Fallimento Tirso, il conto ammonta a 13,4 milioni

Udienza a Treviso per la liquidazione giudiziale dell’industria tessile triestina chiusa nel 2024 dopo la crisi finita con il licenziamento di 160 dipendenti. Entro l’anno andranno all’asta fabbrica e macchinari per pagare i creditori

Diego D’amelio

 

Debiti per 13,4 milioni di euro. A tanto ammonta il passivo dell’azienda tessile triestina Tirso, la cui liquidazione giudiziale è partita a febbraio dopo che la società aveva cessato da mesi l’attività e licenziato tutto il personale. L’entità del passivo è stata accertata nell’udienza di verifica svoltasi ieri dal Tribunale di Treviso, nel cui circondario hanno sede legale sia Tirso che la sua controllante Fil Man Made.

La liquidazione giudiziale è stata dichiarata dopo un tentativo di composizione negoziata della crisi, chiusosi senza esito, con l’effetto della perdita del lavoro per 160 persone. I creditori hanno avuto tempo fino al mese scorso per presentare istanza al curatore fallimentare nominato dal tribunale. I debiti ammessi al passivo nell’udienza di ieri sono inferiori rispetto ai 16,8 milioni evidenziati inizialmente dal giudice, ma i creditori che non hanno richiesto l’ammissione al passivo potranno farlo in via tardiva nei prossimi 12 mesi.

Valgono circa 10 milioni le somme richieste dai creditori privilegiati, cui spetta una corsia preferenziale nella distribuzione del ricavato della liquidazione: Agenzia delle entrate, lavoratori, professionisti e finanziaria regionale Friulia, titolare di un credito con garanzia ipotecaria. Ai dipendenti non resta che chiedere l’erogazione del tfr versato dall’azienda all’Inps e, per quanto attiene il tfr rimasto in azienda, attendere il riparto della liquidazione assieme agli stipendi arretrati, anch’essi privilegiati, o chiedere l’erogazione da parte del fondo di garanzia Inps.

L’attivo da liquidare è costituito essenzialmente dall’immobile di Muggia e dai macchinari, oltre al ricavato di eventuali azioni revocatorie di pagamenti avvenuti prima dell’avvio della procedura e risarcitorie in relazione a eventuali profili di responsabilità degli organi sociali che il curatore dovesse ravvisare. «La perizia sul valore dell’immobile e dei macchinari sarà conclusa entro agosto», spiega il curatore Emilio Vellandi dello studio CWZ&A di Treviso, chiarendo che «il primo esperimento d’asta si terrà auspicabilmente verso la fine dell’anno e se andasse deserto si procederà con almeno due aste all’anno».

Al momento i contatti ricevuti sono di natura informale da parte di soggetti interessati ad acquisire la perizia. L’auspicio è che si affacci un soggetto industriale con le idee chiare su come far ripartire il sito, pronto a riprendere dal tessile o riconvertendo l’attività. La crisi Tirso è stata non a caso a un passo dalla risoluzione con il subentro della pordenonese Roncadin, interessata agli spazi per impiantare uno stabilimento per la produzione di pizze surgelate.

È stata la stessa Tirso a chiedere di essere ammessa alla liquidazione giudiziale. Nella documentazione depositata dalla società, si legge come l’amministratore unico Andrea Parodi sia stato costretto a riconoscere una crisi non più sanabile, che l’imprenditore motiva con crollo della domanda, costi energetici, indebitamento e difficoltà finanziarie della capogruppo.

Fil Man Made è specializzata in filati sintetici, materiali per il settore alimentare, tende da sole, filtrazione industriale, abbigliamento protettivo e fibre ignifughe, con stabilimenti in Italia, Portogallo, Cina e Turchia. Le difficoltà arrivano nel 2023, con una riduzione dei ricavi del gruppo a 71 milioni, pari a una flessione del 38%, corrispondente a una perdita consolidata di 7,2 milioni, cui nei primi nove mesi del 2024 si sono aggiunti altri 10,2 milioni. Tirso accumula a sua volta una crescente esposizione, fino ad arrivare all’interruzione della fornitura di elettricità: l’impianto viene chiuso nell’agosto 2024, dopo mesi di cassa integrazione alternata a stipendi non versati. Il bilancio 2024 di Tirso segna una perdita di esercizio di 4,8 milioni dopo la voragine di 15,2 milioni dell’anno precedente, mentre il patrimonio netto precipita a -4,9 milioni. I debiti iscritti nel bilancio 2024 pesano per 12 milioni, a fronte di una liquidità di 5.000 euro. I debiti aggiornati al 30 settembre 2025 salgono a 15,8 milioni: 3,9 verso fornitori, 3,7 verso enti previdenziali, 3 milioni verso l’Erario, 1,9 verso finanziatori e 3,1 verso personale e per altre esposizioni. Con un valore iscritto di 7,9 milioni, i terreni e il fabbricato sono i beni principali sui potrà giocarsi il recupero dei creditori.

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