L’allarme di Electrolux sull’industria del bianco: «L’Europa intervenga»

L’ad Yannick Fierling chiede a Bruxelles un piano con norme semplificate, incentivi, investimenti. Nei giorni scorsi le ipotesi di un interesse della cinese Midea per le attività italiane ed europee. Nel Nord Est due importanti stabilimenti, a Susegana e a Porcia

Francesco Dal Mas
Lo stabilimento produttivo di Electrolux a Porcia, in Friuli
Lo stabilimento produttivo di Electrolux a Porcia, in Friuli

Dopo tre anni i cinesi di Midea tornano ad accendere i riflettori su Electrolux.

Ma a Pordenone e Susegana, come a Stoccolma, la parola d’ordine è «resistere».

Midea ha la leadership mondiale delle apparecchiature per la climatizzazione, produce forni a microonde e robot industriali. Nei 40 impianti operativi in 16 Paesi, dà lavoro a 190 mila collaboratori oltre 190 mila dipendenti.

E il fatturato è di 52,4 miliardi di dollari. Le reazioni a Porcia e in Friuli, a Susegana e in Veneto, a Forlì e a Solaro, la sede dei 4 stabilimenti, sono improntate a preoccupazione in sede sociale (lavoratori e sindacati) e politica.

L’azienda replica, in sede locale, con un comprensibile «no comment».

Ma Yannick Fierling, Ceo di AB Electrolux, è intervenuto con un puntuale post per rassicurare.

Una lunga analisi che si sintetizza in un «resistere». A patto che l’Europa faccia la sua parte.

«Come settore, dovremmo essere orgogliosi del ruolo molto significativo che svolgiamo nella forza industriale europea. Tuttavia, attualmente affrontiamo sfide su diversi fronti che, insieme, mettono a rischio uno dei settori più produttivi dell’Ue» scrive Fierling.

L’industria europea degli elettrodomestici contribuisce con 79,7 miliardi di euro in valore diretto e indiretto al Pil dell’Ue. Oltre 100 siti produttivi in tutta Europa sostengono circa un milione di posti di lavoro.

Entro il 2030, si prevede che il mercato europeo degli elettrodomestici raggiungerà i 108 miliardi di euro.

Si tratta dunque di un comparto «strategicamente importante per la crescita dell'Europa». «Tuttavia, il settore si trova ad affrontare enormi pressioni su diversi fronti.

L’aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia sta facendo lievitare i costi di produzione lungo tutta la catena del valore.

Il nostro quadro normativo frammentato - che spazia da una legislazione dettagliata sui prodotti agli obblighi in materia di dati - sta creando una complessità inutile che rallenta gli investimenti e distoglie i nostri sforzi dall'innovazione sostenibile. Allo stesso tempo, la debole sorveglianza del mercato da parte di molti Stati membri dell’Ue consente alle importazioni non conformi di entrare nel mercato, danneggiando i produttori europei responsabili come Electrolux Group ed erodendo la fiducia nel mercato unico».

Quindi, conclude Fierling, «queste sfide mettono a rischio uno dei settori più produttivi dell'Ue».

Il Ceo, al tempo stesso, rassicura. «Le soluzioni sono possibili e a portata di mano. Come settore, stiamo lavorando collettivamente per promuovere un cambiamento positivo – con il supporto della nostra associazione di categoria AppLiA – per garantire che il settore europeo degli elettrodomestici rimanga competitivo e resiliente».

È «urgentemente necessario» un piano d'azione dell'Ue, incentrato sui seguenti tre punti: un quadro normativo semplificato, un programma di incentivi per la sostituzione dei prodotti a livello europeo, strumenti di investimento mirati. Il timore delle parti sociali è che l'appello di Fierling sia il preludio a un disimpegno strutturale in Ue.

Electrolux conta in Italia cinque stabilimenti e 4500 dipendenti.

«Se il calo dei volumi di Susegana, dove negli ultimi anni si sono investiti 200 milioni di euro in Genesi 1 e Genesi2» esemplificano le Rsu, «dovesse estendersi a tutto il gruppo (dove si registrano già flessioni generalizzate), l’intero comparto industriale dell’elettrodomestico italiano potrebbe trovarsi di fronte a una crisi dagli esiti incerti».

La richiesta che arriva dal territorio è chiara: serve un tavolo di confronto istituzionale che vincoli la multinazionale a mantenere non solo i livelli occupazionali, ma soprattutto il valore tecnologico e produttivo del Made in Italy.

Per Fiom, Fim e Uilm «urge» la convocazione di una riunione del Comitato Aziendale Europeo Electrolux (Cse) con il coinvolgimento del sindacato Industrial All, oltre a chiedere l'intervento del Governo italiano con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per monitorare e garantire le produzioni e investimenti nel Paese.

I sindacati Italiani, inoltre, hanno già chiesto l’attivazione del Golden Power in caso di nuovi assetti industriali che si possono leggere in filigrana.—

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