Il nuovo corso di Cotto Possagno: «Scommettiamo sull’innovazione»

L’analisi di Luciano Ravazzini, amministratore delegato del gruppo trevigiano

Arianna Salvatori

 

Da settembre Industrie Cotto Possagno ha un nuovo vertice. A guidare l’azienda trevigiana sarà Luciano Ravazzini, nominato amministratore delegato e direttore generale in una fase di forte cambiamento per la società, entrata quest’anno nell’orbita del gruppo francese Edilians. Manager con oltre vent’anni di esperienza nel settore dei materiali da costruzione, Ravazzini arriva alla guida di una realtà nata nel 1998 dall’unione di cinque imprese del laterizio di Possagno e cresciuta fino a contare oggi circa 160 dipendenti e quasi 50 milioni di euro di fatturato.

Assume la guida in un momento di forte cambiamento. Che azienda trova, e in che direzione la vuole portare?

«Trovo un'azienda solida e profittevole, con una forte identità industriale. Cotto Possagno è un marchio di riferimento nel mercato italiano delle coperture, frutto di una lunga storia, di una qualità costruita nel tempo e di un legame autentico con il territorio. Vogliamo coniugare questa tradizione con una forte spinta all'innovazione e con la capacità di adattarci alle diverse condizioni di mercato, all'evoluzione dei prodotti e alle nuove tecnologie».

A che punto è oggi l'integrazione con il gruppo Edilians e che cosa può cambiare concretamente nei prossimi mesi?

«L'integrazione procede positivamente, favorita da una forte sintonia sul piano culturale e industriale. Entrare in Edilians significa soprattutto accedere a un patrimonio di competenze tecniche, produttive e di sviluppo del prodotto maturate in mercati diversi. Il valore di questa appartenenza sta anche nella possibilità di condividere esperienze e soluzioni, facendo crescere anche le nostre competenze interne. Icp porta nel gruppo la forza del proprio marchio, la propria tradizione industriale e una conoscenza profonda del mercato italiano. Nei prossimi anni lavoreremo sulla modernizzazione dei processi, anche attraverso una maggiore digitalizzazione e un migliore utilizzo dei dati a supporto della pianificazione e delle decisioni, e l'ampliamento della gamma».

Quali sono oggi le difficoltà maggiori che riscontra il settore al momento?

«Il settore sta attraversando una fase di assestamento dopo gli anni fortemente sostenuti dagli incentivi edilizi, come il Superbonus. L'incertezza del contesto geopolitico rende inoltre più complessa la programmazione delle attività e degli investimenti. Per un'industria come la nostra, l'energia resta un fattore decisivo per la competitività e richiede una continua attenzione all'efficienza dei processi e all'evoluzione delle tecnologie produttive. C'è poi una sfida legata all'evoluzione della progettazione degli edifici. Il nostro settore deve dialogare di più con architetti e ingegneri, soprattutto con le nuove generazioni, per valorizzare le prestazioni, la durabilità e le possibilità di innovazione del tetto a falda».

Dove vede oggi le opportunità di crescita maggiori?

«Sia nelle aree geografiche in cui la nostra presenza è ancora limitata, sia nell'evoluzione dell'offerta. Il laterizio resta al centro della nostra identità. Intorno a questa competenza vogliamo sviluppare soluzioni di copertura sempre più complete, anche attraverso l'integrazione del fotovoltaico e di nuove tecnologie. L'innovazione, però, non riguarda soltanto ciò che produciamo, ma anche il modo in cui lo produciamo. Vogliamo migliorare l'efficienza energetica degli impianti, ridurre i consumi e utilizzare meglio le risorse. È su questi aspetti concreti che intendiamo costruire il nostro impegno per la sostenibilità. La nostra ambizione è rafforzare il ruolo di Cotto Possagno come riferimento nel mondo delle coperture».

 

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