L’onda gialla di Coldiretti al Brennero per tutelare il made in Italy

Oltre 10 mila agricoltori da tutta Italia, 1.500 dal Veneto e 600 dal Friuli Venezia Giulia. La Guardia di Finanza, durante la manifestazione, ha fermato e controllato al valico, numerosi camion e Tir all’ingresso in Italia, che trasportavano prosciutti, diretti a Milano e destinati a diventare “italiani”, ortofrutta proveniente da Olanda che arriverà a Venezia, come anche pellet pieni di confetture e pesce dal nord Europa

Maurizio Cescon
Più di 2 mila agricoltori da Veneto e Friuli Venezia Giulia al Brennero per la mobilitazione per il made in Italy
Più di 2 mila agricoltori da Veneto e Friuli Venezia Giulia al Brennero per la mobilitazione per il made in Italy

Un’onda gialla per rivendicare l’autentico Made in Italy.

Una marea di agricoltori di Coldiretti - 1.500 dal Veneto, 600 dal Friuli Venezia Giulia, 10 mila da tutta Italia - ha invaso il valico del Brennero.

Cartelli, striscioni, slogan e discorsi quanto mai chiari, con un unico obiettivo.

Ovvero cancellare il codice doganale, una regola europea che permette di poter trasformare e poi di vendere per italiano sui mercati internazionali ciò che italiano non è.

E Coldiretti ha fatto subito i conti, anche se a spanne. «Gli agricoltori - dicono il presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo - potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi».

In 10 mila per difendere il made in Italy: l’onda gialla di Coldiretti al Brennero

E questa mattina, durante l’imponente manifestazione Coldiretti, la Guardia di finanza ha fermato e controllato al Brennero, numerosi camion e Tir all’ingresso in Italia, che trasportavano prosciutti, diretti a Milano e destinati a diventare “italiani”, ortofrutta proveniente da Olanda che arriverà a Venezia, come anche pellet pieni di confetture e pesce dal nord Europa.

«Un’iniziativa concreta - spiega Coldiretti - per mostrare ai cittadini consumatori come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero. Sul tavolo sono stati esposti casi emblematici di questa pratica, che altera la trasparenza del mercato e penalizza gli agricoltori italiani. Dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette made in Italy, al cosciotto di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perchè salato nel nostro Paese. E ancora la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella tricolore, uno dei prodotti della nostra dieta mediterranea. Non mancano i carciofi egiziani, lavorati e venduti come carciofi sottaceto italiani, così come le arance sudafricane che diventano succhi di frutta “italiani” perché trasformati in Italia. Fino al caso del grano canadese, trasformato in pasta italiana».

Compatti a sostenere la mobilitazione gli agricoltori del Nordest. «La presenza di ben 1.500 imprenditori agricoli veneti al Brennero dimostra quanto il nostro territorio sia direttamente colpito da queste distorsioni e quanto sia forte la volontà di difendere il vero made in Italy – dichiara Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Le nostre imprese chiedono regole chiare e trasparenti sull’origine dei prodotti, perché non è più accettabile che materie prime straniere, trasformate altrove, possano essere spacciate per italiane. È una battaglia di giustizia economica, ma anche di verità».

«Tanto più in questo contesto storico e geopolitico, diventa fondamentale proteggere il nostro comparto agroalimentare. Chiediamo ancora con maggior forza di mettere mano al codice doganale, così che in etichetta ci sia l’origine primaria della materia prima che serve a produrre il cibo che troviamo nelle nostre tavole», osserva Martin Figelj, presidente di Coldiretti del Friuli Venezia Giulia. «Una giornata spartiacque – prosegue Figelj –, durante la quale ci siamo fatti sentire con orgoglio e la volontà di cambiare le cose». —

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