Le commesse Usa trainano Sultan: «Riparazioni lampo sulle navi bianche»

L’azienda ha raddoppiato il fatturato in tre anni superando i 6 milioni di euro e ora rilancia con investimenti in ricerca. La presidente Cecotti: «Non escludiamo l’ingresso di soci»

Diego D’amelio

 

Ricavi raddoppiati in tre anni, soprattutto grazie a una nuova commessa sviluppata nel 2025 per conto di Fincantieri fra Stati Uniti, Sud America e Canada. La Sultan di Mariano del Friuli compie un salto di dimensione e lo difende anche nell’anno in corso, consolidando il ruolo di azienda specializzata nell’assistenza tecnica veloce sulle navi da crociera.

Sultan si occupa di piscine, impianti idraulici di bordo e anche di motori. Con una caratteristica: la rapidità di spostamento e la capacità di operare mentre le navi sono in attività. Parafrasando il film Pulp Fiction, «siamo Wolf e risolviamo problemi», scherza la presidente Michela Cecotti, che con il fratello guida l’azienda isontina.

Sultan fa parte dell’indotto navalmeccanico regionale, ma ha saputo ritagliarsi un ruolo sempre più internazionale, che la vede fortemente impegnata in America per conto di Fincantieri Services Usa e Carnival. L’azienda ha raggiunto l’anno scorso un fatturato di 6,18 milioni, il 44,5% in più rispetto ai 4,28 del 2024 e quasi il doppio dei 3,17 del 2022. Per Cecotti, «il 2025 è stato un anno eccezionale, ma quest’anno resteremo poco sotto i sei milioni: la crescita è consolidata». Contribuisce al balzo l’incarico ricevuto da Fincantieri per interventi su diverse navi da crociera operanti nel continente americano. «Abbiamo dovuto organizzarci rapidamente, senza aumentare il personale e affidando parte dei lavori a fornitori con cui collaboriamo da tempo», racconta Cecotti. Nel 2025 i costi per servizi acquistati all’esterno sono così passati da 1,92 a 3,90 milioni e questo spiega l’utile contenuto di 171.000 euro.

Sultan progetta e supervisiona gli interventi, mentre una rete di imprese specializzate realizza le lavorazioni nei diversi mercati. A bordo delle navi va però anche una parte dei trenta dipendenti: «Partono con un preavviso di poche ore e non è facile oggi reperire sul mercato questa disponibilità al lavoro», dice la presidente.

Fondata nel 2003 a Romans d'Isonzo dai fratelli Michela e Angelo Cecotti, Sultan è una impresa familiare di prima generazione, ma senza eredi in azienda. «La priorità è dare a Sultan un futuro, far crescere manager di prima linea, anche dall’interno». Senza chiudere la porta ad «acquisizioni, alleanze industriali e nuovi soci: sono tutte strade aperte». Sultan nasce nella carpenteria leggera e si sposta verso progettazione e assistenza. Lavora con le compagnie armatrici su navi in costruzione e, in misura crescente, su quelle già consegnate. Può trattarsi di una piscina di bordo deteriorata dall’uso, dal cloro e dall’esposizione agli agenti atmosferici, con difficoltà che riguardano piastrelle, verniciature o saldature. Oppure di tubazioni dell’acqua, impianti, cabine e aree spa. O ancora componenti dell’area motore.

«Le navi subiscono sollecitazioni importanti. Noi analizziamo il problema, progettiamo la soluzione e organizziamo l’intervento», dice Cecotti. La forza sta nel garantire le manutenzioni a crociera in corso: Sultan riceve la segnalazione, individua i materiali necessari e invia i tecnici nel porto più vicino. «Le richieste delle compagnie arrivano spesso con scarso preavviso. Ma siamo snelli e sempre pronti a partire», spiega Cecotti. Alle riparazioni urgenti si affiancano le manutenzioni straordinarie programmate. Per seguire la clientela americana Sultan dispone anche di una controllata commerciale negli Stati Uniti.

Il modello ha però il suo prezzo. Nonostante il salto dei ricavi, il margine operativo lordo del 2025 si è fermato a 343.000 euro, pari al 5,5% del fatturato. «Per la commessa arrivata all’improvviso abbiamo dovuto ordinare materiali all’ultimo, con poca possibilità di trattare sui prezzi», osserva la presidente.

L’altra gamba dell’azienda è costituita dalla ricerca&sviluppo. Sultan collabora con l’Università di Trieste e La Sapienza di Roma. «Abbiamo due brevetti: uno riguarda una vernice per il ripristino delle superfici, l’altro un macchinario per studiare in modo accelerato e combinato l’usura dei materiali», dice Cecotti. Quest’ultimo consente di sottoporre componenti diversi all’effetto di raggi ultravioletti, nebbia salina e sollecitazioni meccaniche, riproducendo condizioni che in mare agiscono nel tempo. Tra i progetti compare anche un sistema di declorazione dell’acqua, pensato per limitare il deterioramento delle tubazioni, riducendo la concentrazione di cloro prima del passaggio dai grandi serbatoi di bordo alla rete idrica. Nuovi investimenti sulla ricerca sono in corso e riguardano anche lo stabilimento, già dotato di pannelli fotovoltaici e in attesa di realizzare da sé il collegamento diretto alla fibra ottica, oggi ancora non disponibile nella zona industriale.

 

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