Mps riscrive lo statuto, sì plebiscitario dei soci. Ora il piano Mediobanca

L’assemblea approva con oltre il 99% le modifiche che spianano la strada al rinnovo del board. Allentati i vincoli su remunerazioni e utili, eliminato il tetto sui mandati. Manca il sì della Bce

Roberta Paolini

Via libera plebiscitario dei soci di Banca Monte dei Paschi di Siena alle modifiche statutarie che ridisegnano in profondità l’assetto della banca più antica del mondo.

L’assemblea straordinaria, riunita ieri a Siena sotto la presidenza dell’avvocato Nicola Maione, ha approvato con percentuali comprese tra il 99,48% e il 99,93% del capitale presente un pacchetto di interventi che tocca governance, remunerazioni e gestione degli utili. In sala – tramite il rappresentante designato – era rappresentato il 68,01% del capitale sociale.

La delibera introduce la lista del consiglio di amministrazione uscente, elimina il tetto massimo ai mandati degli amministratori, rafforza i poteri del board in materia di cooptazione e consente al cda di nominare presidente e vicepresidenti in caso di inerzia assembleare. Cambiano anche le regole per la nomina del collegio sindacale quando viene presentata una sola lista. Sul fronte delle remunerazioni, lo statuto apre alla possibilità di superare il rapporto rigido uno a uno tra parte variabile e fissa, demandando all’assemblea ordinaria la facoltà di innalzare il limite massimo.

Rilevante anche il capitolo utili: viene ridotta alla soglia minima di legge la quota da destinare a riserva legale ed è cancellata la riserva statutaria, con un impatto diretto sulla futura destinazione del risultato d’esercizio. Tutte le modifiche, tuttavia, restano sospese in attesa dell’autorizzazione della Banca centrale europea, che alla data dell’assemblea non aveva ancora rilasciato il provvedimento necessario.

Hanno votato a favore anche i due principali azionisti finanziari: Delfin, primo socio con il 17,5%, e Caltagirone con il 10,26%. Proprio la loro qualificazione come soci puramente finanziari da parte della Vigilanza rende, di fatto, la lista del cda uscente l’unica strada percorribile per il rinnovo del board di metà aprile: Delfin e Caltagirone non possono infatti presentare liste di maggioranza.

Il calendario è serrato. Entro il 5 marzo – quaranta giorni prima dell’assemblea del 15 aprile, come impone la nuova legge Capitali – Mps dovrà presentare 20 candidati, 12 dei quali destinati a entrare in consiglio, mentre tre posti spetteranno alla lista di minoranza di Assogestioni. L’idea, secondo fonti finanziarie, è però di anticipare i tempi e arrivare a una bozza di lista già a fine febbraio, in parallelo con la presentazione al mercato e alla Bce del piano industriale legato all’operazione con Mediobanca, attesa nella settimana del 23 febbraio. L’obiettivo è offrire agli investitori un quadro di governance definito prima del roadshow. Lo sblocco delle modifiche statutarie è stato letto dal mercato come un’accelerazione nel senso del piano di integrazione di Mediobanca, che infatti ieri a Piazza Affari ha chiuso con +6%.

Il dossier industriale resta, in effetti, il vero nodo. L’ad Luigi Lovaglio sta lavorando al progetto annunciato alla Vigilanza e al mercato in sede di lancio dell’Ops un anno fa: fusione con Mediobanca e scorporo delle attività di private e investment banking in un’entità autonoma, con l’attivazione a regime praticamente da subito di 700 miliardi di sinergie. Una strategia che, però, starebbe incontrando l’opposizione di Francesco Gaetano Caltagirone, anche per il timore di un eccessivo accentramento di poteri sotto l’egida del Monte e per la volontà di mantenere la presa di Piazzetta Cuccia sul 13% di Assicurazioni Generali che custodisce. L'integrazione trasferirebbe il baricentro del potere sulla quota sul Leone da Milano a Siena.

Intanto, in Piazzetta Cuccia il nuovo corso è già partito. Sotto la guida del presidente Alessandro Melzi d’Eril, Mediobanca ha avviato una riorganizzazione con forte enfasi sul wealth management. Francesco Grosoli, già alla guida di Cmb Monaco, è stato chiamato a dirigere il private banking Italia, mentre Gian Luca Sichel ha assunto anche la direzione generale di Premier. Intanto però l’emoraggia di manager non sarebbe ancora terminata. Secondo indiscrezioni riportate ieri dal Financial Times alcuni private banker di primissimo livello starebbero, infatti, confluendo verso Deutsche Bank. Febbraio si profila così come il mese decisivo per sciogliere tutti i nodi che ormai albergano la filiera da Mps a Mediobanca fino a Generali.

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