A Vinitaly più di 500 aziende da Veneto e Friuli Venezia Giulia

Da domenica 12 a mercoledì 15 la più importante kermesse del vino. In fiera a Verona attesi 1000 top buyer da 70 Paesi del mondo, con in prima linea Nord America, Cina e Giappone. Ma crescono anche gli importatori del Sud America e dell’Africa. Al taglio del nastro 5 ministri e il presidente della Camera, Fontana

Maurizio Cescon
Un momento dell'edizione 2025 di Vinitaly nel padiglione Veneto
Un momento dell'edizione 2025 di Vinitaly nel padiglione Veneto

Dazi americani, tensioni internazionali, ricerca di nuovi mercati, calo dei consumi, tendenze del bere. I problemi non mancano, ma il mondo del vino non si fa scoraggiare dal vento contrario che soffia impetuoso in faccia ai produttori.

Anzi rilancia. Perché da domenica 12 a mercoledì 15 a Vinitaly, alla fiera di Verona, oltre 500 aziende di Veneto e Friuli Venezia Giulia sono pronte a dare il meglio di sè, con la presentazione di etichette, ricerca di blend particolari, riscoperta di bianchi e rossi autoctoni, iniziative nelle cantine per gli enoturisti.

L’obiettivo? Puntellare un settore che, solo in Veneto, vale 1,8 miliardi di euro, il 23,1% dell’economia agricola, come ha detto ieri il presidente della Regione Alberto Stefani. E vede il Friuli Venezia Giulia svettare in fatto di aumento dell’export, +8,3% nel 2025, con vendite all’estero che sono arrivate a quota 242 milioni.

I numeri della kermesse

Un calice di vino su 5 bevuto in ogni angolo del pianeta è made in Italy, osserva Coldiretti. Un esempio che fa capire quanta importanza ha il comparto del vino per il nostro Paese. Importanza che in questi 4 giorni frenetici di fiera a Verona sarà ribadita in conferenze stampa, talk show, presentazioni, masterclass. Quartiere fieristico al completo e 4 mila aziende (400 venete e 135 friul giuliane) in rappresentanza di tutte le regioni. Fino al 15 aprile, Veronafiere torna così a essere il baricentro internazionale del business del vino, con oltre 100 appuntamenti in calendario tra approfondimenti, degustazioni e nuovi format per rafforzare ulteriormente la capacità di connessione tra imprese e mercati.

Oltre 1.000 i top buyer selezionati e invitati da 70 Paesi a cui si aggiungono operatori da 130 mercati per spingere la domanda internazionale, inaugurazione ufficiale con 5 ministri e il presidente della Camera Fontana, oltre a decine di amministratori locali.

Nel dettaglio della domanda internazionale legata al programma di incoming, il Nord America si conferma in posizione di vertice: 200 operatori complessivi tra Stati Uniti e Canada, inclusi i buyer dei principali monopoli – Lcbo, Saq, Anbl e Nslc. Fuori dall’Unione europea, si consolida il peso dell’Asia, con la Cina a guidare una delegazione di quasi 60 tra importatori e distributori.

In crescita anche India, Giappone e Thailandia – mercati che ospitano le tappe estere di Vinitaly – insieme a Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia e Filippine, per un totale che sfiora i 70 top buyer.

L’America Latina si distingue per numerosità nel programma di incoming 2026, con Brasile e Messico tra i mercati più dinamici e circa 50 super acquirenti coinvolti.

Espansione significativa per il continente africano, che amplia il proprio perimetro a 10 Paesi: Marocco, Burkina Faso, Etiopia, Tanzania, Camerun, Nigeria, Mozambico, Angola, Ghana e Kenya. In Europa, Germania e Paesi nordici confermano il posizionamento consolidato del vino italiano, mentre si rafforza la presenza dell’Est Europa.

Prosecco protagonista

Grande attesa per l’appuntamento, previsto per oggi a mezzogiorno, con i vertici del Consorzio Doc (in primis il presidente Giancarlo Guidolin) per fare il punto sul più noto spumante del mondo, ovvero il Prosecco, che ha raggiunto 790 milioni di bottiglie vendute nel 2025, tra Italia, Stati Uniti, Regno Unito e decine di altri Paesi dove è conosciuto.

Sarà l’occasione per presentare i dati definitivi sull’export 2025 e gli ultimi aggiornamenti sulla produzione della Denominazione, con i dati degli imbottigliamenti aggiornati a marzo 2026.

Ma sarà anche l’occasione per fare il punto sugli accordi con Mercosur e Australia, che ridefiniscono regole di non secondaria importanza.

I NoLo si allargano

Fino a qualche anno fa sarebbe stata un’ipotesi dell’altro mondo.

Oggi, invece, è realtà. Anzi, dopo la breccia aperta nell’edizione 2025, quest’anno a Vinitaly lo spazio per i vini zero alcol (o NoLo) si è allargato e consolidato.

Anche grazie al fatto che dall’inizio del 2026 è possibile dealcolare nel nostro Paese, mentre prima si era costretti a chiedere ospitalità all’estero.

Il mondo del vino, del resto, sta vivendo una trasformazione profonda, guidata da stili di vita sempre più consapevoli e da una crescente attenzione al benessere.

In questo scenario si inserisce il fenomeno dei vini No & Low Alcohol, una categoria in forte espansione a livello globale che Vinitaly sceglie di esplorare e valorizzare attraverso un’area interamente dedicata.

Nasce così “NoLo Vinitaly Experience”, uno spazio pensato per dare voce a un cambiamento che sta ridefinendo il modo di intendere il vino. Un luogo di confronto aperto che accoglie produttori, innovatori e consumatori curiosi.

La categoria NoLo comprende vini a basso o nullo contenuto alcolico: analcolici, con meno dello 0,5% di alcol e low alcohol, con una gradazione generalmente fino al 9%.

Un segmento in forte crescita, capace di intercettare target di pubblico come i giovani. —

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