Aumentano le scorte di vino in cantina: «Si beve meno, strategie da ripensare»

Più di 53 milioni gli ettolitri in giacenza con un aumento dell’8,6%. L’enologo Rodolfo Rizzi: «I consumi in calo sono un fenomeno strutturale, conta l’attenzione salutista»

Maurizio Cescon
20050405-ROMA-ECO-VINITALY: GALATEO DEL BUON BERE PARTENDO DAL BICCHIERE- Una foto d'archivio mostra una donna alza un calice di vino rosso al salone del vino di Torino. Non solo incolore, inodore e possibilmente di cristallo, ma deve essere tondo, panciuto, a gambo lungo, a gambo corto o, ancora, affusolato come un flute. Saranno le caratteristiche del vino ad imporne la scelta. Alla vigilia dell'edizione 2005 del Vinitaly a Veronafiere, arriva il galateo del saper bere. STRINGER /ANSA /DEB
20050405-ROMA-ECO-VINITALY: GALATEO DEL BUON BERE PARTENDO DAL BICCHIERE- Una foto d'archivio mostra una donna alza un calice di vino rosso al salone del vino di Torino. Non solo incolore, inodore e possibilmente di cristallo, ma deve essere tondo, panciuto, a gambo lungo, a gambo corto o, ancora, affusolato come un flute. Saranno le caratteristiche del vino ad imporne la scelta. Alla vigilia dell'edizione 2005 del Vinitaly a Veronafiere, arriva il galateo del saper bere. STRINGER /ANSA /DEB

Aziende vinicole appesantite dalle giacenze in cantina, in aumento per il terzo anno consecutivo.

Al 30 novembre 2025, secondo gli ultimi dati elaborati dal Ministero dell’Agricoltura, sono 53,4 i milioni di ettolitri imbottigliati e fermi nei magazzini, con un aumento dell’8,6% rispetto alla stessa data del 2024.

Un quantitativo di bianchi, rossi, spumanti superiore a quello di un’intera vendemmia, che in annate normali vale tra i 45 e i 48 milioni di ettolitri. A questi numeri imponenti bisogna poi aggiungere altri 9,7 milioni di ettolitri di mosti e 9,5 milioni di ettolitri di vino in fermentazione.

Per quanto riguarda le varietà più comuni a Nord Est, c’è da registrare la buona tenuta del Prosecco Doc (5,03 milioni di ettolitri e +2,8% di giacenze) e dell’Amarone della Valpolicella (442.384 ettolitri, +1,7%), mentre sono molto più ingenti le scorte di Pinot grigio Doc delle Venezie (1,64 milioni di ettolitri, +20,5%), dell’Igp Veneto (1,47 milioni di ettolitri, +13,5%) e del Soave (350.980 ettolitri, +24,1%).

Situazione simile in giro per l’Italia, nei territori più vocati. Il Chianti classico denuncia 750.251 ettolitri fermi nei depositi (+12,3%), il Franciacorta 733.752 ettolitri (+16,8%), il Barolo 548.460 ettolitri (+6,1%), il Brunello di Montalcino 445.513 ettolitri (+10,4%), il Nobile di Montepulciano 220.014 ettolitri (+2,58%), il Barbaresco 165.378 ettolitri (+9,78%), l’Etna rosso 140.292 ettolitri (+17,5%) e il Bolgheri 121.671 ettolitri (+11,2%).

Una situazione dunque da monitorare con attenzione, anche se non è detto che debba per forza essere sinonimo di crisi. Ma è comunque la fotografia di un settore che ha sulle spalle una produzione abbondante da piazzare su un mercato italiano ed estero che non assorbe più come in passato e che, a detta di tanti studi di settore e di esperti, continuerà a registrare una flessione più o meno importante dei consumi.

Ne è convinto anche Rodolfo Rizzi, enologo e consulente veneto che da decenni lavora in Friuli Venezia Giulia. «Stiamo affrontando momenti di forte cambiamento nel comparto dell’enologia - osserva Rizzi - . Il calo dei consumi persiste, c’è e si vede. Non è un fenomeno solo italiano, è generalizzato in tutta Europa, vuoi per la contrazione delle spese non necessarie, vuoi per le tensioni internazionali che hanno tagliato fuori piazze un tempo redditizie, vuoi per abitudini dei giovani e per un discorso salutistico che sta prendendo piede anche tra i meno giovani. I consumi non torneranno ai tempi d’oro, l’ultima fiammata è stata quando la gente era chiusa in casa per il Covid e al supermercato comperava tanto vino o spumante. Adesso anche nella Gdo si nota la flessione, per non parlare dei ristoranti o delle enoteche».

«Avere abbondanza di scorte - ammonisce l’esperto - non va bene, significa che l’azienda alla lunga non è più sostenibile dal punto di vista economico, perché comunque il vino va conservato correttamente e dopo un certo lasso di tempo non è più commercializzabile». Ecco quindi che è indispensabile adottare contromisure efficaci. «Dobbiamo riflettere su come posizionare il prodotto - aggiunge Rizzi - e su come comunicare il vino, ci stiamo accorgendo che il consumatore ha cambiato e cambia abitudini. Il futuro bisogna costruirlo adesso, con la consapevolezza che il problema esiste. Il vino è un bene voluttuario, non è indispensabile, è legato a momenti di convivialità, di gioia, di unione. Credo sia fondamentale pensare ai vini a più bassa gradazione, i Consorzi si stanno muovendo. Ma restare fermi è la cosa peggiore, significa declino. Dobbiamo poi ragionare per grandi numeri, non guardare l’orticello di casa, anche se è bello e in passato ci ha dato soddisfazioni. Sarà necessario intervenire sulla produzione: è inutile che noi italiani ci vantiamo di essere i più grandi produttori di vino al mondo, se poi le bottiglie restano sempre di più in cantina».

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