La Cina blocca Lafert: «Scorte fino a dicembre»
L’azienda produttrice di motori elettrici è stata inserita nella watchlist insieme ad altre 13 aziende europee anche se l’utilizzo del magnete è soltanto civile. Confindustria Veneto Est: «Sono sfide che l’Ue può affrontare solo insieme»

«Abbiamo delle scorte, ma finiranno entro l’anno. E non sappiamo cosa dire ai nostri clienti che ci chiedono quali sono le prospettive». Cesare Savini, Ceo di Lafert, lancia un appello. Da quando la sua azienda è stata introdotta dalla Cina nella sua lista nera lo scorso 24 luglio, la situazione si sta facendo sempre più complessa.
L’azienda di San Donà di Piave, produttrice di motori elettrici, figura infatti tra le 14 società europee colpite dalle restrizioni sulle esportazioni di magneti pesanti in terre rare introdotte dalla Cina. Si tratta di materiali dual use, ovvero che possono essere usati sia in ambito civile sia militare. Ma con il mondo bellico, Lafert non ha nulla a che fare.
Gli ambiti di applicazione dei suoi motori sono infatti pompe, ventilatori, compressori, pale eoliche e automazione. «La spiegazione che mi sono dato per la nostra presenza nella watchlist è legata al fatto che siamo controllati da Sumitomo, che è un’azienda giapponese», spiega Savini. «Infatti già a febbraio 2026 Sumitomo era stata inserita dalla Cina in una watchlist insieme a una ventina di aziende giapponesi, nell’ambito delle tensioni tra Cina e Giappone legate anche alla questione di Taiwan».
Se queste misure dovessero prolungarsi fino a fine anno, gli effetti potrebbero essere molto pesanti su Laterf, che oggi conta circa mille dipendenti tra Europa, Nord America e Asia di cui 780 in Veneto. «Oltre ai magneti con terre rare pesanti, che già avevamo difficoltà a importare, con questo ulteriore giro di vite la situazione diventa più critica anche per altri componenti che non hanno nulla a che fare con il dual use», sottolinea il Ceo. «Non parliamo quindi soltanto di magneti, ma anche di componentistica meccanica».
La strategia che sta attuando l’azienda per proteggersi nel breve e lungo termine è duplice: da una parte sta cercando fornitori alternativi, dall’altra sta cercando, a fatica, di aprire un canale di comunicazione con il Mofcom cinese per provare ad allentare queste restrizioni. Tuttavia al momento per i magneti, «che sono il problema principale», spiega Savini, «non esistono fornitori alternativi realmente validati e disponibili. Tutto il mondo si sta muovendo per cercare di ridurre la dipendenza dalla Cina. Ci sono grossi investimenti in corso negli Stati Uniti, in Canada e in India», racconta, «ma secondo me, saranno pronti a garantire forniture tra un paio d’anni, non prima». Un’altra opzione, più nel breve termine, è quella di produrre direttamente in Cina i rotori con i magneti già installati: «In questo modo importiamo un semilavorato che contiene già i magneti, e questo ci consente di dare continuità al nostro stabilimento di Noventa».
C’è poi un’ulteriore strada, che però richiede tempo. Ovvero «riprogettare, laddove possibile, i motori in modo che non utilizzino più magneti permanenti con terre rare pesanti, ma magneti cosiddetti Hre-free, cioè privi di questi elementi», spiega Savini. «Il punto, però, è capire se possano garantire le prestazioni necessarie. Bisogna quindi testarli, raccogliere le risultanze delle prove, sottoporle ai nostri clienti e concordare con loro l’eventuale utilizzo. In alcuni casi infatti», aggiunge il Ceo di Lafert, «questi magneti garantiscono prestazioni inferiori, soprattutto alle alte temperature».
Non mancano poi i tentativi per ottenere un intervento a livello politico, «che per ora non hanno dato grandi risultati», sottolinea. «Viste le ripercussioni che queste decisioni hanno sulle aziende europee, sarebbe auspicabile ricevere un supporto istituzionale che possa perorare la causa di Lafert e far arrivare la nostra voce al Mofcom». Da qui il sostegno di Confindustria Veneto Est, e il tentativo di avviare un dialogo con il Governo. «Le crescenti dipendenze strategiche rispetto a Stati Uniti e Cina», ha affermato la presidente Paola Carron, «sono sfide che l’Ue può affrontare solo in modo condiviso».
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