Zignago Holding, l’utile cede del 62%: le svalutazioni pesano sui conti
Margini in calo nel 2025 per la capogruppo dei Marzotto ma scende a 516,6 milioni anche l’indebitamento netto. Frena il vino, cresce Zignago Power, in rosso Santex

Zignago Holding chiude il 2025 con un utile netto di gruppo di 23,1 milioni di euro, in calo del 62,3% . Un arretramento che nasce dalla combinazione di due fattori: la contrazione dei margini industriali nei principali business del vetro e del vino e 19,1 milioni di svalutazioni sulle partecipazioni finanziarie, concentrate soprattutto su Hugo Boss.
È quanto emerge dal bilancio consolidato della holding, presieduta da Stefano Marzotto e guidata dall’amministratore delegato Luca Marzotto. La cassaforte di Fossalta di Portogruaro controlla attività nel vetro, nel vino, nell’energia, nei macchinari tessili, nell’immobiliare, alle quali si aggiunge il portafoglio di partecipazioni finanziarie, dominato dall’investimento in Hugo Boss.
I ricavi riclassificati del gruppo sono scesi dell’1,8%, da 928,5 a 911,5 milioni, mentre l’Ebitda è diminuito del 9,3%, a 209,5. Il margine operativo lordo si è ridotto dal 22,6% al 20,8%. L’Ebit ha perso il 15,2%, fermandosi a 85,7 milioni, e il risultato ante imposte della gestione corrente è arretrato del 25,1%, da 102,6 a 76,9 milioni. La flessione dell’utile, quindi, non dipende soltanto dalle rettifiche sulle partecipazioni.
Al risultato finale hanno poi contribuito le svalutazioni per 14,1 milioni su Hugo Boss, per 3,4 milioni su Itaca Equity Holding e per 1,6 milioni su ZPG Holding. Il confronto è reso più severo anche dagli 8 milioni di benefici fiscali Patent Box contabilizzati nel 2024 e non ripetuti nel 2025. A valori comparabili l’utile netto sarebbe stato di circa 47,9 milioni.
Diverso il risultato della capogruppo Zignago Holding, che ha chiuso con un utile di 42,2 milioni, contro 79,4 milioni nel 2024. La differenza rispetto al consolidato dipende soprattutto dai dividendi incassati dalle partecipate, pari a 67,6 milioni: 25,7 milioni da Zignago Vetro, 24,9 milioni da Herita, 7 milioni da Zignago Power, 9,9 milioni da Hugo Boss e 75 mila euro da Superba One. L’utile è stato interamente portato a nuovo. Sul fronte finanziario, il dato più favorevole è la riduzione dell’indebitamento netto consolidato, sceso da 548,4 a 516,6 milioni.
Il principale contributo industriale resta quello di Gruppo Zignago Vetro che ha registrato ricavi per 596 milioni, in calo del 3,2%, un Ebitda di 113,5 milioni, in diminuzione del 16,7%, e un utile netto di 27,3 milioni, quasi dimezzato rispetto ai 51,9 milioni del 2024. La relazione sulla gestione distingue però due mercati. Nei contenitori per bevande e alimenti i volumi sono tornati a crescere e il destocking ha cominciato a normalizzarsi. Nella cosmetica e profumeria, invece, la domanda è rimasta debole per gran parte dell’esercizio.
Il quadro è migliorato nel 2026. Nel primo semestre i ricavi del gruppo quotato sono stati pari a 303,9 milioni, in calo dell’1,5%, ma l’Ebitda è salito del 14,3%, a 58,7 milioni, con un margine passato dal 16,6% al 19,3%. L’Ebit è cresciuto del 52%, a 24,6 milioni, e l’utile netto di gruppo è quasi raddoppiato, da 8,8 a 16,4 milioni. I costi per materiali e servizi, comprese le variazioni di magazzino, sono scesi del 7,5%. La semestrale di Zignago Vetro segnala una ripresa della profumeria di lusso. Il debito netto del gruppo quotato si è attestato a 272,4 milioni a fine giugno, contro 300,4 milioni un anno prima. Gli investimenti del semestre sono saliti a 41,8 milioni.
Più complesso resta il quadro del vino. Il Gruppo Herita, che comprende Santa Margherita, Ca’ del Bosco, Ca’ Maiol, Cantina Mesa, Roco Winery e le altre tenute, ha chiuso il 2025 con ricavi sostanzialmente stabili a 246,6 milioni, ma con l’Ebitda in calo del 14%, a 68,9 milioni, e l’utile netto ridotto del 44,7%, a 22,4 milioni. Il debito netto è aumentato da 137,8 a 164 milioni, anche per effetto di 36,7 milioni di investimenti. Tra le operazioni dell’anno figurano l’acquisto per 2,6 milioni del residuo 40% di Cantina Mesa e l’acquisizione da parte di Ca’ del Bosco Hospitality del complesso alberghiero I Due Roccoli, sul lago d’Iseo.
In controtendenza Zignago Power, che ha beneficiato dell’aumento dell’11,4% della produzione elettrica e di prezzi medi dell’energia più elevati. I ricavi sono cresciuti del 10,1%, a 41,6 milioni. Resta in perdita, ma mostra un netto recupero, Santex Rimar Group, controllata al 100% dalla holding. Il gruppo vicentino produce macchinari per l’industria tessile: telai per tessitura con il marchio Smit, impianti per il finissaggio con i marchi Santex e Sperotto Rimar, tecnologie per tessuti tecnici attraverso Cavitec e Isotex e sistemi Solwa per il trattamento delle acque e i processi di essiccazione. Controlla inoltre il 60% di BM Textile.
Nel 2025 i ricavi di Santex sono scesi del 10,7%, a 51,2 milioni, ma la perdita operativa lorda si è ridotta da 13,8 a 1,2 milioni e il rosso netto da 16,5 a 3 milioni. Per il 2026 la holding parte tuttavia da una base di dividendi industriali più contenuta. Le distribuzioni proposte dalle controllate ammontano a 31,4 milioni, contro 57,7 milioni dell’anno precedente: 12,6 milioni da Zignago Vetro, nessun dividendo da Herita, 16 milioni da Zignago Power, 1,85 milioni da Zignago Servizi e un milione da Multitecno.
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