prezzi minimi garantiti (Pmg) per la generazione elettrica a biogas, biomasse e bioliquidi a partire dal 2026, fino a un azzeramento dal 2031.
«Il décalage dei Pmg introdotto dal decreto – si legge nella nota – cancella tutto il faticoso lavoro, anche da parte delle stesse amministrazioni pubbliche centrali, a tutela delle filiere agro-energetiche, che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria».
Da qui, conclude Confagricoltura, la necessità di «una profonda riflessione su quanto previsto, non escludendo neanche il posticipo alla sua applicazione». —
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