Legacoop Fvg, conti record: la produzione a due miliardi

Il punto sul sistema cooperativo durante l’assemblea annuale ospitata ieri al teatro di Gemona

Maura Delle Case

 

Cresce il valore della produzione delle aziende aderenti a Legacoop Fvg che nonostante la complessa congiuntura economica hanno chiuso il 2025 sfiorando i 2 miliardi di euro, +5% rispetto all’anno precedente. Il sistema dà lavoro a 20 mila persone, conta su 220 mila soci, ai quali ha riconosciuto 2 milioni di ristorni, e ha saputo come detto far crescere il proprio giro d’affari, trainato dai settori Produzione e servizi (+10,83%), Sociale (+4,77%), Consumo (+2,46%) e CulTurMedia (+5,73%), e il patrimonio complessivo del sistema cooperativo, che ha continuato a rafforzarsi con un incremento di circa 18 milioni.

L’istantanea restituisce la capacità delle cooperative di generare crescita economica, occupazione stabile e valore sociale. «Non solo un modello d’impresa, ma un modo di interpretare lo sviluppo: più inclusivo, mutualistico, partecipato e radicato nei territori» ha dichiarato la presidente di Legacoop Fvg, Michela Vogrig, durante la sua densa e appassionata relazione di ieri, all’assemblea annuale dell’associazione riunita al teatro Sociale di Gemona. Città divenuta simbolo della riuscita ricostruzione post sisma, di cui quest’anno ricorrono i 50 anni.

Una ricostruzione resa possibile anche grazie alla forza delle comunità, alla solidarietà e alla cooperazione, è stato ricordato ieri durante l’assemblea cui hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, il sindaco di Gemona, Roberto Revelant, il deputato Walter Rizzetto e il presidente della Cciaa di Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo, oltre a diversi consiglieri regionali e rappresentanti delle categorie.

Il mondo cooperativo «deve continuare ad essere uno spazio di innovazione economica e sociale. Significa mettere al centro il lavoro, creare valore duraturo per le comunità, costruire relazioni e affrontare insieme le grandi transizioni ambientali, digitali e demografiche che stanno cambiando il nostro tempo» ha detto ancora Vogrig indicando le principali direttrici strategiche che guideranno il movimento cooperativo associato a Legacoop nei prossimi anni: qualità del lavoro, sostenibilità, innovazione, promozione cooperativa, politiche di genere, cooperazione tra imprese e maggiore prossimità ai territori.

Vogrig ha espresso solidarietà e vicinanza ai lavoratori di Electrolux: «Ci uniamo al loro nel chiedere una soluzione dignitosa e giusta di questa crisi» ha detto rivendicando «con forza l’urgenza di una politica industriale di medio-lungo periodo, per contrastare la progressiva perdita di realtà produttive strategiche e per salvaguardare il tessuto economico e sociale dell’intero sistema regionale».

I temi dello sviluppo dei territori e della tenuta delle comunità sono stati al centro anche della tavola rotonda conclusiva, dedicata alla montagna, moderata dal condirettore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini. Ad aprire il confronto è stato il presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone, che ha richiamato un dato incoraggiante: dopo decenni di calo, la popolazione della montagna registra una lieve inversione di tendenza (+2%). Dato che non deve indurre a facili entusiasmi, «perché – ha detto Bussone sollecitato da Mosanghini – i problemi in montagna ci sono». Dalle infrastrutture ai collegamenti digitali, senza dimenticare il tema – evidenziato da Stefania Marcoccio, presidente della storica cooperativa carnica Cramars– del lavoro e della presenza in montagna di aziende manifatturiere. «Va superata la narrazione eroica della montagna», ha aggiunto Marcoccio, «vivere e fare impresa in questi territori deve diventare una scelta normale, da accompagnare con servizi e opportunità».

Sul ruolo della cooperazione come motore di sviluppo hanno insistito anche Andrea Cafarelli, docente dell’Università di Udine, che ne ha evidenziato la capacità di costruire modelli economici partecipativi, e Giuseppe Di Vora, portando l’esperienza della Pluriservizi Valcanale, che ha portato l’esperienza della gestione del Parco internazionale geominerario di Cave del Predil, capace di richiamare 15 mila visitatori l’anno e di dare lavoro a 40 persone, in gran parte giovani.

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