Dai metalli ai rifiuti, Metfer cresce e investe sull’innovazione
Con due sedi, una cinquantina di dipendenti e un parco mezzi di una trentina di unità tra caricatori, semoventi e camion, la società nel 2025 ha trattato e gestito 50 mila tonnellate complessive di materiali conferiti registrando 15 milioni di ricavi

Dal motocarro del nonno, che svuotava le cantine come rigattiere, a un’azienda da 15 milioni di fatturato attiva in tutto il Friuli Venezia Giulia e operativa anche in Austria, Slovenia e Croazia. Con un unico obiettivo: garantire il ciclo completo di recupero della materia trattata, senza alcun conferimento in discarica. Ne ha fatta di strada Metfer, società triestina specializzata nel recupero, trasporto e gestione di rottami metallici e rifiuti.
Con due sedi, una cinquantina di dipendenti e un parco mezzi di una trentina di unità tra caricatori, semoventi e camion, la società continua a investire sulla crescita. Nel 2025 ha trattato e gestito 50 mila tonnellate complessive di materiali conferiti, tra metalli e altre tipologie di rifiuto, registrando 15 milioni di ricavi (erano 11,4 milioni nel 2024) e un margine operativo lordo del 16,8%. Una crescita legata anche all’aumento dei costi delle materie prime destinate ad acciaierie e fonderie. «Siamo ai massimi storici sul rame che ormai tocca i 10 euro al chilo», spiega Diego Montrone, terza generazione alla guida dell’azienda.
Le tensioni geopolitiche mondiali si riflettono anche sull’attività di Metfer, che nel primo trimestre dell’anno ha registrato un rallentamento tra il 10 e il 15% della quantità di rifiuti gestiti. «L’andamento è altalenante: l’aumento del gasolio comporta difficoltà nel reperimento dei trasporti e fa lievitare i costi dell’energia. Molte aziende riducono le produzioni e, di conseguenza, cala anche la quantità di rifiuto prodotto, ma ad aprile è tornato a muoversi qualcosa».
La società, intanto, non smette di investire: grazie anche agli incentivi di Industria 4.0, negli ultimi anni ha rinnovato completamente le attrezzature per una spesa di circa 4 milioni. La crescita ha portato con sé anche la necessità di maggiori spazi: il nuovo impianto, per la cui attivazione si attende solo il completamento delle procedure burocratiche, servirà in gran parte l’attività di gestione dei rifiuti, ma aiuterà ad ampliare anche le lavorazioni sui metalli. «Abbiamo potenziato la parte di servizi, trasporto conto terzi e rifiuti. Oggi non ci occupiamo solo di produzione della materia prima, ma anche di smaltimento di plastiche e legno. E nel 2026 abbiamo iniziato una nuova esperienza sul ramo scavi per sperimentare anche la parte edilizia», prosegue Montrone.
Attiva in tutta la regione – dopo il primo impianto a Trieste, l’azienda ne aveva aperti altri due a Udine e Pordenone con il nome di Rotfer, poi venduti due anni fa al gruppo Danieli, con cui continua a collaborare – Metfer opera anche all’estero su import-export e trattamento dei rottami metallici, che vale circa il 70% del fatturato. I macchinari più innovativi consentono oggi di recuperare il metallo fino a una pezzatura di tre millimetri. «Puntiamo a estendere la stessa esperienza anche sulla separazione dei rifiuti, automatizzando al massimo i processi», anticipa il titolare. L’azienda è già dotata di sistemi automatici di pesatura e di rilevazione dei consumi e sta modernizzando la parte gestionale con l’utilizzo di Ai e sistemi di monitoraggio. «Cerchiamo di automatizzare il controllo per essere informati nel più breve tempo possibile su quel che accade negli impianti. Per scelta non smaltiamo niente di quello che avanza in discarica: tutti i nostri prodotti da lavorazioni sono destinati al recupero. La parte non lavorabile viene inviata al termovalorizzatore, convertita in energia e recuperata. Per garantire un processo completamente circolare». —
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