La voglia di crescere di Mvc: «L’Ironman ci dà slancio, entriamo nello sci da discesa»

Il triathlon con il brand Zoot, il ciclismo con Castelli e Sportful, l’alpinismo e l’outdoor con Karpos,che in inverno debutterà anche sulle piste. Il presidente Alessio Cremonese e l’ad Emilio Foà raccontano come il gruppo bellunese di abbigliamento sportivo vuole arrivare a quota 150 milioni

Luca Piana

 

Il tessuto è in materiale sintetico, quasi impalpabile, ma l’addetta che governa la stampante non mostra dubbi: «Tiri pure, non abbia paura, è molto resistente». Ha ragione, naturalmente, ma il procedimento per colorare quello che diventerà un body da ciclismo è tanto stupefacente da lasciare un po’ intimoriti: «Il colore deriva interamente da pigmenti naturali, che vengono trasferiti su questo foglio di carta. Il foglio viene poi sovrapposto al tessuto e inserito nella macchina per la stampa a sublimazione, dove colora in maniera indelebile il capo», spiega Alessio Cremonese, presidente esecutivo di Mvc Group, storico gruppo di abbigliamento tecnico per lo sport nato nel 1946 fa qui a Fonzaso, fra le montagne del Bellunese, e deciso a ritagliarsi uno spazio sempre più importante a livello mondiale.

In un momento certamente non facile per l’industria dello sport, che stava iniziando a digerire gli sbalzi dell’era post Covid quando si è trovata alle prese con le tensioni internazionali degli ultimi mesi, a Fonzaso mostrano di lavorare su alcune linee di sviluppo ben determinate. Nel giro di nove mesi sono state portate a termine tre diverse operazioni di crescita. A ottobre uno dei marchi del gruppo, Zoot, nato alle Hawaii e dedicato ai capi tecnici per chi fa triathlon, ha rilevato il proprio distributore in Europa, con l’obiettivo di accelerare e replicare anche da questa parte dell’Atlantico il successo ottenuto negli Stati Uniti. A febbraio, poi, Mvc ha acquistato il proprio distributore nel Benelux, una mossa pensata per presidiare in maniera diretta i canali commerciali dei due marchi del gruppo nell’abbigliamento per il ciclismo, Castelli e Sportful, operazione seguita la scorsa settimana dall’apertura della decima filiale all’estero, che si occuperà invece di Regno Unito e Irlanda.

Da Girona a Berlino

«Stiamo lavorando su diversi aspetti, aumentando la nostra presenza diretta sui mercati per generare margini più elevati e valorizzare meglio i nostri marchi. La qualità del prodotto è la base di partenza, imprescindibile, e quando nel 2023 il gruppo ha rilevato Zoot si è portato a casa anche uno stabilimento produttivo nelle Filippine, che ha raddoppiato la nostra capacità manifatturiera. Dopo il negozio di Castelli aperto tre anni fa a Girona, in Spagna, un vero paradiso per i ciclisti, un anno fa ne abbiamo inaugurato uno a Berlino, il primo in una grande metropoli», racconta Emilio Foà, l’amministratore delegato arrivato a Fonzaso l’anno passato, secondo innesto di peso nell’area manageriale dopo quello di Luca Savio, il direttore finanziario e operativo di gruppo entrato nel 2019. «Mvc è un gruppo molto solido, ben gestito, come ha mostrato superando senza traumi il periodo del Covid, che in diverse aziende ha lasciato ferite aperte ancora adesso. Ora vogliamo portare a regime i nostri marchi, che hanno grandi potenzialità, e perciò abbiamo definito un piano industriale con obiettivi sfidanti», aggiunge Foà.

«Obiettivi sfidanti»

Gli obiettivi sfidanti sono questi. Da qui al 2028 Mvc vuole far crescere i ricavi a un ritmo “high single digit”, tra il 5 e il 9 per cento l’anno, raggiungendo i 150 milioni di euro, dai 113 del 2025. Per riuscirci, sta lavorando in profondità sui suoi tre marchi italiani, Castelli per il ciclismo, Sportful per il ciclismo e lo sci di fondo, lo sport da cui tutto è partito, Karpos per l’alpinismo e l’outdoor, ai quali nel 2023 si è aggiunto per l’appunto Zoot Sports. Per i primi tre, la progressione è attesa in linea con quella generale del gruppo «anche se ognuno seguirà le proprie strategie», racconta Cremonese. Castelli, storico brand nato 150 anni fa che firma la maglia rosa del Giro, punterà in modo particolare sugli Stati Uniti e sull’Asia, Sportful sull’Europa, Karpos ancora sull’Europa – con un’attenzione particolare alla Germania «il mercato più importante per l’outdoor» – e sul Nord America, Canada in primis, «dove da poco più di un anno è arrivata da North Face una nuova country manager», spiega ancora il presidente.

