SolidWorld, Rizzo: «Pronti a ripartire, il mercato tornerà dalla nostra»
Nella fabbrica di Ponzano dove vengono stampati in 3D componenti per le aziende più celebri. Il presidente Roberto Rizzo: «Fiducioso che questa volta i revisori approveranno la semestrale. I tessuti umani sono il futuro del gruppo ma per incidere sui conti ci vorranno ancora anni»

La domanda è diretta: Ingegnere, questo è il momento più difficile nella storia della vostra azienda? Roberto Rizzo, fondatore e presidente della trevigiana SolidWorld, ci pensa un po’, poi risponde: «Dal punto di vista borsistico, certamente sì. In assoluto ce ne sono stati altri, penso alla crisi finanziaria del 2008, oppure alla pandemia di Covid, quando per un mese non abbiamo ricevuto nemmeno un ordine», dice.
SolidWorld è una delle aziende che, quando a Nordest si parla di innovazione, viene spesso citata ad esempio. A Piazza Affari, però, il titolo non è mai stato così in basso. Quotato al mercato dei piccoli Egm nel luglio 2022 dopo un collocamento al prezzo di 2 euro, nel febbraio dell’anno successivo aveva conosciuto un vero e proprio boom. La società, conosciuta per essere una delle principali realtà italiane nella stampa in 3D, aveva annunciato di aver avviato la produzione di Electrospider, una biostampante in grado di realizzare riproduzioni fedeli di cellule, tessuti e organi umani. Il titolo si era impennato, salendo in poche settimane da meno di 2 euro a più di 5, tetto mai più raggiunto. Da allora, nonostante la società sia sempre riuscita a mantenere una marginalità positiva (in termini di Ebitda) era iniziata una progressiva discesa, che in questo 2026 è ulteriormente accelerata: dopo un minimo assoluto a 0,27 euro a inizio agosto, la chiusura di venerdì a 0,391 euro valorizza l’intera società appena sei milioni di euro.
L’addio dello specialist
La principale notizia negativa di quest’anno è stata la decisione del revisore dei conti Rsm di non esprimere un giudizio sul bilancio 2025, alla luce dell’impossibilità – hanno scritto – di ottenere «elementi probativi» sufficienti per determinare il valore di alcune partecipate e immobilizzazioni immateriali, nonché di crediti immobilizzati e verso imprese collegate. Qualche settimana più tardi, a fine luglio, è arrivata la decisione di Integrae Sim - che svolge il ruolo di specialist e market maker per il titolo – di abbandonare l’incarico, poi prorogato fino al termine di settembre. SolidWorld ha reagito su più fronti, riorganizzando la struttura manageriale, nominando una nuova consigliera indipendente, avviando la selezione per un nuovo specialist e aprendo un confronto con la società di revisione in vista della semestrale che verrà portata in consiglio il 30 settembre: «Sono fiducioso che il confronto produrrà un giudizio positivo, perché tutti i punti sollevati sono stati affrontati e risolti», dice il presidente Rizzo.
Ferrari, Chanel, Safilo e altri
L’incontro avviene nello stabilimento della Due Pi Greco, a Ponzano, e non è un caso. Si tratta di una delle controllate su cui i revisori avevano espresso i loro dubbi e Rizzo vuole mostrarne l’attività. Il cuore del gruppo è lo sviluppo e la cessione dei software di modellazione digitale Solidworks realizzati dal colosso francese Dassault Systèmes, dei «semilavorati», li definisce Rizzo, che vengono implementati dall’azienda trevigiana sulle necessità dei suoi 11 mila clienti clienti per produrre componenti e oggetti in un numero limitato di esemplari: «Se devi produrre migliaia di esemplari, allora ti conviene creare uno stampo, che però ha un costo elevato. Se invece il tuo prodotto ha una forma molto particolare oppure ti servono da uno a qualche centinaio di pezzi, allora è meglio realizzarlo qui, con le nostre stampanti in 3D», spiega il responsabile commerciale di Due Pi Greco, Daniele Scudeller, raccontando le caratteristiche delle varie stampanti installate a Ponzano, che possono lavorare con procedure diverse materiali molto differenti, polveri di nylon, resine termoplastiche, bioplastiche, polimeri caricati di carbonio.
