La sortita lombarda sulle dighe per allungare le concessioni può dividere le Regioni del Nord Est
Mercoledì 18 il consiglio dei ministri si potrebbe esprimere su una partita che vale miliardi di euro. Fontana in Lombardia si accorda con Edison e A2A, mentre Veneto e Fvg studiano altre strade

Dopo una lunga attesa, nella giornata di mercoledì il governo potrebbe scoprire le carte sul pacchetto di misure pensato per aiutare le imprese e i cittadini a sostenere il costo delle bollette dell’elettricità e del gas. Il condizionale è d’obbligo perché sul decreto energia elaborato dal ministro della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin i rinvii sono stati numerosi e, ancora ieri, non esisteva una bozza condivisa.
Uno dei punti più attesi è capire che strada sceglierà il governo sulla questione delle concessioni idroelettriche, una partita dove sono in gioco enormi interessi. L’esempio si è avuto venerdì scorso quando nella sede della Regione Lombardia il presidente Attilio Fontana ha incontrato il numero uno di Federacciai Antonio Gozzi, quello di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, e gli amministratori delegati di Edison, Nicola Monti, e di A2A Renato Mazzoncini, ovvero i maggiori produttori di energia idroelettrica della Regione.
Nell’incontro, giunto al termine di un tavolo di lavoro avviato fin dall’estate, è stato raggiunto un accordo per estendere la durata delle concessioni controllate dalle due aziende in Lombardia, in cambio della cessione del 15% della produzione idroelettrica a prezzo calmierato alle aziende energivore.
L’estensione delle concessioni non è al momento prevista dalla normativa, che prevede per le Regioni tre possibilità: l’affidamento in house, l’assegnazione a una società mista pubblico-privata e una nuova gara. Per questo motivo l’estensione viene chiamata “quarta via” e dipende da una trattativa che il governo Meloni dovrebbe affrontare con Bruxelles, visto che la normativa con le tre strade attuali era stata introdotta con il Pnrr. Poter allungare la durata dei concessionari è un punto fermo delle richieste degli attuali concessionari, che sulla produzione idroelettrica possono vantare profitti consistenti.
L’esplicita sortita di Fontana in loro favore, proprio a ridosso dell’arrivo in Consiglio dei ministri del decreto, non è scontato che sia stata condivisa nelle altre regioni del Nord guidate dalla Lega.
In Friuli Venezia Giulia, infatti, la giunta guidata da Massimiliano Fedriga ha altrettanto esplicitamente affermato di puntare alla società mista, entrando direttamente nella gestione delle concessioni oggi in mano alle stesse Edison e A2a: «Avere il 51% significa avere la certezza che ogni scelta strategica risponda all’interesse pubblico e non al solo profitto», ha detto al nostro giornale Fabio Scoccimarro, l’assessore regionale all’Energia.
In Veneto, dove invece è l’Enel a detenere 29 delle 34 grandi concessioni, in larghissima parte in scadenza nel 2029, il neo presidente Alberto Stefani in campagna elettorale si era detto a favore di un’alleanza fra le aziende ex municipalizzate per poter competere con il colosso controllato dal Tesoro, in modo da far ricadere sul territorio parte dei profitti generati dalle dighe, stimati in circa 7 miliardi – al lordo delle imposte – nei prossimi vent’anni. Da quando è stato eletto, Stefani sul punto non è più intervenuto sul tema ma, con tante concessioni prossime alla scadenza, è certo che la Regione sia al lavoro su una questione così importante. Domani, dunque, se il decreto affronterà la questione, potrà arrivare una prima risposta.
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