Mobile, lo scatto della Cina: crescono a doppia cifra le importazioni ad aprile

Il comparto, una delle bandiere del made in Italy, ha registrato un nuovo calo tra gennaio e marzo, pari al meno 5,2%, attestandosi a un valore di 4,4 miliardi. Federlegno: «L’Europa metta in campo le misure per difendere il mercato»

Maura Delle Case

Primo trimestre nero per l’export del legno arredo tricolore. Il comparto, una delle bandiere del made in Italy, ha registrato un nuovo calo tra gennaio e marzo, pari al meno 5,2%, attestandosi a un valore di 4,4 miliardi. Ma quel che più preoccupa sono le importazioni di mobili. Complessivamente, nei primi tre mesi dell'anno le importazioni di mobili restano in calo (-6%), ma ad aprile cambiano segno (+11,2%), trainate soprattutto dalla Cina, che mette a segno un balzo del 19,6%. «Un fenomeno», per il presidente di Federlegno Arredo, Claudio Feltrin, «da monitorare con grande attenzione».

Un allarme che richiama quello lanciato da Jacopo Galli, presidente della filiera di Confindustria Alto Adriatico. «Ho toccato con mano il potenziale della Cina, che se vuole può mangiarci vivi» ha detto partecipando alla presentazione, a Udine, della strategia regionale per ridare slancio alla competitività delle imprese del settore, messa a punto dal Cluster legno Arredo e sistema casa Fvg presieduto da Edi Snaidero. Una strategia che passa da aggregazioni, federazioni, in generale da operazioni che consentano alle Pmi che sono l’ossatura del sistema a unirsi per meglio competere, supportate dall’attore pubblico, a partire da Friulia.

È la risposta che il sistema legno arredo a Nordest sta cercando di costruire per far fonte alla crescente pressione dei prodotti cinesi sul mercato interno, spinta dai prezzi bassi dei prodotti, che minano la competitività delle imprese di casa nostra, costrette a fare i conti invece con costi di produzione più alti (dalla manodopera all’energia passando per le materie prime) e norme di matrice comunitaria come il Cbam (e i regolamenti Eudr solo rinviati) che li aggravano ulteriormente.

Feltrin chiede «all’Europa che metta in campo tutte le misure indispensabili per la difesa del mercato interno, effettuando severi controlli sulle merci in entrata. Il rispetto delle regole che l’Europa impone alle nostre aziende, deve valere anche per chi produce fuori dai confini europei. Non farlo significa consentire una concorrenza sleale». «È indispensabile continuare a investire sulla qualità, sulla sostenibilità e sull’innovazione», ha detto ancora Feltrin, «che rendono unico il nostro made in Italy».

Tornando ai dati Istat sull’export del primo trimestre, rielaborati dall’ufficio studi di Federlegno, la frenata si deve in particolare agli Stati Uniti, che registrano una contrazione del 15,4% e si confermano il mercato con la perdita più significativa in valore assoluto. Restano in territorio negativo anche Germania (-6,9%) e Francia (-3,4%), che sono rispettivamente il secondo e il primo Paese di esportazione della filiera. Pesantissime le flessioni registrate negli Emirati Arabi Uniti (-78,5%) e in Arabia Saudita (-57,3%). Mentre segnali positivi arrivano da Spagna (+1,3%), Svizzera (+3,3%) e Paesi Bassi (+3%), mercati però di dimensioni più contenute che non riescono a compensare la frenata dei principali sbocchi commerciali.

«La forte frenata degli Stati Uniti, insieme alle difficoltà di Germania e Francia, sottrae slancio ai nostri principali mercati di riferimento», commenta Feltrin, che evidenzia poi l’impatto del conflitto in Medio Oriente, «area strategica che, nel primo trimestre, segna una contrazione dell’export del 23,4%». «I primi segnali di recupero registrati ad aprile nei Paesi Opec», prosegue, «sono abbastanza incoraggianti, ma il quadro resta ancora fragile e incerto. In Medio Oriente, l’impatto del conflitto in Iran si è manifestato infatti con particolare intensità nel mese di marzo, quando le esportazioni verso l’area sono crollate addirittura del 48,8%».

Zoomando sui settori, il fatturato dell’industria del mobile tra gennaio e marzo ha registrato un calo del 3,5%, determinato soprattutto dalla flessione delle esportazioni (-7,5%). Più stabile la situazione dell’industria del legno che chiude il trimestre con un fatturato sostanzialmente invariato (+0,2%). La dinamica dei prezzi alla produzione (+3,7% nel periodo gennaio-aprile) compensa in parte la contrazione dei volumi produttivi (-5,6%), in un contesto caratterizzato da forti tensioni sulle materie prime, in particolare sui segati, che registrano incrementi di prezzo superiori al 9%.

 

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