Electrolux, ritirata in Ungheria e negli Usa. E ora fiato sospeso per Porcia e Susegana
Chiude lo stabilimento di Jászberény e si allea con i cinesi di Midea in Nord America: la multinazionale svedese in manovra

Electrolux, il “gigante del freddo”, non solo chiude lo stabilimento di Jászberény, in Ungheria, con 600 lavoratori, per portare in Cina parte della produzione di frigoriferi da incasso e a libera installazione, e con i cinesi si accorda per la creazione di una piattaforma industriale condivisa in Nord America. E l’intesa strategica con chi la matura? Con Midea Group, ripetutamente interessato alla multinazionale svedese.
Il gruppo di Stoccolma contestualizza queste nuove prospettive di sviluppo nell'annuncio di un aumento di capitale da circa 9 miliardi di corone svedesi (830 milioni di euro), interamente garantito, con il supporto del principale azionista Investor AB. Una quota compresa tra 1 e 1,5 miliardi sarà destinata proprio alla partnership con i cinesi, mentre il resto servirà a finanziare l’ottimizzazione industriale, ovvero una riorganizzazione della produzione mondiale che comporterà la soppressione di 3 mila posti di lavoro nell'arco di due anni. Electrolux impiega circa 39 mila dipendenti.
Il cuore dell’accordo strategico tra Electrolux e Midea è più di una partnership, anche se di questo si parla. Si tratta di una piattaforma industriale finalizzata a due comparti chiave, quello della refrigerazione (Food Preservation) e quello del lavaggio (Fabric Care). Saranno avviate tre joint venture distinte per la dimensione commerciale e quella produttiva. Una sales joint venture paritetica (50-50%) provvederà allo sviluppo del prodotto e alle strategie commerciali nel comparto molto dinamico della refrigerazione, con l’integrazione delle attività dei due gruppi.
Due joint venture produttive consentiranno, da una parte, a Midea, specificatamente a Juárez, in Messico, di acquisire il 65% delle attività di refrigerazione, e dall’altra, ad Anderson, negli Stati Uniti, un impianto di Electrolux Group (partecipazione al 55%) si dedicherà alla produzione di lavatrici.
Va detto, per la verità, che le due aziende collaborano già da oltre vent’anni come partner di fornitura. Aumentare i ricavi ampliando l’offerta, consolidare le vendite della joint venture, e migliorare la struttura dei costi, con efficienze pari a circa 0,6 miliardi di corone entro il terzo anno. Questo l’obiettivo che si propone Electrolux.
L’accordo tra Electrolux Group e Midea Group segna un punto di svolta nella trasformazione del gruppo svedese e, più in generale, nell’evoluzione del settore degli elettrodomestici. Come la segna la chiusura a fine 2026 dello stabilimento ungherese di Jászberény, per rafforzare – questa la motivazione di Stoccolma - la competitività dei costi in un mercato europeo «stagnante, sotto pressione sui prezzi e con crescenti vincoli strutturali».
Ne guadagnerà lo stabilimento trevigiano di Susegana, in provincia di Treviso? «Ogni 10 frigo, tre arriveranno da noi, gli altri 7 sono destinati alla Cina» ipotizza Augustin Breda, delegato Fiom Cgil. La produzione ungherese sarà effettivamente riallocata in altri siti e presso partner Oem (produttori di apparecchiature originali).
«Queste scelte rafforzano nel sindacato la convinzione che sia urgente, come già chiesto nel passato, la convocazione di un tavolo di settore al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per evitare deficit di competitività che rischiano di ricadere pesantemente sull’occupazione» afferma Gianluca Fico, coordinatore nazionale Uilm per il gruppo Electrolux. Di più. «Con queste premesse – insiste Breda – siamo preoccupati per ciò che potrebbe accadere a Susegana al termine dei 10 anni di implementazione dei circa 200 milioni di investimenti. La quota produttiva di frigo scende, infatti, ogni anno di più. Ci stiamo infatti barcamenando tra i 600 ed i 700 mila pezzi».
A Susegana sono attivi i reparti Genesi, iperautomatizzati, ma che non sfornano tutti i frigoriferi per i quali sono stati programmati. Causa, appunto, la diminuzione progressiva della domanda. E le preoccupazioni non mancano neppure negli altri stabilimenti italiani del gruppo, principalmente a Porcia (Pordenone), Solaro (Lombardia) e Forlì (Emilia Romagna).
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