La siderurgia soffre la tassa ambientale sull’import extra Ue
Il Cbam è il meccanismo per il contenimento del carbonio: molte aziende temono la paralisi. Sangoi: «Incertezza totale». Gabrielli: «Prezzi in aumento»

La siderurgia italiana ed europea inizia a fare i conti con gli effetti economici del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’Ue diventato pienamente operativo a inizio 2026.
L’impatto non è da poco: secondo una stima di Assofermet, l’associazione nazionale delle imprese commerciali della filiera siderurgica e dei metalli non ferrosi, se il Cbam fosse stato applicato nel 2024 (ultimo anno di cui si hanno i dati doganali definitivi del DG Taxud della Commissione europea), avrebbe riguardato tra i 26 e i 28 milioni di tonnellate di semiprodotti siderurgici, acciai lunghi, piani e tubi
L’Italia è particolarmente esposta sull’import di piani (6,2 milioni di tonnellate da Paesi terzi nel 2024, oltre il 28% del totale Ue).
Il “tributo ambientale” Cbam sulle emissioni di CO2 extra soglia incorporate in molte merci di origine extra europea inizierà a essere pagato solo a partire dal 2027 e si applicherà anche a quelle sdoganate nel 2026.
Gli importatori saranno infatti tenuti ad acquistare dei certificati di carbonio il cui prezzo sarà legato all’andamento variabile, presumibilmente in rialzo, delle quotazioni nel mercato comunitario dell’Emission Trading System (EU ETS).
Inoltre, l’accreditamento dei certificatori delle emissioni carboniche dichiarate dai produttori extra Ue sarà avviato solo a fine 2026. Pertanto, le difficoltà nello stabilire l’extra costo futuro del Cbam e nel considerare attendibili i dati non ancora certificati stanno già rallentando le importazioni, ridefinendo le catene di approvvigionamento e prospettando l’aumento del costo dell’acciaio in Europa.
Osserva Paolo Sangoi, presidente di Assofermet Acciai e amministratore delegato dell’omonimo centro servizi friulano:
«A causa di indicazioni ancora insufficienti e imprecise, il calcolatore Cbam non è in grado di determinare con accettabile approssimazione l’importo della tassazione, e difficilmente lo sarà ancora per lungo tempo. Questa incertezza ha già allontanato molti buyer dall’importazione, non solo dai Paesi meno virtuosi sotto il profilo ambientale, ma paradossalmente anche da quelli pienamente allineati agli obiettivi green».
Per quanto riguarda la sua azienda, Sangoi ha ora prudenzialmente ridotto gli acquisti extra-Ue, ma considera concreto il rischio che si creino situazioni di sotto-scorta o addirittura di indisponibilità di alcuni tipi di prodotti.
Anche Gabrielli di Cittadella importa parzialmente materiali siderurgici di origine extra Ue, che poi trasforma e rivende a clienti italiani di diversi settori industriali. «Storicamente ci approvvigioniamo soprattutto in Europa, quindi il Cbam ci tocca meno», commenta il presidente Andrea Gabrielli.
«Confermo comunque la totale incertezza che regna sugli acquisti oggetto di questa misura. Quel che è sicuro è che, per effetto sia del Cbam sia dell'atteso aumento dei dazi Ue sull'import, il mercato europeo andrà verso un deciso aumento degli approvvigionamenti domestici. Quindi si consumerà più acciaio prodotto in Europa, a prezzi tendenzialmente più alti rispetto ad oggi».
Strategie di acquisto aggiornate pure per Manni Group di Verona, che acquistava alcuni prodotti nel Far East asiatico. «Abbiamo deciso di comprare solamente materiale nazionalizzato europeo tramite società di trading alle quali demandiamo l’onere dello sdoganamento», spiega il responsabile acquisti e logistica Stefano Sandrigo.
«Per il nostro gruppo, che tratta semilavorati, la criticità principale non riguarda la reperibilità dei materiali, bensì la sostenibilità economica dell’intera filiera, che da gennaio ha registrato un incremento dei costi delle materie prime».
Marco Moriconi, direttore vendite acciaio di Hyosung Europe e membro dell’Osservatorio italiano materie prime Faro, conferma infine l’impasse sulle importazioni:
«In assenza di certificazione la linea dei grandi trader internazionali e dei grossi acquisitori di prodotti siderurgici è di considerare i valori di default per singoli Paesi fissati dal Regolamento Esecutivo Cbam pubblicato a dicembre 2025, che sono più alti dei valori attuali dichiarati dai produttori. Di fatto da qualche settimana il mercato è bloccato sull’acquisto dai Paesi extra Eu in attesa di ulteriori chiarimenti». —
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