Mercosur: agricoltori veneti e friulani protestano a Strasburgo
Molto partecipata la manifestazione davanti al Parlamento europeo. Salvan (Coldiretti): i nostri agricoltori non possono più accettare una concorrenza sleale che mette a rischio reddito, occupazione e qualità delle produzioni. Antonini (Cia): da una parte e dall’altra servono gli stessi standard produttivi, sanitari e ambientali

Delegazioni di agricoltori del Nord Est, rappresentanti di Coldiretti, Cia e Confagricoltura, hanno protestato oggi, martedì 20 gennaio, a Strasburgo contro l’accordo Ue-Mercosur firmato nei giorni scorsi dalla presidente Ursula von der Leyen.
Molto partecipata la manifestazione, con gli esponenti delle associazioni che hanno ribadito i motivi della contrarietà all’intesa tra i 27 Paesi dell’Ue e i 4 grandi del Sudamerica (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay).
«Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere nel nostro mercato, da qualunque Paese provenga. Servono inoltre più controlli, perché oggi solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere».
Questa la posizione di Coldiretti, presente a Strasburgo in corteo fino al Parlamento europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea.
«La mobilitazione di Strasburgo è un segnale forte che arriva anche dal Veneto – dichiara il presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan – perché i nostri agricoltori non possono più accettare una concorrenza sleale che mette a rischio reddito, occupazione e qualità delle produzioni. Chiediamo all’Europa regole uguali per tutti: chi vuole vendere nel nostro mercato deve rispettare gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti alle imprese europee».
«Senza reciprocità e controlli seri alle frontiere si colpisce l’agricoltura veneta – aggiunge il vice presidente Alex Vantini in Place de Bordeaux con centinaia di giovani imprenditori veneti - si tradisce la fiducia dei cittadini consumatori. Difendere la sovranità alimentare significa difendere i territori, il lavoro agricolo e la salute di tutti».
Coldiretti chiede inoltre trasparenza totale con l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e l’abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione.
«La Commissione predica ideologia e impone burocrazia – aggiunge Coldiretti – : 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa. Il negoziato sul Mercosur rappresenta l’emblema delle follie della Commissione. Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta».
Anche una folta delegazione di Cia Veneto ha partecipato alla manifestazione a Strasburgo, organizzata dal Copa-Cogeca (la rappresentanza degli imprenditori agricoli e delle cooperative agricole dell’Ue), per dire a gran voce che così com’è stato firmato, il Mercosur non funziona. Gli agricoltori sono partiti in corriera nella tarda serata di lunedì dalla sede di via della Croce Rossa, a Padova, per giungere nella città francese.
«Questo accordo di libero scambio fra l’Ue e Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina non assicura il rispetto del principio di reciprocità – precisa il direttore di Cia Veneto, Maurizio Antonini – . Da una parte e dall’altra servono gli stessi standard produttivi, sanitari e ambientali. Ovvero, pretendiamo che vengano effettuati dei controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America. Soltanto a parità di regole e di condizioni non si rischia di inciampare sulla concorrenza sleale. In tutto questo, da anni sosteniamo che il Mercosur può rappresentare un’opportunità per alcuni comparti di punta dell’export agroalimentare, in particolare vini e formaggi, con un valore potenziale per l’Europa vicino ai 5 miliardi di euro e una crescita per il Made in Italy superiore al mezzo miliardo».
Un orizzonte che diventerebbe ancora più interessante se si rafforzasse la protezione delle 18 Dop e delle 18 Igp venete. «Occorrono, però, i giusti presupposti: gli accordi commerciali hanno senso se e solo se creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci».
Ora si apre la fase del confronto fra i ventisette Stati membri; dopodiché, la ratifica finale. «C’è tutto il tempo per correggere il tiro – conclude il direttore – Continueremo la nostra mobilitazione a difesa sia degli imprenditori agricoli
che dei cittadini».
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