MinervaHub accelera e apre nel cuore di Parigi
Nuovo presidio per il gruppo controllato dalla San Quirico dei Garrone che serve circa 1.500 clienti dell’altissimo di gamma nel mondo. Matteo Marzotto: «L’interesse dei francesi è riconoscere il nostro valore»

Alla vigilia dell’apertura del nuovo Espace Collaboration di MinervaHub, previsto domani a Parigi, il presidente del gruppo Matteo Marzotto sceglie di spostare il dibattito oltre la semplice inaugurazione dello showroom. Sul tavolo, infatti, c'è una questione che riguarda il futuro stesso dell'industria europea del lusso: da chi origina il valore di una borsa, di una scarpa o di un accessorio destinato alle vetrine delle grandi capitali mondiali? Perché i marchi vendono desiderio, esclusività e status, ma quel valore fatto anche di molta creatività continua a nascere molto lontano dalle boutique di Avenue Montaigne o di Place Vendôme. Nasce nelle aziende che sviluppano materiali, nelle lavorazioni specialistiche, nelle competenze manifatturiere accumulate in decenni di esperienza e ancora oggi concentrate, in larga misura, nei distretti italiani.
È in questo contesto che MinervaHub inaugura nella capitale francese il nuovo Espace Collaboration, progetto sviluppato insieme a FuturaItaly e alla controllata Les Archives FuturaItaly. Più che una vetrina commerciale, il nuovo spazio rappresenta un punto di contatto permanente con il cuore decisionale della moda internazionale. Un luogo pensato per avvicinare chi produce a chi decide, in un settore dove la forza del marchio dipende sempre di più dalla solidità della filiera che lo sostiene.
«L’idea è quella di avere una presenza continuativa vicino alle grandi sedi decisionali dei marchi del fashion globale, molti dei quali sono francesi», spiega Marzotto. Non a caso MinervaHub lavora oggi con circa 1.500 clienti del lusso mondiale. Tradotto: una parte significativa degli accessori che finiscono nelle collezioni dell’altissimo di gamma internazionale contiene componenti, lavorazioni o finiture realizzate dalle aziende del gruppo.
L’apertura arriva mentre il controllo delle filiere è tornato al centro delle strategie dei grandi conglomerati del lusso. Negli ultimi anni i gruppi francesi hanno intensificato gli investimenti nelle aziende italiane della catena del valore, dall'occhialeria alla pelletteria, fino alle lavorazioni più specialistiche. Una tendenza che per alcuni rappresenta un rischio di progressiva perdita di sovranità industriale.

«Io considero questo interesse una benedizione», afferma Marzotto. «Il tema è quello di rendere la filiera ancora più forte, proprio perché ha una caratteristica di competenza, conoscenza, design e ricerca che garantisce anche il fatto che un prodotto vada sul mercato con quel prezzo. Dentro MinervaHub c’è tutto questo».
È una visione che trova riscontro anche nell'evoluzione della stessa piattaforma industriale, controllata dal fondo San Quirico dal 2023. Oggi il gruppo riunisce 22 aziende specializzate in attività che spaziano dalla galvanica alla lavorazione della pelle, dalle componenti plastiche alle finiture ad alto valore aggiunto. Un mosaico di competenze costruito attraverso successive acquisizioni e integrazioni e che, nonostante il rallentamento del settore dopo il boom post-pandemia, dovrebbe continuare a muoversi attorno ai 200 milioni di euro di ricavi.
«La manifattura fatta in Italia e fatta secondo gli standard che conosciamo rappresenta un valore. Qui noi sappiamo fare la differenza», osserva Marzotto. Un'affermazione che va oltre la difesa del Made in Italy e che richiama un tema sempre più presente nelle strategie dei grandi gruppi: preservare il patrimonio industriale che rende possibile il lusso prima ancora del marchio che lo firma.
L'accordo con FuturaItaly nasce esattamente da questa logica. «È un accordo pienamente sinergico. Loro dispongono anche di archivi di prodotto e hanno una lunga esperienza nel rapporto con i grandi brand», dice Marzotto.
Ma l’apertura parigina coincide anche con una fase di crescente pressione competitiva per l’industria europea della moda. Nel mirino finiscono soprattutto le piattaforme dell'ultra fast fashion e il flusso crescente di prodotti che raggiungono il mercato europeo attraverso i canali dell'e-commerce internazionale. «Sentiamo parlare di questa aggressività sul fronte dell'abbigliamento. Ma c'è un tema enorme legato alle spedizioni», osserva Marzotto. «Parliamo di miliardi di mini-pacchi al giorno. In un pacco di un chilo e mezzo può esserci una camicia, un paio di pantaloni, un accessorio, una giacca. Prodotti che arrivano senza una reale tracciabilità e senza indicazioni chiare sull'origine».
Da qui la richiesta di condizioni competitive uniformi. «L'Europa, sul nostro maggior tesoro che è il Made in Italy, non riesce ad avere una reciprocità. Il tema è sempre più stringente. C'è chi riesce a bypassare norme mentre noi europei continuiamo a operare in un sistema normato. E un mondo normato è un mondo più sicuro».
L’apertura di Espace Collaboration assume dunque un significato che va oltre. Mentre il lusso globale attraversa una fase di rallentamento e ridefinisce i propri equilibri produttivi, MinervaHub sceglie di avvicinarsi ai centri decisionali dei grandi marchi senza rinunciare alle proprie radici industriali.
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