La sfida di Crassevig: l’economia circolare per i mobili di design

L’obiettivo è arrivare nel medio periodo a realizzare la metà dei suoi prodotti in materiale plastico riciclato
Maura Delle Case

Alza l’asticella in materia di sostenibilità Crassevig, l’azienda di San Vito al Torre produttrice di sedie e tavoli che negli anni è divenuta un punto di riferimento per il mondo del contract. L’obiettivo è arrivare nel medio periodo a realizzare la metà dei suoi prodotti in materiale plastico riciclato.

«E’ il mercato che ce lo chiede, il riuso dei materiali e la sostenibilità delle produzioni sono diventati elementi di competitività - dichiara l’amministratore unico Francesco Crassevig -. Noi stiamo testando materiali riciclati da tempo e negli anni siamo riusciti ad aumentarne sensibilmente la percentuale di utilizzo nei nostri prodotti, fino al 100% della termoplastica riciclata usata per realizzare la poltroncina Finna».

Un prodotto che equivale a una bandiera delle intenzioni di Crassevig, piccola azienda nata negli anni ’60 ai margini del triangolo della sedia, divenuto poi il suo indotto naturale, inizialmente specializzata nella produzione di elementi di legno curvato.

Prima per conto terzi, poi per il proprio marchio. Il prodotto degli esordi è la sedia a dondolo, realizzata in legno massello, ma presto l’azienda inizia a lavorare su altre forme e sui materiali, che oggi vanno dal legno all’acciaio, dalla plastica all’imbottito, allarga il catalogo, dai dondoli alle sedie, ai tavoli e agli appendiabiti, inaugura una trama di collaborazioni con designer, architetti e studi di tutto il mondo, che regalano un posto al sole tra i brand del design made in Italy, certificato anche dalle menzioni al Compasso d'Oro.

Nel 1979 la sedia Arca entra nella selezione d’onore del premio, nel 1998 tocca a un'altra seduta, Asia. Una storia di successi che ha portato Crassevig, forte della sua artigianalità industriale, a farsi largo specie nel mondo del contract a livello internazionale. Oggi l’azienda conta su 15 dipendenti, ha una filiera a km 0 strutturata nel raggio di 20 chilometri e un fatturato di 3 milioni di euro, realizzato al 95% oltre i confini nazionali - Nord Europa, Giappone, America e Oceania - soprattutto in ambito ufficio, hospitality ed educational. 

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