Spazio e fondali, sfida Fvg: quattro milioni per la ricerca
Agli Stati generali di Trieste il confronto sulle connessioni tra le due industrie. Presenti anche Area Science Park, Picosats, Esterco, Airworks e WSense. Fincantieri investe 600 milioni in acquisizioni, la Regione sostiene il settore

Aerospazio e underwater come frontiere sempre più intrecciate dello sviluppo tecnologico. La connessione dei due domini è una sfida strategica e industriale vitale per l’Europa e il Friuli Venezia Giulia si candida a giocarla, grazie alla presenza di Fincantieri nella subacquea e a un ecosistema produttivo che l’anno scorso ha visto il cluster industriale Mare Fvg allargarsi per primo in Italia all’economia dello spazio. Il quadro è emerso ieri, nel corso della tappa triestina degli Stati generali della Space economy, promossi da un intergruppo parlamentare trasversale, che organizza iniziative itineranti per coinvolgere gli attori del sistema, dalle istituzioni all’industria, passando per università, centri di ricerca, startup, investitori e clienti finali.
L’iniziativa culminerà a fine novembre a Milano, ma intanto consente ai singoli territori di mettere in mostra le proprie potenzialità e a Trieste si è parlato del collegamento tra space e underwater. L’assunto è che spazio e subacquea abbiano punti in comune fondamentali: intelligenza artificiale, sensoristica avanzata, batterie e sistemi di pilotaggio autonomi. «La capacità di operare in modalità “unmanned” costituisce un chiaro denominatore comune per droni, rover, robot e sistemi di navigazione satellitare, sia che operino nel domino spaziale che in quello aereo o dell’underwater», evidenzia ad esempio Marco Brancati, senior vicepresident Technology, Innovation & Systems Architecture della Divisione Spazio di Leonardo.
E se Leonardo conta di far dialogare le acquisizioni nel campo sottomarino con il proprio sviluppo di tecnologie aerospaziali, come i droni a guida autonoma in produzione a Ronchi dei Legionari, Fincantieri a Trieste è fresca di una campagna di acquisizioni da 600 milioni per accreditarsi come campione europeo nella produzione di droni sottomarini e unità navali per il pattugliamento dei mari e le applicazioni dual use e militari.
Fra le realtà presenti ieri anche Area Science Park, Picosats, Esterco, Airworks, WSense, Innovo, Ocean, Osmer, Cnr, Agorai, Sky Proxima, Engys e Next ingegneria dei sistemi. In un videomessaggio il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, parla di settori «al centro delle grandi trasformazioni industriali e geopolitiche» e di necessità di «una visione integrata tra domini solo apparentemente lontani». L’assessore alla Ricerca Alessia Rosolen coglie l’assist, sottolineando «un’esperienza regionale già concretamente avviata, in cui la collaborazione tra istituzioni, imprese, ricerca e sistema della difesa ha consentito di trasformare una scelta strategica in un programma di investimenti e sperimentazioni». Fatto per ora di 4 milionierogati in tre anni dall’ente pubblico sui bandi di ricerca del Polo nazionale della dimensione subacquea.
Il comparto è vivacissimo, seppur ai primi passi quanto alla dimensione. In Italia l’aerospazio conta 350 imprese, un valore della produzione da 8 miliardi e 23.000 occupati diretti, quasi raddoppiati rispetto ai 13.500 del 2023, quando il fatturato del settore si fermava a 4 miliardi di euro. Il più recente segmento dell’underwater sfiora invece le 190 aziende a livello nazionale, con una produzione di valore da 3,5 miliardi di euro, triplicati in dieci anni. Per l’astrofisica e imprenditrice Anna Gregorio (Picosats), coordinatrice dell’evento di Trieste, siamo davanti a «due economie di nicchia in forte espansione, con picchi del 75% di laureati e tassi di occupazione elevati». Guardando al locale, Massimiliano Ciarrocchi, direttore generale di Confindustria Alto Adriatico, evidenzia che il cluster Mare Fvg è nato nel 2009 su spinta di Fincantieri e della rete delle pmi della blue economy, allargandosi poi ad aerospazio, aeronautica e rinnovabili, perché «la convergenza è un’opportunità industriale e strategica» e il territorio «può far lavorare assieme competenze, imprese e centri di ricerca, anticipando ciò che ancora non esiste». E il presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo sottolinea che «Trieste, con il suo porto strategico e le eccellenze scientifiche e industriali, può essere un laboratorio concreto di questa integrazione, portando la ricerca verso applicazioni operative. Su queste tecnologie dobbiamo accelerare».
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