Metalmeccanica, in Fvg cala il ricorso alla cassa integrazione ma 55 imprese sono in difficoltà

Fim Cisl: «Crisi legate alle catene di fornitura dell’automotive»

Maura Delle Case

Sono 55 le aziende del settore metalmeccanico con ammortizzatori sociali attivi in Friuli Venezia Giulia, per un totale di 6.121 dipendenti di cui 4.337 coinvolti dalla cassa integrazione, concentrate soprattutto nelle province di Pordenone (27) e Udine (20). A scattare l’istantanea sullo stato di salute del settore è la Fim Cisl regionale che rileva come nel 2025 ci sia stata una diminuzione delle ore di cassa integrazione autorizzate: 7.789.938 in tutto, -12,35% rispetto al 2024. Un dato in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che evidenzia invece una crescita su base annua delle ore autorizzate.

Su 55 imprese coinvolte, alcune situazioni sono più delicate a sentire il sindacato che segnala in particolare quelle di Zml (gruppo Cividale), Savio, Marelli Automotive Lighting, Radiators, Innoway e Startech.

Per la Zml di Maniago e i suoi 400 dipendenti, «prosegue – si legge nella nota del sindacato – una contrazione dei volumi legata alla crisi del settore automotive e agli elevati costi energetici. È prevista la proroga dell’ammortizzatore sociale per quattro mesi a partire da aprile». Savio «risente della riduzione delle quote di mercato delle roccatrici. L’andamento del 2026 si preannuncia in linea con gli ultimi due anni, con un utilizzo significativo dell’ammortizzatore sociale, tramite l’utilizzo del contratto di solidarietà, almeno fino alla fermata estiva. La situazione, che direttamente investe i 300 dipendenti di avio, ha una ricaduta negativa anche per le aziende dell’indotto che complessivamente contano circa 500 persone».

Marelli Automotive Lighting «continua a scontare una instabilità dei carichi di lavoro dovuta alle difficoltà del settore automobilistico», mentre la Radiators di Moimacco, con 211 dipendenti, ha attivato un contratto di solidarietà di quattro mesi che coinvolge 201 lavoratori, a seguito del calo dei volumi determinato dalla cessazione del rapporto con il cliente storico Buderus, che rappresentava circa il 40% del fatturato».

«Pur valutando positivamente la riduzione delle ore di ammortizzatori sociali in regione, non possiamo fare a meno di evidenziare ancora numerose situazioni critiche in diverse aziende, legate in particolare alle catene di fornitura del settore dell’automotive che resta in una situazione di pesante crisi – dichiara il segretario regionale di Fim Cisl, Pasquale Stasio –. «Vertenze che, se non risolte, potrebbero a pesanti ricadute economiche e sociali sul territorio».

Evidenzia, Stasio, come il metalmeccanico in Fvg sia un settore caratterizzante l’economia e dal quale non si possa prescindere: «Va sostenuto e supportato con tutti gli strumenti possibili e con una politica industriale adeguata, a livello regionale, nazionale ed europeo. Proprio per questo, il 5 febbraio scorso, insieme a IndustriALL e agli altri sindacati metalmeccanici europei, abbiamo manifestato davanti al parlamento europeo a Bruxelles e incontrato diversi parlamentari europei per sollecitare l’Ue verso politiche industriali che rimettano al centro l’industria del continente con investimenti e finanziamenti importanti per sostenere le transizioni».

«Come Fim – conclude Stasio – abbiamo chiesto la revisione del patto di stabilità, non solo per l’industria della difesa ma anche per quella civile».

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