Sanità privata in crescita: il Nordest tra i più solidi

Mediobanca stima ricavi in aumento del 3,7% nel 2025 dopo il +5,5% del 2024. Tra i migliori risultati Sereni Orizzonti per redditività e il Centro di Medicina. L’invecchiamento della popolazione sostiene la domanda di servizi

Eva Franceschini

 

La sanità privata continua la sua ascesa anche a Nordest e, a livello nazionale, il settore registra un rialzo atteso del 3,7% nei ricavi complessivi nel 2025, con una crescita nel volume d’affari del +5,5% nel 2024 (ricavi a 13,4 miliardi) sul 2023. Il report dell’Area Studi Mediobanca, sull’andamento dei maggiori operatori sanitari privati in Italia, evidenzia un miglioramento delle performance dei principali gruppi con fatturato individuale superiore a 100 milioni.

Delle società sanitarie private con sede legale in Triveneto, alcune registrano i livelli più elevati di Ebit margin del 2024. Tra queste, Sereni Orizzonti Holding (9,9%), con sede a Udine, eccelle nella cura agli anziani, mentre l’Istituto Don Calabria, con sede a Verona, rientra tra le posizioni più solide, con debiti finanziari compresi nel range 10-20% del patrimonio netto. Il Nordest è un territorio riconosciuto per la qualità del servizio sanitario proposto e, oltre ad essere sede legale di molti operatori della sanità privata, sono aree che ospitano altrettante strutture di società importanti a livello nazionale. Nel 2024, la redditività è in recupero rispetto alla fase emergenziale, pur con margini ancora inferiori ai livelli pre-pandemici.

Dopo la battuta d’arresto del 2022, prosegue la crescita del margine operativo netto (+24,9% sul 2023): l’Ebit margin è così salito al 3,6% dal 3,1% del 2023, risultando però ancora lontano dal 5,4% del 2019. Con riferimento alle singole specialità, l’Ebit margin più elevato è segnato dalla diagnostica medica (9,4%), seguita dall’assistenza agli anziani (5,1%), mentre i player dell’assistenza ospedaliera e quelli della riabilitazione segnano valori più contenuti, inferiori ai livelli del 2019, ma in miglioramento sul 2023.

Tra i singoli operatori, Pro.Med (11,5%) e Ghc (9,4%) nell’assistenza ospedaliera, Affidea (14,4%) e Synlab (11,2%) nella diagnostica, nonché La Villa (12,0%). Questa crescita si inserisce nel più ampio contesto del comparto sanitario: secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero della Salute a febbraio 2025, nel 2023 le strutture sanitarie in Italia si attestano a 29.386 unità, per il 58% di natura privata e per il 42% pubblica.

I presidi pubblici risultano prevalenti nell’altra assistenza territoriale (86%) e, in misura più contenuta, nell’assistenza ospedaliera (51%). L’assistenza territoriale residenziale e quella riabilitativa presentano una marcata presenza di presidi privati accreditati (rispettivamente l’85% e il 78%). Nel confronto con il 2010, si registra un incremento complessivo di 3.304 strutture, somma dell’espansione della componente privata (+3.055 unità, +21,8%) e del più contenuto aumento di quella pubblica (+249 unità, +2,1%). Queste proiezioni risentono della crescente richiesta di prestazioni legate alle dinamiche demografiche, per la sempre maggiore incidenza degli ultrasessantacinquenni nell’Area Ocse, salita dal 7,5% nel 1950 al 18,5% nel 2024. L’Italia presenta già oggi un’incidenza significativamente superiore alla media Ocse, pari al 24,5% nel 2024 (alle spalle del solo Giappone), e destinata a salire al 34,1% entro il 2062, contro una previsione media del 28,5%.

Le prime evidenze per il 2025 portano a prevedere, per gli operatori privati esaminati, una crescita aggregata del giro d’affari pari al 3,7%, con dinamiche variabili tra i comparti considerati: si tratta del +7,9% per i gestori di strutture per anziani, del +3,9% per l’assistenza. Nel 2024 i ricavi dei 38 operatori sanitari privati esaminati sono stati pari a 13,4 miliardi di euro, in rialzo del 5,5% sul 2023 e del 22,0% sul 2019. I gestori di Rsa sono cresciuti del 25,9% sul 2019, sostenuti da un miglioramento del tasso di occupazione dei posti letto e dalle continue aperture di nuove strutture; seguono gli operatori della diagnostica (+22,9%), nonostante le contrazioni nel 2022-23 legate al calo di tamponi e test sierologici, e gli operatori ospedalieri (+22,8%).

 

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