L’Ance: il modello di ricostruzione post terremoto del ’76 è ancora attuale

Confronto a Gemona con esperti e studiosi. Amirante: territorio da governare con lucidità. Bertuzzo: tecnologia in edilizia. Brancaccio: applicare oggi il modello del Pnrr

Giacomina Pellizzari
Alcuni dei partecipanti al convegno sulla ricostruzione in Friuli: in prima fila a destra la presidente nazionale dei costruttori, Federica Brancaccio
Alcuni dei partecipanti al convegno sulla ricostruzione in Friuli: in prima fila a destra la presidente nazionale dei costruttori, Federica Brancaccio

La responsabilità e la capacità di trasformare la tragedia in un motore di sviluppo hanno consolidato il modello della ricostruzione del Friuli, distrutto dal terremoto il 6 maggio 1976.

Il meglio noto Modello Friuli, messo a punto dai protagonisti di allora a cui lo Stato aveva delegato la gestione della ricostruzione e su cui tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, hanno fatto quadrato, è stato analizzato dai vertici nazionale e regionale dei costruttori (Ance), nella sala consiliare di Gemona, dove la vicesindaco, Flavia Virilli, ha richiamato i punti salienti di un Modello unico, mai più ripetuto altrove.

È stata l’occasione per fare il punto sui terremoti di ieri e di oggi, non ultimi quelli derivanti dalla crisi internazionale e dal Pnrr che, come ha sottolineato il presidente regionale Ance, Marco Bertuzzo, richiede uno sforzo sui costi di costruzione visto che per quanto riguarda il rifacimento delle scuole l’importo ha raggiunto i 2 mila 700 euro al metro quadrato.

«Dobbiamo fare uno sforzo - ha sottolineato Bertuzzo - sull’uso della tecnologia e sull’industrializzazione dei processi, compresa la prefabbricazione per rispondere alle esigenze dell’abitare».

Sistemi, questi, valutati anche 50 anni fa, quando, per attuare il Modello Friuli vennero perfezionati gli strumenti urbanistici e adottate nuove tecnologie anche a costo di andare a prendere lezioni oltre confine.

L’analisi affrontata nella tavola rotonda “Dopo il terremoto, oltre la ricostruzione”, moderata dal giornalista del Messaggero Veneto, Maurizio Cescon, ha richiamato l’attenzione sullo slogan, divenuto un insegnamento tuttora valido: “Prima le fabbriche, poi la case e le chiese”, sulla capacità di creare innovazione.

L’economista di Smart Land, Federico Della Puppa, non ha dubbi: «Per affrontare un altro terremoto bisogna fare sistema».

Questa è solo una delle lezioni che ci ha lasciato il Modello Friuli, promosso anche dal ricercatore dell’Università degli studi di Udine, l’architetto Alberto Cervesato, dopo averlo confrontato con altri modelli possibili, non ultimo quello attuato a Gibellina, nella valle del Belice, con la costruzione della new town.

Partendo da questi presupposti, l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante, ha ricordato che «oggi quella lezione ci richiama a governare con la stessa lucidità il territorio, i suoi cambiamenti e le nuove fragilità che abbiamo davanti».

Tra queste la crisi demografica e il governo del territorio. Secondo l’assessore, «la programmazione delle opere pubbliche, dei servizi e degli spazi urbani richiede una lettura attenta dei cambiamenti nella composizione della popolazione, così da orientare gli investimenti in modo coerente con i bisogni reali delle comunità».

In questo quadro l’assessore ha sottolineato «il valore della produttività nella pianificazione e la necessità di un nuovo piano di governo del territorio capace di anticipare i cambiamenti, difendere il suolo, accompagnare l’evoluzione degli insediamenti e rafforzare la capacità di adattamento del Friuli Venezia Giulia». Per Amirante, proprio questa visione rappresenta oggi l’eredità più concreta della ricostruzione.

A tirare le fila del discorso è stata la presidente nazionale di Ance, Federica Brancaccio, rispondendo alle domande del condirettore del gruppo Nem con delega al Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini.

Nell’analizzare i terremoti geopolitici, la presidente non ha nascosto la preoccupazione della categoria: «Ci aspettiamo l’impennata dei costi dei prodotti derivanti dal petrolio. Siamo molto preoccupati per le sorti dell’economia generale».

Brancaccio ha definito una «grande lezione quella del Pnrr», la sua valutazione è positiva nonostante non manchino alcune ombre. E nel ribadire le cinque proposte per definire politiche in grado di fronteggiare la crisi energetica - adattamento ai cambiamenti climatici, maggior coordinamento di competenze e fondi, mappature puntuali, l’applicazione del modello Pnrr e risorse stabili - la presidente nazionale Ance si è soffermata sul fatto che il Modello Friuli, mezzo secolo fa, affrontò il tema dell’abitare e questo lo rende ancora attuale.

Partendo dalla definizione di modelli simili, quell’esempio - sempre secondo Brancaccio - può diventare una lezione importante per affrontare e per dare risposte alle attuali esigenze dell’abitare. —

Riproduzione riservata © il Nord Est