All’Ice fondo di 250 milioni per dare la caccia a nuovi mercati

L’aumento degli stanziamenti nell’ultima legge di Bilancio. Premio all’attività dell’agenzia guidata da Matteo Zoppas. Sono 11.500 gli operatori stranieri portati in Italia nel 2025 con un lavoro di connessione tra domanda e offerta

Giorgio Barbieri
Il presidente dell'Ice Matteo Zoppas
Il presidente dell'Ice Matteo Zoppas

Tre anni vissuti sulle montagne russe della geopolitica.

Prima le code lunghe della pandemia, poi l’impennata dell’inflazione, le guerre alle porte dell’Europa, le tensioni commerciali, i dazi che tornano come arma negoziale, la corsa alla transizione verde che riscrive intere filiere industriali.

Nel mezzo, un sistema produttivo come quello italiano che vive di export e che dall’estero ricava una quota decisiva della propria crescita.

È in questo scenario instabile che si collocano i tre anni di Matteo Zoppas alla guida dell’Agenzia Ice: un triennio in cui l’internazionalizzazione non è stata una voce di contorno della politica industriale, ma una leva anticiclica.

E il bilancio di questo triennio trova ora soddisfazione in un numero: 250 milioni di euro.

Tanto vale oggi il Fondo per la promozione degli scambi e l’internazionalizzazione, salito grazie all’ultima legge di Bilancio dai 150 milioni del 2025.

Non è solo un incremento di risorse, ma il simbolo di un triennio - quello dal 2023 al 2025 - in cui l’Agenzia Ice ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione, rafforzando strumenti e presenza sui mercati esteri.

Quando Matteo Zoppas arriva alla guida dell’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il contesto geopolitico è già attraversato da profonde tensioni.

La risposta non è difensiva ma espansiva.

I mercati oggetto di iniziative promozionali passano infatti dai 60 nel 2023 ai 67 nel 2024, fino ai 100 nel 2025.

Un salto che racconta la volontà di non dipendere più soltanto dai partner storici, ma di presidiare nuove geografie, ultima, ma solo in ordine di tempo, l’India.

Parallelamente crescono le imprese coinvolte: dalle seimila nel 2023 a 6.560 nel 2025.

Numeri che non sono meri indicatori statistici, ma la fotografia di un tessuto produttivo accompagnato sui mercati con strumenti sempre più mirati. E cresce anche l’incoming: 11.500 operatori esteri portati in Italia nel 2025, cifra record, a testimonianza di un lavoro di connessione tra domanda e offerta che punta a creare relazioni durature.

Tutto questo nel corso di un anno, il 2025, che letto attraverso i dati Istat è risultato essere in chiaroscuro.

A dicembre l’interscambio con i Paesi extra Ue ha segnato +4,3% per le importazioni e +1,5% per le esportazioni.

Su base annua l’export è cresciuto del 4,6%, in netta accelerazione rispetto al -2,8% di novembre, mentre l’import è calato dell’1,2%.

«I numeri sono una testimonianza di forza nonostante un contesto internazionale complesso», ha spiegato Zoppas. Ma aggiungendo una nota di prudenza: non basta leggere il dato aggregato, serve guardare dentro i mercati.

Il caso Germania è emblematico.

La frenata della filiera automotive, anche per effetto del Green Deal, ha inciso su un mercato che vale circa 70 miliardi di euro per l’Italia.

Nel 2025 la filiera tedesca registra una flessione intorno ai tre punti percentuali, con impatti sulla componentistica italiana, particolarmente sentita tra le imprese del Nord Est.

A compensare in parte è stato l’agroalimentare, che resta uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy: circa 70 miliardi nel 2024, con prospettive di crescita nel 2025.

La risposta strategica, favorita anche dall’attività di Ice, è la diversificazione. Gli Stati Uniti restano un presidio fondamentale, con un export italiano cresciuto oltre il 7% sull’intero 2025.

Ma l’azione continua a spingersi oltre: Africa e Piano Mattei, Balcani, Mercosur.

Quest’ultimo vive un’accelerazione significativa anche in assenza della firma definitiva dell’accordo commerciale.

Tra i dossier più osservati c’è l’India.

Qui il tema non è solo geopolitico ma settoriale.

Il vino italiano, che oggi sconta dazi fino al 150%, potrebbe trovare un nuovo sbocco decisivo in caso di riduzione o azzeramento delle barriere. Una prospettiva tanto più rilevante mentre negli Stati Uniti si intravedono possibili difficoltà e mentre il consumo cambia, con le nuove generazioni meno inclini al vino rispetto al passato.

In questo quadro, l’internazionalizzazione delle fiere diventa leva centrale. Negli ultimi tre anni Ice ha accompagnato i grandi brand fieristici italiani all’estero e ha promosso eventi mirati, dove l’incontro tra buyer e aziende è costruito in modo selettivo.

L’esperienza di Vinitaly negli Stati Uniti, realizzata insieme a Veronafiere e articolata tra New York e Chicago, è uno dei casi più visibili. Ma lo stesso approccio vale per manifestazioni come OroArezzo, VicenzaOro, Pitti: format “boutique” in cui la qualità dell’abbinamento conta più della quantità.

Sul fronte asiatico, la Cina resta un interlocutore complesso e competitivo. Come ora lo sono diventati anche gli Stati Uniti, partner storico, ma che con l’introduzione dei dazi ha avviato una inattesa guerra commerciale puntando anche sul cambio euro-dollaro.

Finora l’effetto principale è stato l’erosione dei margini, ripartita tra produttori e clienti. Il banco di prova sarà l’impatto pieno sui prezzi.

Anche qui la parola chiave è adattamento: leggere tempestivamente i segnali e ricalibrare le strategie.

Il triennio 2023-2025 si chiude così con un’Ice più estesa geograficamente, più dotata finanziariamente e più orientata alla costruzione di relazioni.

I 250 milioni del Fondo non sono solo una cifra in bilancio: sono il segnale politico di una centralità riconosciuta all’internazionalizzazione.

Per Zoppas, già presidente di Confindustria Venezia-Rovigo e di Confindustria Veneto, oggi anche consigliere di amministrazione di Acqua Minerale San Benedetto e console onorario austriaco a Venezia, la sfida è tenere insieme visione e operatività.

In un mondo frammentato, l’export italiano non può permettersi inerzie. E l’Ice, in questi tre anni, ha scelto di muoversi in anticipo, ampliando mercati, strumenti e alleanze. —

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