Leonardo e la strategia “Bullets and Bytes”: sovranità tecnologica come focus di crescita
Nuovi scenari dopo le mosse di Trump su Venezuela e Groenlandia

Il blitz americano e la cattura del presidente venezuelano Maduro hanno reso ancora più incandescenti gli scenari di guerra e il risiko geopolitico mondiale. Un’operazione a sorpresa che ha accentuato i fattori di tensione e con essi, in riferimento ai settori armi e difesa, le prospettive di espansione dei colossi del settore: in Italia, di Leonardo e Fincantieri.
Una dinamica che da una parte trova corrispondenza nei corsi di Borsa: la settimana scorsa il titolo dell’ex Finmeccanica ha guadagnato l’11,01% a 58,48 euro. D’altro canto l’allontanarsi di un accordo di pace in Ucraina, la caduta di Maduro e le mire dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia potrebbero avere come conseguenza un’ulteriore accelerazione della spesa degli Stati per la difesa, come segnalano ad esempio gli analisti di Mediobanca Research.
È un orizzonte davanti al quale Leonardo – che nel Nord Est è presente con uno stabilimento a Ronchi dei Legionari specializzato in droni, a Pordenone si occupa di cybersicurezza, a Venezia assembla elicotteri militari e a Vittorio Veneto veicoli sempre militari – sembra in grado di rispondere prontamente.
Alla boa dei nove mesi del 2025 il portafoglio ordini aveva raggiunto 47,3 miliardi (nel periodo 18,2 miliardi, più 23,4%). In incremento i ricavi a 13,4 miliardi (più 12,4% a pari perimetro), il risultato operativo (Ebita) a 945 milioni (più 22,7%), e l’utile netto a 735 milioni (più 0,7%). Quello che più colpisce gli osservatori è in effetti la progressione delle commesse. Sempre gli analisti di Mediobanca Research attribuiscono al gruppo guidato da Roberto Cingolani una performance sopra le attese, con una raccolta ordini superiore del 25% rispetto al consenso.
Il motto che guida la crescita dell’azienda è “Bullets and Bytes”, insomma armi sì ma tenendo sempre presente che la digitalizzazione della difesa ha assunto un ruolo cruciale. Tanto più se si parla di guerra ibrida, modalità di aggressione ormai nel vocabolario quotidiano. Chiaramente la guerra in Ucraina è ciò che in Europa sta facendo tristemente scuola fra governi e gruppi della difesa.
«Un drone, del valore di circa 5 mila dollari, collegato a Starlink con un semplice smartphone, è in grado di neutralizzare un carrarmato che costa 20 milioni di dollari», ha detto Cingolani in una recente intervista a Fortune Italia. Il manager peraltro dice che Leonardo non deve essere percepita «come la “fabbrica della morte”, noi siamo la fabbrica che produce una larga percentuale della tecnologia innovativa del Paese. La nostra mission – ha continuato – è difendere la pace, è questo il ruolo sociale di una grande azienda».
A complicare il quadro è la ricerca di quella che Leonardo – forse strizzando l’occhio all’azionista di riferimento pro tempore, ovvero il governo Meloni (il 30% del gruppo infatti è in mano al ministero dell’Economia) – definisce come “sovranità tecnologica”, ovvero il possesso di tecnologie proprietarie alternative anche a quelle statunitensi.
Ora che l’amministrazione Trump accentua la pressione non solo sugli avversari geopolitici, ma anche sui partner europei riuniti nella Nato, come sembrano indicare le minacce sulla Groenlandia, ecco che non dipendere dagli Usa per le tecnologie della difesa diventa cruciale. A questo proposito è di fine 2024 l’accordo con la Japan Aircraft Industrial Enhancement e l’inglese Bae Systems per il caccia di sesta generazione (programma Gcap, Global combat air programme).
Da questo complesso scenario scaturiscono i filoni di crescita di Leonardo nell’ultimo anno, incentrato su alleanze soprattutto europee. Innanzitutto, a marzo, nel campo dei droni, l’accordo paritetico con i turchi di Baykar per la creazione della società Lba Systems. Un accordo che coinvolge direttamente lo stabilimento di Ronchi dei Legionari e che secondo l’aggiornamento del piano industriale garantirà entro il 2029 «un upside stimato in 0,6 miliardi di euro».
Poi la cybersecurity. A luglio Leonardo ha acquisito la svedese Axiomatics dopo una serie di iniziative strategiche nei Paesi nordici: l’accordo di collaborazione con l'azienda danese Arbit per soluzioni dedicate alla sicurezza e al trasferimento veloce dei dati, l’acquisizione del 24,55% della finlandese SSH Communications Security Corporation e la partecipazione nella start-up svedese CanaryBit, specializzata nel confidential computing e nella sicurezza dell’AI.
In terzo luogo l’alleanza Bromo per la creazione di un player europeo dello spazio insieme a Airbus e Thales, un gruppo da 6,5 miliardi che anche in questo caso sfiderebbe la supremazia americana in particolare nelle costellazioni satellitari in orbita bassa. E ancora lo scudo di difesa Michelangelo Dome, una piattaforma che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, sistemi di cyber defence, sistemi di comando e controllo, intelligenza artificiale.
Tutte sfide che aprono al futuro. Da ricordare però che a luglio Leonardo ha definito l’acquisizione di Iveco Defence (divisione di Iveco Group) per 1,7 miliardi. Iveco Defence, circa 2 mila dipendenti, produce mezzi corazzati (sede a Bolzano, uno stabilimento è a Vittorio Veneto): primo passo di un’intesa in questo campo con la tedesca Rheinmetall.
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