La svolta subacquea di Fincantieri fa emergere i profitti di tutto il gruppo

Le quattro acquisizioni annunciate nei giorni scorsi oltre a completare l’offerta di servizi underwater incrementano i margini consolidati già a partire dal 2027

Diego D’amelio

 

Droni subacquei e di superficie, sistemi di comunicazione, sensori per rilevare minacce, software per la navigazione senza pilota, rilievi geofisici dei fondali, installazione e manutenzione di infrastrutture marine. Tutto messo a disposizione da un unico fornitore di tecnologie e servizi, capace di offrire soluzioni end-to-end. Nei giorni scorsi Fincantieri ha annunciato l’operazione da 600 milioni con cui acquisirà altre quattro aziende italiane del segmento underwater per internalizzare completamente i processi. Secondo passo di un piano in due fasi, cominciato tre anni fa con l’acquisizione di Ids, Remazel e Wass.

Le controllate ora diventano sette, attive in ambiti diversi del settore. Fincantieri le integrerà con la propria area Submarines & Drones. A chiarire la rotta è l’ad Pierroberto Folgiero: «Non stiamo semplicemente assemblando un portfolio di attività, ma creiamo il primo ecosistema in Europa pienamente integrato. Una piattaforma che può operare, connettere, proteggere e governare il dominio subacqueo combinando servizi, veicoli autonomi, sensori, comunicazione, sistemi di difesa e piattaforme strategiche».

Manifesto aderente a un mondo in cui dimensione civile, militare e dual use convivono ormai intrecciate. I fondali servono a estrarre gas, ospitano milioni di chilometri di cavi elettrici e dati. E ci sono porti, piattaforme e navi da difendere. Gli analisti prevedono future guerre subacquee. Un mercato globale che Fincantieri stima varrà in cinque anni 155 miliardi di euro, senza considerare Cina e Russia. Il gruppo vuole uscire dalla dimensione di industria che adatta tecnologie acquistate all’esterno, per sviluppare in casa sistemi di rilevanza critica. Avviene mentre Thales acquisisce per 3,9 miliardi di euro il controllo di Exail con i suoi droni marini; Lockheed Martin spende 3,5 miliardi di dollari per Ultra Maritime; i cantieri navali di Kiel in Germania sono contesi tra Rheinmetall e Tkms, con programmi legati al militare.

Fincantieri è promossa da Equita, che ha incrementato da Hold a Buy il giudizio sul titolo, arrivato oltre i 12 euro (+11%) dopo l’operazione. La banca d’affari attribuisce un target fra 14,8 e 15,5 grazie alla valenza «transformational» del piano, capace di modificare la struttura industriale creando un nuovo pilastro accanto alle crociere, se è vero che già nel 2027 l’underwater potrebbe produrre il 30 per cento dell’Ebitda consolidato, al pari del cruise, e una marginalità oltre il 20 per cento, più che doppia rispetto al margine medio del gruppo (9 per cento).

Fincantieri si attende un aumento di redditività e utili, ponendosi sul mercato come un prime contractor globale nella subacquea, capace di realizzare economie mettendo assieme le specializzazioni delle aziende acquisite. La società calcola che nel 2030 l’underwater varrà il 13 per cento dei ricavi del gruppo (oggi è il 7), con un fatturato da 1,8 miliardi, un Ebitda da 420 milioni e un profitto netto da 130.

Il piano ha preso le mosse nel dicembre 2023 con l’acquisizione della bergamasca Remazel, che realizza apparecchiature meccaniche su misura per navi e piattaforme, utili a recuperare droni e veicoli, posare cavi e condotte, frantumare rocce. Nel maggio 2024 arriva Wass, che produce siluri, sonar e contromisure subacquee fra Livorno e Pozzuoli, titolare di contratti con oltre 30 marine militari. A fine 2024 Fincantieri sigla un accordo per il monitoraggio dei cavi dati con Sparkle, mentre è di pochi giorni fa un’intesa analoga con Eni. In mezzo il ramo underwater prende forma e viene lanciato il sistema Deep per pattugliamento e difesa dei porti.

La pisana Ids fa già parte del gruppo dal 2021, specializzata in elettronica e robotica, con sviluppo di droni e contromisure antridrone, radar, sistemi di comando per mezzi senza equipaggio e sensori di monitoraggio. Ma per il salto servono più competenze. E con il nuovo investimento da 600 milioni, Fincantieri fa un deciso passo avanti.

La napoletana Next Geo è il boccone più grande della cosiddetta second wave: 267 milioni di fatturato, 259 dipendenti, dieci navi di cui cinque di proprietà. Offre soluzioni end-to-end in ambito sottomarino: rilievi geofisici dei fondali, indagini ambientali, servizi di costruzione, ispezione, manutenzione e smaltimento. Fra i clienti figurano compagnie petrolifere e di costruzione, posatori di cavi e sviluppatori di eolico off shore.

Poi ci sono i droni. Defcomm sta progettando unità navali di superficie a guida autonoma: fondata nel 2025 come startup, porta come fiore all’occhiello i motoscafi senza equipaggio Raptor e Guardian, capaci di raggiungere i 50 nodi con applicazioni su sorveglianza e difesa, ad esempio in abbinamento a una nave madre. Graal Tech parte invece nel 1998 come spin-off dell’Università di Genova e si occupa di robotica, navigazione autonoma e sensoristica: produce droni subacquei e tecnologia militare sottomarina, con relativi sistemi di controllo. Il prodotto di punta è il drone modulare X-300, da equipaggiare con diversi sensori: per sorveglianza, mappatura dei fondali, individuazione di mine, ispezione di cavi e infrastrutture, monitoraggio ambientale.

Per mettere in comunicazione questo ecosistema è stata acquisita WSense, a sua volta spin-off della Sapienza di Roma, che si occupa di Internet delle cose sottomarine, mettendo in rete sensori, boe e droni attraverso tecnologie ottiche e acustiche.

 

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