Rizzani De Eccher, estesa la protezione dai creditori
Il tribunale di Trieste ha concesso le misure cautelari fino a termine procedimento. I documenti relativi alla richiesta di ammissione al concordato sono all’esame dei commissari giudiziali, al loro parere seguirà la pronuncia del magistrato

Il tribunale di Trieste ha accolto la richiesta del gruppo Rizzani De Eccher di estendere le misure di protezione dai creditori fino all’esito della domanda di accesso al concordato preventivo. Dopo aver concesso una misura ponte, che ha messo temporaneamente in sicurezza Rizzani De Eccher insieme a Desium, Chrysas e Sacaim, il 9 luglio l’ufficio giudiziario del capoluogo giuliano ha confermato il provvedimento ed esteso le misure cautelari fino alla definizione del procedimento concorsuale, che potrebbe concludersi con l’omologazione del piano o con una non ammissione alla procedura, eventualità quest’ultima che al gruppo friulano delle costruzioni, esposto per circa un miliardo di euro, aprirebbe le porte dell’amministrazione straordinaria.
Il provvedimento del tribunale ha disposto il divieto a tutti i creditori delle società di iniziare o proseguire azioni esecutive cautelari sul patrimonio delle stesse e sui beni e diritti con cui è esercitata l’attività d’impresa; la sospensione delle prescrizioni e delle decadenze; il divieto a tutti i creditori di acquisire diritti di prelazione se non concordati con la società; infine il divieto di pronuncia della sentenza di apertura della liquidazione giudiziale o di accertamento dello stato di insolvenza.
Il ricorso per l’accesso alla procedura di concordato prenotativo di gruppo è stato depositato lo scorso febbraio, al fine di realizzare «un piano di risanamento aziendale – si legge nella comunicazione inviata ieri da Desium ai creditori per informarli della decisione del tribunale – per garantire la continuità delle commesse in corso e affrontare, anche con strumenti finanziari esterni, la crisi economico finanziaria che ha colpito la società nel corso degli ultimi anni».
Successivamente, il 19 giugno, sono stati depositati il ricorso per l’ammissione al concordato preventivo e tutta la documentazione prevista, tra cui il piano di concordato e la relazione dell’attestatore Andrea Balelli. Documenti che ora sono nelle mani dei commissari giudiziali – Alessandro Danovi, Andrea Bonfini e Massimo Simeon –, chiamati dal tribunale a esprimere un proprio parere, a valle del quale la parola, l’ultima, tornerà al giudice che dovrà decidere sull’ammissione o meno del gruppo alla procedura.
Stando a quanto è stato possibile ricostruire sulla base di alcuni documenti, il piano punta a valorizzare le commesse e le partecipazioni del gruppo, a garantire le risorse finanziarie necessarie alla continuità operativa e a raggiungere accordi con i creditori. Dall’istanza depositata il 9 giugno al Tribunale di Trieste con cui il gruppo ha richiesto le misure di protezione, si apprende che 15 investitori italiani ed esteri hanno avuto accesso alla documentazione riservata, mentre tra manifestazioni di interesse, accordi di riservatezza e proposte ricevute se ne contano complessivamente 37. A questi si aggiungono diverse trattative che riguardano alcune delle principali commesse e attività.
Sul fronte ferroviario ad esempio, l’istanza dà conto di diverse interlocuzioni avviate per il trasferimento delle commesse Rfi Cappio di Venezia e Rfi Lotto 5, mentre per il ramo Dtg, che riunisce le società specialistiche, si riferisce di una manifestazione di interesse da parte di un operatore industriale.
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