Scocchia sprona Bruxelles: «Ora aiuti alle imprese»

L’analisi della Ad di Illycaffè intervenuta ieri al Meeting in corso a Rimini: «Le aziende non chiedono sconti sulla sostenibilità, ma servono tempi certi per competere. Ora in campo visione strategica e supporto agli investimenti»

Diego D’amelio

 

Due messaggi forti all’Europa. Da una parte la necessità di mantenere equilibrio rispetto ai vincoli imposti per spingere le imprese verso la sostenibilità. Dall’altra l’invito a compiere scelte urgenti per sostenere la competitività delle aziende sui mercati internazionali, puntando su innovazione e investimenti tecnologici, a cominciare dall’intelligenza artificiale. Il doppio appello arriva da Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illycaffè, nel corso del suo intervento di ieri al Meeting di Rimini.

«Chiediamo all’Europa più realismo industriale», dice Scocchia, evidenziando la condizione di estrema pressione cui sono sottoposte le imprese del Vecchio continente. Per la numero uno di Illy, «nessuno chiede sconti sugli obiettivi della sostenibilità» e «le imprese sono pronte ad assumersi le proprie responsabilità». L’Ue deve tuttavia mostrare «realismo sulle condizioni: prevedibilità, tempi praticabili, maggiori disponibilità di tecnologie industriali e un equilibrio tra incentivi e vincoli». Il punto per Scocchia è che «la sostenibilità non può e non deve essere soltanto un capitolo di comunicazione, ma non deve nemmeno trasformarsi in un ostacolo alla competitività delle imprese. Il contesto macroeconomico e geopolitico è difficile per tutti» e le imprese europee e italiane «stanno affrontando una salita più ripida delle altre, dovuta al maggior costo dell’energia. Sono svantaggi che non possiamo cancellare dall’oggi al domani, ma che non dovremmo ulteriormente aggravare».

Se la logistica europea è da tempo lancia in resta contro la tassazione Ets sulle emissioni, il mondo del food protesta contro il nuovo regolamento europeo su imballaggi e rifiuti di imballaggio. Il cosiddetto Ppwr è entrato in vigore il 12 agosto per spingere le imprese a scegliere imballaggi riciclabili e ridurre la plastica. Per Scocchia l’intento è condivisibile, ma «il problema riguarda tempi e modalità di applicazione», perché «alle aziende viene chiesto di adeguarsi mentre alcuni criteri tecnici sono ancora in fase di definizione. Per una realtà come Illycaffè questo significa intervenire su circa 1.800 referenze, avere un aggravio di costo degli imballaggi stimato vicino al 10%, oltre ai costi legati alle scorte e ai possibili ulteriori adeguamenti futuri». Risorse che secondo l’ad «potrebbero essere destinate alla difesa della competitività».

L’altra gamba dell’intervento è dedicata alle scelte a sostegno delle competitività, definite «vera sfida dell’Europa» che deve «evitare di scivolare in una periferia economica irrilevante, schiacciata da un’autonomia energetica, tecnologica e difensiva che non ha ancora costruito». Scocchia chiede «cambio di mentalità» e «visione strategica comune» affinché si creino le condizioni per una crescita che non sia frenata da «frammentazione normativa, burocrazia e costi energetici». Da qui la richiesta all’Ue di «scelte chiare», che vanno dalla riduzione dei costi energetici al completamento del mercato unico dei capitali, fino al sostegno degli investimenti su intelligenza artificiale e infrastrutture digitali. Un tema, quest’ultimo, connesso non solo alla competitività ma anche alla sicurezza e alla sovranità strategica in un continente che ha finora «affidato alle Big Tech americane una parte fondamentale della propria infrastruttura digitale, dai servizi cloud ai sistemi operativi, fino agli strumenti di videoconferenza».

Inevitabile il passaggio sull’evoluzione del costo del caffè. Qui Scocchia evidenzia che dal 2021 a oggi il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato in media del 24%, mentre quello del caffè Arabica è salito dell’80%, da 1,7 dollari per libbra ai picchi di fine 2025 che hanno sfondato quota 4 dollari. L’ad parla di «tensioni profonde e prolungate» nella filiera e segnala un positivo ridimensionamento del trend negli ultimi mesi, che tuttavia va messo sul piatto assieme all’aumento dei costi energetici e logistici che aziende e pubblici esercizi stanno sperimentando. E qui Scocchia rivendica la scelta della sua azienda di aver «deciso di assorbire una quota significativa» degli aumenti senza scaricarli sui consumatori.

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