Maschio Gaspardo sfida la crisi: «L’agricoltura soffre ma l’aratro non scomparirà»

Il presidente Mirco Maschio racconta come l’innovazione nei campi cambia i modi di coltivare, in un settore che cresce però solo fuori dell’Europa

Luca PianaLuca Piana

Il “De Profundis” è risuonato qualche settimana fa, in occasione della Fieragricola di Verona: l'aratro appartiene al passato, è stato detto, perché i terreni si stanno impoverendo di sostanze organiche e, invece di smuoverlo, sarebbe necessario garantire apporti esterni, come letame, stoppie, paglia, radici.

«È un allarme che ogni tanto ritorna ma che, in realtà, non corrisponde al vero: l'aratro è il primo strumento che l'agricoltura ha conosciuto e resta importantissimo anche oggi, ad esempio nell'agricoltura biologica», risponde Mirco Maschio, presidente della Maschio Gaspardo , colosso italiano delle attrezzature per l'agricoltura, diversi stabilimenti nel mondo tre dei quali in Veneto – a Campodarsego, Cadoneghe e Concordia Sagittaria – e uno in Friuli Venezia Giulia, a Morsano al Tagliamento, specializzato in particolare in seminatrici.

In giornate dense di impegni, sia a livello familiare - si è da poco spento lo zio Antonio, co-fondatore del gruppo assieme a Egidio, il papà di Mirco e di Andrea, oggi presidente di Maschio Holding – sia in azienda, dove è in fase di definizione il bilancio 2025, Mirco Maschio si è ritagliato il tempo per difendere l'onore dell'aratro.

Niente addio, dunque, presidente?

«No davvero. Naturalmente la tecnologia è evoluta e oggi esistono tante macchine in grado di lavorare il terreno in modi diversi. Non siamo davanti alla scomparsa dell'aratro, ma al superamento di un modello in cui si arava ogni anno in modo automatico, indipendentemente dalle condizioni del terreno o dalle esigenze di ogni coltura. Ogni scelta deve essere motivata da un preciso obiettivo: gestione delle piante infestanti, dei residui colturali, della struttura del suolo. La domanda non è se arare o non arare, ma quando e perché farlo».

In quali ambizioni è importante?

«Certamente l'agricoltura biologica, in cui non si possono usare diserbanti chimici e il controllo delle infestanti deve avvenire in modo meccanico. L'aratro, ribaltando il terreno, interra i semi delle malerbe e ne limita la ricrescita. È un controllo naturale, che non seleziona resistenze e non dipende dalla chimica. consente inoltre di incorporare sostanza organica, migliorando la fertilità del suolo. Non lo abbiamo scoperto oggi, i contadini il biologico lo fanno da sempre».

Altri casi?

«La coltura del riso, dove la preparazione del terreno è fondamentale per limitare la dispersione d’acqua e garantire uniformità al campo. Oppure le “cover crops”, le colture di copertura, una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni: proteggono il suolo, migliorano la struttura e in alcuni casi apportano nutrienti come l’azoto. Per valorizzarle occorre integrarle nel ciclo produttivo. L’aratro può consentire l’interramento della biomassa».

E il ruolo tradizionale, quello di preparare il terreno?

«Resta attuale. Ribaltando il suolo si riduce la pressione delle infestanti, si interrano i residui colturali e si limitano alcune problematiche legate ai funghi patogeni che si sviluppano sui residui in superficie. Quando, ad esempio, dopo il mais si semina frumento, interrare correttamente i residui può ridurre il rischio di malattie. L’aratura è spesso il primo passo verso una semina regolare, purché venga utilizzata con criterio, evitando terreni troppo umidi e integrandola con rotazioni e coperture vegetali».

Quindi fra le vostre attrezzature l’aratro resta centrale?

