Minaccia cinese al mobile: «L’Europa faccia sistema»
Concorrenza asiatica e regole impari azzoppano la competitività del settore. Il punto ieri a Osoppo con Edi Snaidero (Efic) e Denise Archiutti (Assarredo). Fantoni (Assopannelli): «Speriamo nell’attuazione rapida del decreto Energia»

Il rally del prezzo del gas, la frenata delle esportazioni, la concorrenza cinese che avanza e un’Europa che rischia di minare la competitività delle proprie imprese con vincoli e adempimenti sempre più pesanti. È il quadro emerso ieri dall’incontro che il gruppo Fantoni ha organizzato nel Centro ricerche di Osoppo per i propri clienti, in concomitanza con il Sicam di Pordenone
A dare la misura della pressione sui costi è stato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli. «Nella mezz’ora precedente al mio intervento il prezzo del gas ha superato i 90 euro al megawattora» ha esordito l’industriale friulano ricordando come a gennaio, appena pochi mesi fa, il prezzo era pari a 30 euro e come la corsa al rialzo si rifletta direttamente sul costo dell’elettricità andando a sommarsi ai rincari delle materie prime.
Anche il pellet è salito dai 430 euro di agosto a 450, con effetti a catena sulla disponibilità e sui prezzi di cippato e segatura, sottratti agli impieghi a maggior valore aggiunto dalla domanda di combustibile, in aperto contrasto con la logica dell’uso a cascata del legno.
«L’impennata dei costi di produzione, in particolare energetici ma non solo, come è sotto gli occhi di tutti sta penalizzando intere filiere, compresa quella del Legno-Arredo – ha detto nel suo intervento di apertura Fantoni –. È una questione che va affrontata a livello di sistema imprenditoriale e istituzionale perché il recupero della competitività è l’unica soluzione per mantenere un livello industriale che generi occupazione e benessere, ma che oggi è sotto pressione, per intensità e durata».
I numeri presentati da Denise Archiutti, neoeletta presidente di Assarredo, confermano le difficoltà. Il macrosistema dell’arredamento – 20.200 imprese e 138.500 addetti – ha chiuso il 2025 con un fatturato di 27,7 miliardi, in crescita dello 0,9% sul 2024, con il mercato interno che ha segnato un +2,7%, garantendo la tenuta, mentre l’export ha registrato una lieve flessione.
Il quadro più recente mostra una dinamica meno favorevole. Nel primo semestre del 2026 il campione di imprese monitorato da Federlegno ha registrato una contrazione dello 0,4% del fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
«In uno scenario complesso e in continua evoluzione, il ruolo di Assarredo è oggi più che mai quello di accompagnare e rappresentare le imprese, trasformando le sfide in opportunità di crescita», ha affermato Archiutti indicando, tra le priorità, il dialogo con le istituzioni, l’internazionalizzazione e il sostegno alle aziende nelle transizioni digitale, sostenibile e normativa.
A preoccupare è soprattutto la pressione dei produttori asiatici. Edi Snaidero, presidente della confederazione europea delle industrie del mobile (Efic), ha descritto una concorrenza che non si gioca più soltanto sui prezzi. Le importazioni europee di mobili sono cresciute negli ultimi anni del 35% in volume e del 27% in valore. Circa il 70% arriva dalla Cina, da cui i flussi sono aumentati del 63%. Un’avanzata che si giova di capacità produttiva e automazione crescenti, cui si aggiungono investimenti in ricerca e tecnologia e non ultimo l’effetto dazi Usa che ha contribuito a dirottare verso l’Europa parte dei prodotti destinati agli States.
«Siamo entrati in una fase di forte pressione e competizione per l’industria europea del mobile», ha avvertito Snaidero. Il nodo è la disparità delle condizioni: alle imprese europee sono richiesti il rispetto di regole ambientali e vincoli stringenti, mentre i prodotti importati non sempre sono sottoposti a controlli altrettanto efficaci. È diventata una competizione tra sistemi industriali, prima ancora che tra singole aziende, in cui la Cina può contare sul sostegno dallo Stato e su strategie coordinate.
Da qui la richiesta all’Europa di fare sistema, rafforzare i controlli sulle merci in ingresso e difendere una filiera che, nella sola produzione di mobili, occupa oltre un milione di persone. Nell’immediato, Fantoni auspica però interventi urgenti sul costo dell’energia: «Speriamo che il nuovo decreto energia possa portare una riduzione di almeno 30 euro e che venga attuato velocemente».
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