Clivet punta alla crescita ma chiude il 2025 in rosso

Ricavi in ascesa dell’8,4%, gli ammortamenti pesano sul risultato netto

Roberta Paolini

 

Clivet procede lungo la via dell’espansione, ma il conto economico paga con una contrazione della redditività la fase di trasformazione. Per il gruppo bellunese della climatizzazione il 2025 si è chiuso con ricavi in aumento dell’8,4%, da 352,3 a 381,7 milioni di euro, ma l’ultima riga segna una perdita di 4,8 milioni, più marcata rispetto al 2024. A comprimere i margini non è un rallentamento del business, quanto piuttosto una fase di forte espansione industriale e commerciale che ha portato la multinazionale con sede a Feltre e controllato da Midea ad aumentare gli investimenti, rafforzare la presenza internazionale e accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti, in un contesto reso più complesso dall’aumento dei costi industriali e dalle tensioni geopolitiche.

La crescita continua a essere trainata soprattutto dal segmento Commercial & Industrial, quello dei grandi impianti destinati a uffici, alberghi, ospedali e industria. In Italia Clivet consolida la leadership nelle unità rooftop, dove raggiunge una quota di mercato del 58,8%, rafforza la propria presenza nei sistemi di climatizzazioni per i grandi edifici e mantiene posizioni di primo piano nelle pompe di calore di grande taglia e nelle unità multifunzione, beneficiando anche della domanda sostenuta dagli interventi finanziati attraverso il Pnrr.

Il fatturato aumenta dunque, ma i costi corrono più rapidamente. Le spese per acquisti e servizi salgono a 320,9 milioni, oltre 31 milioni in più rispetto all'anno precedente, mentre il costo del personale aumenta di quasi cinque milioni per accompagnare il rafforzamento della struttura commerciale e tecnica. A questo si aggiungono il rincaro delle materie prime, la volatilità dei prezzi di rame, acciaio e componentistica elettronica, l’aumento dei costi logistici provocato dalla crisi del Mar Rosso e gli investimenti necessari per adeguare prodotti e impianti alla nuova normativa europea sui gas refrigeranti. Il margine operativo lordo scende così da 10 a poco più di 3 milioni di euro.

Il 2025 è stato soprattutto un anno di investimenti. Il gruppo ha destinato 21,2 milioni di euro allo sviluppo industriale, concentrando gran parte delle risorse in Italia. A Padova sono entrati in funzione i nuovi laboratori di ricerca e sviluppo dedicati alle pompe di calore residenziali, mentre accanto alla sede di Feltre procede la realizzazione del nuovo stabilimento Clivet 800, destinato ad aumentare la capacità produttiva dal 2026. Gli investimenti hanno interessato anche nuove linee produttive, impianti fotovoltaici, sistemi di collaudo e l'adeguamento della gamma destinata al mercato statunitense.

Parallelamente il gruppo continua a rafforzare la propria rete commerciale internazionale. È il Medio Oriente a registrare la crescita più marcata: la controllata di Dubai aumenta il fatturato del 60%, raggiungendo i 21 milioni di euro, diventando il secondo paese dopo l’Italia per ricavi. Le tensioni geopolitiche nell'area hanno inoltre peggiorato l'avvio del 2026.

La sorpresa positiva arriva invece dalla Croazia, dove la società costituita nel 2023 ha raddoppiato il fatturato, confermando il buon andamento dell'espansione nei Balcani. Più difficile la situazione in altri mercati europei. Nel Regno Unito la controllata registra una perdita di 2,7 milioni nonostante ricavi sostanzialmente stabili; in Germania il risultato negativo raggiunge 1,3 milioni, mentre in Francia il gruppo continua a investire sul posizionamento commerciale del marchio, chiudendo con una perdita di 1,8 milioni, aggravata anche dalla fine degli incentivi pubblici alle pompe di calore. Restano in territorio negativo anche Russia e India, dove rispettivamente il conflitto e il rallentamento della domanda continuano a pesare sui risultati.

A spiegare il risultato finale c'è però anche una componente strettamente contabile. Il bilancio continua infatti a scontare gli ammortamenti derivanti dall'acquisizione di Clivet da parte del gruppo Midea. Quando nel 2016 il colosso cinese rilevò l’80% della società bellunese, il maggior prezzo pagato rispetto al valore contabile fu attribuito al marchio e all'avviamento; lo stesso avvenne, nel 2020, con l'acquisto del restante 20%. Ogni anno quel maggior valore viene progressivamente ammortizzato e continua a gravare sul conto economico. Nel 2025 questi ammortamenti valgono complessivamente quasi 11,9 milioni di euro — 11,3 milioni relativi all'operazione del 2016 e altri 580 mila euro riferiti all’acquisizione residua del 2020 — contribuendo alla perdita d’esercizio pur senza rappresentare un'uscita di cassa.

 

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