I piani cottura di Smartech conquistano i big del bianco

L’azienda di Pordenone ha adottato i principi Lean e migliorato la marginalità. Il 2025 si è chiuso a circa 6 milioni di ricavi con un Ebitda margin del 20%

Maura Delle Case
Un’immagine della produzione di Smartech a Chions
Un’immagine della produzione di Smartech a Chions

Piccoli ma estremamente efficienti grazie a una rivoluzione culturale portata in azienda ormai una dozzina di anni fa e divenuta, in Italia, un caso di scuola.

A compierla è stata Smartech Italia, impresa con sede a Villotta di Chions, che dall’alba del nuovo millennio produce piastre di cottura per cucine professionali, contando tra i suoi clienti numerose multinazionali del settore, a partire da Electrolux che nel 2017 l’ha premiata come uno dei tre fornitori più innovativi a livello mondiale.

Un risultato, si diceva, raggiunto a valle di un’impegnativa rivoluzione che ha visto la proprietà rivoltare l’azienda come un calzino. Adottando, con investimenti importanti e non poca fatica, il modello Lean, reso celebre da Toyota.

«Venivamo da un periodo in cui l’azienda se da un lato stava accontentando i clienti, dall’altro registrava un pessimo risultato economico» ricorda l’ad Roberto Badin. Gli anni sono il 2008 e quelli immediatamente successivi. Anni di crisi per tutti, ai quali però l’imprenditore friulano decide di rispondere tentando una nuova strada. «Quasi per caso – ricorda – partecipai a un corso sulla Lean alla Lef di San Vito. Ne rimasti affascinato e decisi di provarci». Facendosi affiancare dai consulenti della padovana Auxiell,

Smartech ha così iniziato a introdurre i principi Lean in azienda: «Abbiamo semplificato i processi, li abbiamo resi più snelli, fluidi, eliminando i passaggi inutili. Il personale – oggi i dipendenti sono in tutto 28 – ci è venuto dietro: le persone oggi si spostano dove c’è lavoro, così accrescono le loro competenze, sanno cosa aspettarsi, contribuiscono a prevenire gli errori. Risultato: in azienda non abbiamo il controllo qualità». Perché la qualità è il risultato del processo, che tende, ogni giorno, al miglioramento.

La nuova organizzazione, contenuta in uno stabilimento rinnovato cinque anni fa, che denuncia la sua identità fin dalla porta d’ingresso – si apre non sugli uffici ma nel mezzo della produzione – ha dato importanti risultati anche sul fronte dei conti.

Dai bilanci chiusi in rosso, Smartech Italia è passata a marginalità invidiabili, che crescono anno su anno: «Nel 2024 abbiamo fatto 5,7 milioni di fatturato e circa il 20% di Ebitda, nel 2025 siamo passati a 6 milioni, migliorando ancora un po’ il margine lordo» fa sapere l’ad.

Risultati che si devono ancora in larga parte al mercato interno, che pesa circa l’85%, e ai prodotti realizzati per le multinazionali, che la fanno da padroni, al fianco di una piccola quota, destinata a crescere, di prodotti a marchio proprio. Uno su tutti: Onfalós. Un fry-top mobile e indipendente per la cottura su piastra. Insomma, un barbecue di altissimo livello, sia dal punto di vista delle caratteristiche tecniche, che del design, firmato dall’architetto pluri premiato Mario Bellini.

Un prodotto top di gamma destinato al retail, amato sia dai ristoranti (diversi gli stellati che lo hanno acquistato) che dai privati. Che si tratti della “signora Maria” o di Antonino Cannavacciuolo, l’amato chef di Villa Crespi sul lago d’Orta, giudice di Masterchef Italia, che ne ha voluto – «pagandolo» fa sapere con orgoglio Badin – uno per casa sua.

Negli anni a venire l’azienda – che ha iniziato a produrre piani cottura quasi per caso, «il primo ce lo chiese Alpeninox, che era uno dei marchi di Zanussi» svela l’ad – intende spingere di più sui suoi prodotti e consolidare la propria presenza all’estero. «Puntiamo nell’arco di tre anni a raggiungere i 10 milioni di ricavi, mantenendo, se non migliorando l’attuale redditività, e a far crescere le esportazioni fino al 40% del fatturato totale» anticipa Badin, che usa il plurale a ragion veduta. Sempre nel segno della Lean. Convinto che l’azienda non debba dipendere dall’estro di un uomo solo al comando, ma essere competenza, responsabilità, passione condivisa, «un organismo autonomo – conclude l’imprenditore –, capace di andare avanti in ogni caso».

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