Aumentano le scorte di vino in cantina: «Si beve meno, strategie da ripensare»
Più di 53 milioni gli ettolitri in giacenza con un aumento dell’8,6%. L’enologo Rodolfo Rizzi: «I consumi in calo sono un fenomeno strutturale, conta l’attenzione salutista»

Aziende vinicole appesantite dalle giacenze in cantina, in aumento per il terzo anno consecutivo.
Al 30 novembre 2025, secondo gli ultimi dati elaborati dal Ministero dell’Agricoltura, sono 53,4 i milioni di ettolitri imbottigliati e fermi nei magazzini, con un aumento dell’8,6% rispetto alla stessa data del 2024.
Un quantitativo di bianchi, rossi, spumanti superiore a quello di un’intera vendemmia, che in annate normali vale tra i 45 e i 48 milioni di ettolitri. A questi numeri imponenti bisogna poi aggiungere altri 9,7 milioni di ettolitri di mosti e 9,5 milioni di ettolitri di vino in fermentazione.
Per quanto riguarda le varietà più comuni a Nord Est, c’è da registrare la buona tenuta del Prosecco Doc (5,03 milioni di ettolitri e +2,8% di giacenze) e dell’Amarone della Valpolicella (442.384 ettolitri, +1,7%), mentre sono molto più ingenti le scorte di Pinot grigio Doc delle Venezie (1,64 milioni di ettolitri, +20,5%), dell’Igp Veneto (1,47 milioni di ettolitri, +13,5%) e del Soave (350.980 ettolitri, +24,1%).
Situazione simile in giro per l’Italia, nei territori più vocati. Il Chianti classico denuncia 750.251 ettolitri fermi nei depositi (+12,3%), il Franciacorta 733.752 ettolitri (+16,8%), il Barolo 548.460 ettolitri (+6,1%), il Brunello di Montalcino 445.513 ettolitri (+10,4%), il Nobile di Montepulciano 220.014 ettolitri (+2,58%), il Barbaresco 165.378 ettolitri (+9,78%), l’Etna rosso 140.292 ettolitri (+17,5%) e il Bolgheri 121.671 ettolitri (+11,2%).
Una situazione dunque da monitorare con attenzione, anche se non è detto che debba per forza essere sinonimo di crisi. Ma è comunque la fotografia di un settore che ha sulle spalle una produzione abbondante da piazzare su un mercato italiano ed estero che non assorbe più come in passato e che, a detta di tanti studi di settore e di esperti, continuerà a registrare una flessione più o meno importante dei consumi.
Ne è convinto anche Rodolfo Rizzi, enologo e consulente veneto che da decenni lavora in Friuli Venezia Giulia. «Stiamo affrontando momenti di forte cambiamento nel comparto dell’enologia - osserva Rizzi - . Il calo dei consumi persiste, c’è e si vede. Non è un fenomeno solo italiano, è generalizzato in tutta Europa, vuoi per la contrazione delle spese non necessarie, vuoi per le tensioni internazionali che hanno tagliato fuori piazze un tempo redditizie, vuoi per abitudini dei giovani e per un discorso salutistico che sta prendendo piede anche tra i meno giovani. I consumi non torneranno ai tempi d’oro, l’ultima fiammata è stata quando la gente era chiusa in casa per il Covid e al supermercato comperava tanto vino o spumante. Adesso anche nella Gdo si nota la flessione, per non parlare dei ristoranti o delle enoteche».
«Avere abbondanza di scorte - ammonisce l’esperto - non va bene, significa che l’azienda alla lunga non è più sostenibile dal punto di vista economico, perché comunque il vino va conservato correttamente e dopo un certo lasso di tempo non è più commercializzabile». Ecco quindi che è indispensabile adottare contromisure efficaci. «Dobbiamo riflettere su come posizionare il prodotto - aggiunge Rizzi - e su come comunicare il vino, ci stiamo accorgendo che il consumatore ha cambiato e cambia abitudini. Il futuro bisogna costruirlo adesso, con la consapevolezza che il problema esiste. Il vino è un bene voluttuario, non è indispensabile, è legato a momenti di convivialità, di gioia, di unione. Credo sia fondamentale pensare ai vini a più bassa gradazione, i Consorzi si stanno muovendo. Ma restare fermi è la cosa peggiore, significa declino. Dobbiamo poi ragionare per grandi numeri, non guardare l’orticello di casa, anche se è bello e in passato ci ha dato soddisfazioni. Sarà necessario intervenire sulla produzione: è inutile che noi italiani ci vantiamo di essere i più grandi produttori di vino al mondo, se poi le bottiglie restano sempre di più in cantina».
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