«Oggi Maschio Gaspardo costruisce una gamma molto ampia di attrezzature, nelle quali l’elettronica svolge un ruolo sempre più importante. Per gli aratri di grandi dimensioni abbiamo siglato una partnership strategica con Gregoire Besson, un’azienda francese con oltre 200 anni di storia. Stiamo investendo nell’agricoltura di precisione e nella robotica».

Avete fatto passi avanti con il drone terrestre Icaro?

«Icaro è al centro del progetto Life Apollo, co-finanziato dall’Ue, che coordiniamo a livello europeo ed è portato avanti dall’Università di Trento, dalla Fondazione Edmund Mach, dal Centro di sperimentazione Laimburg e dall’associazione Aipo (gli olivicoltori, ndr), che punta a ridurre del 50% l’uso di fitosanitari nei meleti e negli oliveti. Icaro è un rover agricolo autonomo, una piattaforma che integra robotica, algoritmi predittivi sui dati del meteo e le condizioni delle culture e sistemi di trattamento mirato basati sui raggi ultravioletti, in grado di prevenire alcune patologie fungine. In pratica i trattamenti vengono attivati solo se necessari».

Quando sarà in commercio?

«Quest’anno inizieremo a noleggiarlo in prova ad alcuni clienti, un passaggio fondamentale per sperimentarlo nei campi. Se andrà tutto bene, lo metteremo in vendita l’anno prossimo».

In generale, come sta andando il mercato?

«In Europa gli investimenti in agricoltura stanno rallentando, e l’incertezza non aiuta. Nel 2024, secondo gli ultimi dati Cema, sono stati immatricolati circa 204.500 trattori, il livello più basso dell’ultimo decennio. In Italia si è toccato un minimo storico, circa 15.000 trattori registrati. Quando rallentano gli investimenti, rallentano tutte le attrezzature».

Dopo un anno di grandi numeri come il 2023, nel 2024 i vostri ricavi si erano attestati a 349 milioni, con un ebitda di 41 milioni. Nel 2025 com’è andata?

«Comunicheremo i dati a breve consolidato, con la pubblicazione del bilancio. Possiamo però già dire che è stato un anno di ripresa. In un contesto ancora complesso, i ricavi sono cresciuti a doppia cifra. In termini percentuali, abbiamo mantenuto una marginalità in linea con quella del 2024. È un dato importante, perché conferma la nostra solidità industriale e la capacità di crescere preservando l'equilibrio economico, anche in uno scenario ancora incerto».

Con l'Europa debole, da dove arrivano questi risultati?

«Sono dovuti a una strategia coerente, fondata su investimenti industriali e internazionalizzazione e sul rafforzamento della presenza nei mercati chiave. In India stiamo sostenendo un piano di sviluppo che porterà alla realizzazione di un nuovo stabilimento, con l'obiettivo di raddoppiare la capacità produttiva locale in un mercato molto promettente. In Nord America, l'ingresso nel capitale di Lynx e la costituzione della joint venture Maschio Gaspardo Usa sono un passaggio strategico per sviluppare soluzioni pensate per le specifiche esigenze agronomiche del Nord America, in particolare nel segmento delle grandi seminatrici».

La guerra in Medio Oriente vi danneggia?

«Per noi non è un mercato centrale ma l'incertezza, purtroppo, frenerà anche gli investimenti. Già a inizio anno il clima era meno favorevole di quanto ci si poteva aspettare in autunno. Ora, con l'aumento del petrolio che si ripercuotono sui carburanti, gli agricoltori dovranno ancora sopportare le conseguenze. Non ci voleva proprio».

Come collaborare?

«Daremo continuità alle nostre strategie, comportandoci con realismo. Continueremo a investire in innovazione e nel rafforzamento della nostra presenza sia in Europa sia nei mercati extraeuropei un maggiore potenziale, in particolare in America e in Asia. Quest'anno presenteremo importanti novità nel segmento delle grandi seminatrici per il mercato nordamericano, mentre porteremo avanti gli investimenti in nuovi prodotti e in capacità industriale in India, Cina, Romania e naturalmente in Italia».

Riproduzione riservata © il Nord Est