Tra i clienti di SolidWord ci sono i nomi più conosciuti dell’industria, Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Dacia e Brembo nell’automotive, Leonardo nell’aerospazio, Safilo nell’occhialeria, Bianchi nelle biciclette, Chanel e Bulgari nella moda, Poltrona Frau, Valcucine e Artemide nell’arredo design, Ansaldo e Westinghouse nel nucleare. «Un settore in forte crescita è la difesa e noi abbiamo le certificazioni per produrre per i fornitori Nato. Se qualcuno volesse acquistarci, poi, sarebbe sottoposto alla procedura golden power», dice Rizzo.
Uno dei motivi per cui l’imprenditore non ritiene negativo questo periodo, se non fosse per la società di revisione e la discesa in Borsa, è il lavoro fatto nei mesi passati sull’intelligenza artificiale. «Tre mesi fa ero a Houston per un corso fatto alla rete dei rivenditori di Dassault da Jen-Hsun Huang, il fondatore di Nvidia, sui nuovi software di design assistiti dall’intelligenza artificiale. In questo momento, se non sei dentro la tecnologia e non cavalchi l’innovazione, rischi di rimanere tagliato fuori. Occorre investire tutto il proprio tempo e metterci la testa per capire quel che va fatto. Abbiamo la fortuna che Nvidia è un utilizzatore di Solidworks, fa parte della nostra collettività. Abbiamo introdotto l’Ai nei prodotti, che dal Cad sono passati al Design assisted by Artificial intelligence», racconta Rizzo.
Dalla vendita al noleggio
L’altra novità è il cambiamento della modalità di vendita che ora punta al noleggio delle licenze software, abbinato appunto all’Ai. «In questo modo il numero dei clienti, soprattutto nuovi, si è allargato moltissimo», continua il presidente, «e, come abbiamo comunicato a inizio agosto, nel primo semestre del 2026 il nuovo modello ha registrato una crescita del 220 per cento nell’adozione delle licenze in modalità di noleggio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in particolare grazie ai grandi investimenti in corso nel settore della difesa».
Se si fa un passo indietro al 2023, è evidente che la corsa fatta dal titolo dopo l’annuncio su Electrospider era largamente prematura, dato che a oggi il settore delle macchine per produrre tessuti umani ha appena iniziato a generare ricavi. «In tutti gli interventi che ho fatto, ho sempre avvertito gli investitori che la fase della copertura brevettuale, dei test, delle certificazioni per arrivare a produrre il primo organo umano da modello digitale con cellule del paziente, sarebbe durata dieci anni e che non avremmo potuto venderne subito centinaia. È una tecnologia esclusiva, molto complessa, dove non ci sono concorrenti, ma serve un lungo percorso di validazione scientifica e autorizzazioni, che stiamo compiendo», spiega Rizzo. «In ogni caso è certo che la parte biomedicale sarà il motore vero dello sviluppo futuro del gruppo, a livello di fatturato: il software ha una tendenza alla crescita naturale, che noi chiamiamo organica, mentre il biomedicale parte non dico da zero ma quasi e ha grandi potenzialità. Abbiamo ottenuto grandi risultati ma, tenendo buona la previsione di dieci anni di sviluppo fatta nel 2023, ce ne vorranno altri sette».
Con tempi così lunghi per lo sviluppo del più promettente dei business, è chiaro che in Borsa il focus dev’essere per forza su altri aspetti. Siete pentiti di esservi quotati? «Ma a noi andare in Borsa è servito. Nelle tecnologie, se non investi sei finito, e a me interessa che fra dieci anni la nostra azienda sia ancora viva. Il problema maggiore sono i volumi degli scambi, sempre molto bassi. Così basta nulla perché il titolo salga o scenda del 10 per cento. Ma quando gli investitori vedranno risultati positivi, capiranno la nostra tecnologia, il mercato lo apprezzerà». Il primo banco di prova il 30 settembre, con i risultati della semestrale e, sperabilmente, il disco verde dei revisori.
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