Molino Rachello, una storia di famiglia tra oasi biologiche e intelligenza artificiale

L’azienda di Roncade produce farine e sfiora i 30 milioni di fatturato 

Lorenza Raffaello

L’acqua del Musestre scorre sempre con forza in quel tratto del parco del Sile, in via Everardo, a Roncade. Oggi come nel 1959, quando la famiglia Rachello trasferisce lì il mulino, che il nonno Andrea aveva aperto nel 1901 a Silea. Ora che le macine sono mosse da sistemi altamente tecnologici e che l’azienda di famiglia è arrivata al sesto ricambio generazionale - con un fatturato che nel 2025 sfiora i 30 milioni di euro (in aumento rispetto ai 27,5 milioni del 2024, esercizio chiuso con un utile netto di 1,02 milioni), 600 mila quintali di farina macinati e 48 dipendenti operativi - il Musestre continua il suo corso inesorabile.

L’innovazione nella storia

Il Molino Racchello sotto la guida dei fratelli Gabriele e Gianni, assieme ai figli Sara e Abramo ha festeggiato in questi giorni i 125 anni di attività. La prerogativa dell’azienda è ancora preservare la propria identità e i valori tramandati: la trasparenza nei rapporti, l’innovazione e la sostenibilità. Una visione aziendale e produttiva completamente integrata nel territorio trevigiano, sia dal punto di vista ambientale che sociale, per favorire non solo un’alta qualità di farine prodotte con grano accuratamente selezionato secondo canoni prestabiliti, ma anche un supporto costante a clienti e collaboratori, con cui instaurare vere e proprie partnership.

Gianni Rachello (Molino Rachello): "Ecco i nostri investimenti su sostenibilità e salubrità del prodotto"

Tra i primi in Italia ad ottenere la certificazione Bio nel 1999, Molino Rachello è riconosciuta in Italia per la promozione di percorsi di gestione sostenibile delle colture attraverso una filiera 100% italiana che coinvolge 30 aziende agricole distribuite in tre regioni. Una filosofia che si concretizza nel progetto “Oasi Rachello”, che prevede la coltivazione del grano in aree incontaminate e protette da ogni forma d’inquinamento, in cui si pratica un’agricoltura virtuosa, rispettosa e controllata, secondo un preciso disciplinare di coltivazione condiviso. L’azienda è appena diventata una società Benefit. «Dal 2022 facciamo il bilancio di sostenibilità, ma da tempo cerchiamo di prestare attenzione, non solo all’aspetto del prodotto, quindi ambientale, sociale, anche a livello di impianto produttivo da sempre cerchiamo di ottimizzare il più possibile quelli che possono essere consumi, nonostante siamo un’azienda energivora. Un altro tema sensibile per noi è anche welfare del personale», spiega Sara Rachello, marketing e communication manager, che si è occupata personalmente della transizione.

Investimenti per 7 milioni

Pur avendo 125 anni di storia i cambiamenti più impattanti sono avvenuti solo di recente. Nei mercati (soprattutto in Italia e per il 50% nell’industria e il 50% tra Horeca e panifici) e nella anche per quanto concerne la produzione di farina. Sette milioni di euro investiti: dalla sostituzione dei silos e fariniere, al cambio di tutti i macchinari destinati alla pulizia e decorticazione del chicco di grano, al rinnovo dei pannelli fotovoltaici, che garantiranno una performance di 300 Kilowatt e una riduzione dei consumi, aggiungendosi all’acquisto di energia da fonti rinnovabili. «Abbiamo fatto un investimento importante nell’ultimo anno inserendo anche l’intelligenza artificiale», aggiunge Gianni Rachello titolare con il fratello Gabriele e key account, «non tanto per aumentare la potenzialità produttiva, quanto più per migliorare la salubrità del prodotto e la performance del consumo energetico».

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