Nord Composites Italia amplia la gamma e investe in innovazione

La società di Monfalcone, parte del gruppo francese, produce resine sintetiche per vari settori. Ha chiuso il 2024 con 48 milioni di ricavi. Con la nuova linea punta ad allargare ancora il mercato

Giorgia Pacino

Ampliamento della linea di produzione e investimenti in ricerca e rinnovamento degli impianti. È la risposta alla difficile congiuntura del settore che ha scelto Nord Composites Italia, società di Monfalcone specializzata nella produzione di resine sintetiche e acriliche per gli utilizzi più svariati.

Dalle vernici per legno, ferro e spartitraffico, a quelle impiegate nella nautica e nell’oggettistica per la moda, fino alle piastrelle in finto marmo utilizzate per le pavimentazioni di aeroporti, supermercati e centri commerciali.

Il prodotto intermedio che, lavorato e trasformato, dà vita a tutti questi risultati nasce nello stabilimento di via Timavo, ideato nel laboratorio di ricerca e poi attivato all’interno di uno dei nove reattori capaci di raggiungere temperature fino ai 260 gradi. L’ultimo, destinato alla produzione di una resina acrilica, è entrato in produzione lo scorso luglio, grazie a un investimento coperto in parte da fondi del Pnrr.

«Produciamo all’incirca tra le 22 mila e le 27 mila tonnellate annue di prodotto. Potremmo arrivare ben oltre come capacità produttiva, ma dipende molto dall’andamento del mercato e dalle situazioni geopolitiche che influenzano anche il nostro settore», spiega il direttore generale Morris Cernic.

L’azienda, presente sul territorio dal 2000 e dal 2012 parte della casa madre francese, è il primo stabilimento produttivo del gruppo, seguito dal sito di Condé-Folie. Nel 2024 la società italiana ha chiuso il bilancio con 48 milioni di ricavi, in calo rispetto ai 54 milioni del 2023. «I volumi sono rimasti costanti, ma dal post Covid in poi, con l’inizio della guerra in Ucraina e poi in Medioriente, abbiamo perso circa il 10-15%, soprattutto sul continente europeo», ammette Cernic.

A pesare sul settore, oltre ai rincari dell’energia particolarmente sentiti in un’azienda che consuma circa 200 mila metri cubi di gas al mese – «nel 2023 le bollette del gas erano quintuplicate», racconta il direttore generale – è stato soprattutto l’aumento del costo delle materie prime, a partire da solventi e diluenti come lo stirolo. «Nell’ultimo trimestre, da agosto a ottobre, ha raggiunto prezzi che non si vedevano da quattro anni».

Reperirle in Italia poi è sempre più difficile, visto che i grandi gruppi chimici nazionali stanno dismettendo le produzioni derivanti dal fossile. A tutto vantaggio dei concorrenti stranieri, in primis turchi che acquistano ancora dalla Russia. «Producono a costi per noi inavvicinabili. Sono bravi nelle commodities, ma dove serve più tecnologia e innovazione, noi siamo un passo avanti».

Quello delle resine resta un mercato altamente competitivo: Nord Composites Italia è l’unica azienda regionale attiva nel settore e una delle nove o dieci operative in Italia. L’azienda vende per il 51% dei ricavi sul territorio nazionale, il resto è diviso tra Europa, Nord Africa e Stati Uniti.

«Quello americano per noi è un mercato abbastanza nuovo, abbiamo aperto una filiale commerciale un anno e mezzo fa e ora, con l’avvento dei dazi, si sta sviluppando a una velocità minore di quanto previsto. Al momento la sede opera come magazzino per rivendere i nostri prodotti su quel mercato: in futuro vedremo se e quando trasformarla in un impianto produttivo», ragiona Cernic.

In Italia, intanto, l’azienda non si ferma. Continua a reinvestire gli utili in innovazione, con un focus sul reparto di ricerca e sviluppo. Ai prodotti tradizionali, Nord Composites ha affiancato una linea di resine riciclate, molto richiesta dalle imprese che lavorano in appalto con la pubblica amministrazione, e una linea bio, ancora marginale considerati gli alti costi, ma sempre più ricercata per l’oggettistica per l’alta moda.

«La nuova resina acrilica, partita in produzione a luglio, è un segmento che non avevamo in gamma e che ci aiuterà a recuperare terreno», confida Cernic. «Per il 2026 ci garantirà 1.200 tonnellate di prodotto in più».

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