La Cina non è il nemico: «Produca le auto in Europa»

Dall’assemblea di Confindustria Vicenza l’apertura alla collaborazione industriale con Pechino. La leader degli industriali chiede reciprocità: «Mercato aperto sì, ma mai più ingenuo». Altavilla: «Byd è aperta a qualsiasi tipo di componenti». Piano per costruire quattro stabilimenti

Federico Piazza

La Cina non è un nemico, con la Cina si può collaborare e dalla Cina possono arrivare importanti investimenti nella manifattura europea con relative opportunità per le aziende del Nordest, a partire dalla filiera dell’automotive.

 

È questo uno dei principali messaggi emersi dal palco dell’assemblea pubblica di Confindustria Vicenza, tenutasi ieri nello stabilimento dell’azienda di packaging plastico iMilani di Rosà. Il concetto è stato espresso, seppur con toni diversi, negli interventi della presidente di Confindustria Vicenza, Barbara Beltrame Giacomello, del presidente nazionale Emanuele Orsini e della “guest star” dell’evento, Alfredo Altavilla, special advisor per il mercato europeo del gruppo automobilistico cinese Byd.

«I cinesi non ci devono vendere le auto prodotte in Cina, le devono produrre qui», ha sottolineato Orsini. Il riferimento era chiaramente al deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina, che continua a crescere e si aggira ormai intorno a un miliardo di euro al giorno. «Mercato aperto, sì. Mercato ingenuo, mai più», ha rimarcato Beltrame Giacomello. «La risposta non è costruire un muro intorno all’Europa: con la Cina dobbiamo commerciare, dialogare e trovare un nuovo equilibrio», ha precisato la presidente di Confindustria Vicenza, che ha in tal senso ricordato che con la Cina sono possibili anche collaborazioni industriali per sviluppare progetti manifatturieri nel Nordest, come nel caso della recente nascita di una joint-venture proprio a Rosà tra il produttore vicentino di componenti automotive Mevis e il gruppo cinese ZZ Tech nel settore delle batterie. «Ma equilibrio significa anche reciprocità. Controlli paritetici. Difesa dalla concorrenza sleale. Contrasto alle posizioni dominanti. Stesse responsabilità per chi vuole accedere allo stesso mercato», ha precisato Beltrame Giacomello.

Alfredo Altavilla, una carriera da top manager Fiat-Stellantis e da due anni advisor per il principale costruttore automobilistico cinese, ha detto chiaro e tondo che il divario tecnologico tra Byd e le case europee è gigantesco. In ogni caso, lo spazio per i componentisti automotive europei e italiani di accreditarsi come fornitori di Byd c’è. «Condizione essenziale però è avere una raod map tecnologica fortemente centrata sull’evoluzione», ha sottolineato Altavilla. «A breve inaugureremo la nostra prima fabbrica europea in Ungheria, per la quale lavoreranno diversi fornitori europei, anche italiani. Siamo aperti a qualsiasi tipo di componenti. Stiamo inoltre pianificando nuove fabbriche in Europa occidentale e anche uno stabilimento di batterie Lfp (la chimica al litio-ferro fiosfato che Byd utilizza, ndr). E nei nostri centri di ricerca in Europa stiamo assumendo giovani europei». Altavilla ha detto che saranno i clienti a decidere che auto e che tipo di motorizzazione acquistare, che la competizione è aperta e che i dazi non fermeranno le auto dei marchi cinesi (che nei primi otto mesi del 2026 hanno complessivamente superato il 10% delle immatricolazioni nell’Ue). A tal proposito, è proprio Byd a guidare la carica dei marchi automobilistici cinesi in Europa con l’obiettivo dichiarato di diventare nei prossimi anni il terzo gruppo per quota di mercato Ue. Un obiettivo ambiziosissimo, da raggiungere attraverso un radicamento industriale che inizia appunto dall’Ungheria, dove a dicembre Byd inaugurerà una fabbrica da almeno 200 mila unità all’anno di capacità produttiva, e che si espanderà in altre aree d’Europa con un piano che prevede tre stabilimenti di assemblaggio e uno di batterie.

Non solo Cina, comunque, all’assemblea di Confindustria Vicenza. In particolare, Orsini ha parlato di mercato Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) nell’ottica dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, dove il presidente di Confindustria ha recentemente guidato una missione commerciale di imprese italiane. Orsini ha spiegato che il Mercosur non offre solo opportunità di export per molti settori manifatturieri italiani, ma anche di approvvigionamento di energia e materie prime (in particolar modo idrocarburi, dopo la visita ai grandi giacimenti di gas e petrolio argentini di Vaca Muerta) così come percorsi di collaborazioni tecnologiche.

«Ci aspettiamo che l’interscambio tra l’Italia e i Paesi Mercosur passi velocemente da sette a quattordici miliardi di euro, abbiamo già une rete di imprese molto presente e stiamo lavorando per aumentare anche il supporto in loco dei nostri uffici», ha detto fiducioso. Orsini è poi tornato su due suoi cavalli di battaglia: la riforma del sistema europeo dell’Ets che colpisce diversi settori manifatturieri italiani (sostanzialmente, per lui andrebbe fermato tutto) e il costo dell’energia («Avanti con le autorizzazioni per le rinnovabili, servono nuove Energy Release e Gas Release»).

Un’altra questione molto sentita sia da Beltrame Giacomello sia da Orsini è quella della semplificazione burocratica e della Zona Economica Speciale per il nord. Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani invece ha rimarcato il focus sul progetto dell’estensione dell’autostrada Valdastico Nord, molto sentito da molti industriali vicentini, dicendo che sul tema ha recentemente incontrato il suo omologo trentino Maurizio Fugatti.

L’Assemblea pubblica si è infine conclusa con gli interventi dell’analista politico, docente e scrittore americano Anfrew Spannaus, che ha fatto una panoramica sulla situazione politica ed economica negli Stati Uniti e sulla corsa elettorale per le lezioni di Midterm di novembre, e di Elena Zambon, presidente del gruppo vicentino Zambon, che ne ha ripercorso la storia ultra centenaria e ha raccontato la spinta sulla ricerca nello sviluppo di farmaci innovativi.

 

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