Icop-Trevi, Petrucco: «Nei mercati mondiali un gruppo da un miliardo di ricavi»
L’Ad Piero Petrucco analizza la logica industriale dell’operazione: «L’offerta non è ostile, il nostro obiettivo è valorizzare due aziende sane, più integrati negli Stati Uniti e con nuove prospettive di sviluppo globale»

«L’Ops non è stata concordata, ma non è ostile». Parola di Piero Petrucco, amministratore delegato della friulana Icop, che tiene a chiarire la natura dell’offerta pubblica di scambio avanzata sul gruppo Trevi, i cui azionisti riceverebbero carta Icop di nuova emissione in cambio dei propri titoli, con l’obiettivo finale del delisting della società cesenate.
Nessuna risposta all’amministratore delegato di Trevi, Giuseppe Caselli, che dalle colonne del Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha bocciato l’operazione, per lui priva dei fondamentali industriali. Che, invece, a sentire Petrucco, ci sono tutti e che trovano riscontro anche nelle ricerche degli analisti pubblicate finora, unanimi nel riconoscere la solidità industriale dell’operazione e le sinergie attese: salto dimensionale, complementarità geografica e commerciale, opportunità di cross selling e integrazione industriale e organizzativa. L’imprenditore friulano li racconta dal suo ufficio, a pochi passi dal grande cantiere nell’area dell’ex caserma di Basiliano che prosegue spedito per consegnare alla società il suo nuovo quartier generale, segno tangibile di un’azienda desiderosa di crescere senza perdere la sua identità. A guidarla, da 100 anni, è una famiglia, elemento che dovrebbe essere, in un’operazione come quella proposta, un valore aggiunto perché risponde a un nome e un cognome e a una storia lunga cent’anni.
«Pensiamo che l’aggregazione a trazione privata di soggetti sani sia uno schema inedito e molto interessante. Il lavoro fatto in questi anni da Cdp in Trevi, ci permette oggi di proporre questo progetto di rilancio su basi solide» dichiara ancora Petrucco che confida nella positiva risposta degli azionisti: «Siamo molto convinti del nostro progetto industriale e confidenti che possa essere compreso dagli investitori». A partire da Cdp, la società controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze che dal 2014 a oggi (per il tramite prima di Fondo sviluppo italiano, poi di Cdp Equity) ha partecipato a quattro aumenti di capitale nel gruppo di Cesena per un totale di circa 170 milioni su 500 complessivi. Un contributo, quello della finanza pubblica che, come evidenziato da Petrucco, è stato determinante a rimettere l’azienda in carreggiata (sia sotto il profilo dell’esposizione che della patrimonializzazione) e le potrebbe consentire oggi una nuova fase di sviluppo insieme a Icop.
L’aggregazione infatti andrebbe a costituire un campione del settore a livello globale. Esclusa la Cina, il soggetto risultante dall’Ops – stando alle stime del player friulano – sarebbe infatti il quarto per dimensioni, con oltre un miliardo di ricavi, posizionandosi dopo Keller, che con 3,6 miliardi gioca un altro campionato, Soletanche Bachy (2,3 miliardi) e Bauer (1,7 miliardi). E con una prospettiva di crescita ulteriore, backlog alla mano: 1,5 miliardi per Icop (di cui il residuo Pnrr vale meno di 10 milioni) e 860 milioni per Trevi. Un dato che dà anche un’indicazione non banale in termini prospettici, consentendo di guardare oltre i ricavi 2025 che per Icop si sono attestati a 503 milioni e per Trevi group a 624.
L’operazione, dal punto di vista industriale, «punta a creare un polo italiano globale per l’ingegneria del sottosuolo in grado di attrarre le migliori eccellenze, e prevede la valorizzazione dei due poli, quello friulano da un lato e quello romagnolo dall’altro con le loro persone, il patrimonio di competenze delle due organizzazioni, rispettandone le specificità» tiene ad assicurare Petrucco e a integrare i mercati, «che sono complementari, non sovrapposti».
Esemplare il caso americano. «Icop, con la società che ha acquisito l’anno scorso, è ben posizionata nel mondo privato, oltre metà del lavoro è per i data center, e con committenti come SpaceX per cui abbiamo lavorato due volte, con una presenza che copre l’est del Paese. Trevi invece è basata a a Boston, ed è molto presente nel campo delle infrastrutture pubbliche».
Alle opportunità sul mercato a stelle e strisce, si affiancano quelle negli altri Paesi. «Trevi ne presidia una sessantina, alcuni dei quali riteniamo particolarmente interessanti, come l’Australia, dove hanno già delle legal entities pronte per integrare il nostro business di microtunnelling andando ad accelerare sul cross selling».
Il cronoprogramma prevede la presentazione del prospetto informativo dell’Ops il 18 luglio, l’assemblea dei soci per il via libera all’aumento di capitale il 28 luglio, il translisting del titolo Icop al mercato principale di Piazza Affari all’inizio di settembre e il lancio dell’offerta nelle settimane successive. Il passaggio al mercato principale, che si concluderà prima dell’Ops, fa decadere anche i rilievi avanzati sull’illiquidità dell’azione Icop oggi quotata su Egm. Troppo cara? Il mercato ha premiato la realizzazione di tutte le operazioni che Icop ha annunciato e non ha penalizzato il titolo dopo l’annuncio dell’Ops, di cui Trevi ha addirittura beneficiato. Ora non c’è che da aspettare la risposta degli investitori, che possono scegliere tra due strade: restare con il solo titolo Trevi o la carta di un gruppo combinato che punta al massimo campionato»
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