Per Zoot il discorso è un po’ diverso. Nato sulle spiagge hawaiane di Kona, patria delle competizioni Ironman, grazie all’intuizione della fondatrice Christal Nylin di creare capi adatti a tutte e tre le discipline, nuoto, bici e corsa, Zoot è diventato un’icona per chi pratica. «Il Team Zoot è una community di circa 6.000 atleti, che stiamo facendo crescere grazie anche a un accordo di sponsorizzazione di quattro anni che abbiamo firmato con la World triathlon corporation, la società che organizza le competizioni Ironman nel mondo», dice Foà. Da Kona Zoot ha trasferito la sua sede in California, a San Diego, dove ora Mvc ha concentrato le proprie attività negli Stati Uniti. «Ma il numero dei praticanti di triathlon sta crescendo anche nel resto del mondo e noi puntiamo sia sull’Europa che sull’Asia», racconta Cremonese. «Le persone amano sempre più mettersi alla prova in sport di durata e il triathlon, grazie anche alla nascita di gare su lunghezze più abbordabili rispetto a quelle dell’Ironman (3,8 chilometri di nuoto, 180 in bicicletta e 42,195 di corsa, ndr), vede crescere i praticanti anche in Europa».

Da qui deriva l’attesa di Mvc di una crescita per Zoot più accelerata rispetto agli altri marchi, non “single” ma “double digit”. Le novità, però, saranno diffuse e continue su tutti gli sport, con collezioni “capsule” lanciate online subito dopo le vittorie dei propri atleti, la valorizzazione dell’idea delle comunità (Sportful ne ha recentemente creata una, la “Anywhere Cycling Club”), l’espansione in sport contigui: «Quest’inverno lanceremo la prima collezione di Karpos per lo sci da discesa», anticipa Foà.

Qualità nelle acquisizioni

Se Mvc mostra dunque di aver già imboccato la strada che molti invocano per il distretto veneto dello Sportsystem, dove alla tradizionale capacità di produrre materiali d’eccellenza deve accompagnarsi la valorizzazione dei marchi, un piano di crescita così ambizioso – con i relativi investimenti – fa nascere diverse domande. La prima sono i rischi di esecuzione, collegati allo scenario internazionale quanto mai fosco. «Non possiamo naturalmente dire di essere al riparo, ma crediamo che i rischi siano mitigati dal fatto di operare su sport diversi, con marchi diversi, con una presenza globale che ci porta a realizzare fuori dall’Italia l’80 per cento del fatturato, indiscusse capacità di innovazione interne e una piattaforma produttiva diversificata», spiega Foà. La seconda domanda riguarda come evolverà la redditività, rispetto a un margine operativo lordo (Ebitda) che nel 2025 era pari al 12 per cento dei ricavi: «Il piano al 2028 prevede una crescita all’inizio più lenta, per via degli investimenti, poi un’accelerazione», confida l’ad. C’è ancora una terza domanda, sulle possibili acquisizioni di altri marchi o aziende. Qui risponde Cremonese, il presidente: «Gli obiettivi che abbiamo indicato riguardano la crescita organica. Potremmo fare altre acquisizioni, magari in prodotti che completano la nostra gamma, puntando più sulla qualità che sulle dimensioni».

«Siamo solo all’inizio»

Rimane infine la questione del fondo di private equity Equinox, che nel 2019 ha rilevato il 40 per cento del capitale e, prima o poi, vorrà uscire. Cremonese si mostra tranquillo: «Partiamo dal punto che non abbiamo voluto cedere la maggioranza. La nostra famiglia è nata a pochi passi da qui e non ha mai pensato di vendere. Detto questo, accogliere il fondo nel capitale ci ha fatto molto bene, in termini di processi, valutazione dei piani di sviluppo, attrattività. Da allora l’azienda è cresciuta e la domanda su quando Equinox vorrà uscire andrebbe fatta a loro. Noi pensiamo a mettere in atto i nostri piani, di cui beneficeranno tutti gli azionisti». E nel 2029, finito questo piano industriale? «Saremo solo all’inizio del percorso di crescita che abbiamo in testa», assicura il presidente, «certamente non intendiamo fermarci lì».

 

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