Dal 28 settembre l’Opa di Webuild su Trevi

Pubblicato il documento con i dettagli dell’operazione ma in Borsa il titolo della preda resta sopra i 4,50 euro. Il Cdm non eserciterà il golden power per l’Ops di Icop

Maurizio Cescon

Si parte il 28 settembre.

Questa la data di inizio dell’adesione all’offerta di Webuild su Trevi, che è prevista concludersi due mesi dopo, il 27 novembre, salvo proroghe del periodo di adesione, quando se l’operazione avrà successo sarà pagato il corrispettivo per ciascuna azione di Trevi portata in adesione.

È questa una delle notizie più rilevanti contenute nella pubblicazione del documento dell’operazione, lanciata per contrastare l’Offerta pubblica di scambio che su Trevi aveva lanciato in precedenza la friulana Icop, con l’obiettivo di creare un nuovo campione italiano nell’ingegneria del sottosuolo e delle fondazioni.

Un’offerta, quella della società guidata dalla famiglia Petrucco, che è già in corso (si concluderà il 16 ottobre, salvo proroghe) e che propone ai soci di Trevi un corrispettivo di 0,133 azioni Icop per ogni azione portata in adesione.

L’offerta di Webuild per Trevi prevede un corrispettivo di 4,50 euro per azione, più dei 3,9767 euro del valore che riconoscerebbe Icop ai prezzi attuali del proprio titolo, ma meno dei 4,742 che le azioni Trevi quotano attualmente in Borsa.

L’Opa di Webuild, fa sapere la società nel documento approvato dalla Consob, è interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni, e anche l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirà alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con un accesso diretto alla rete del gruppo Webuild, presente in 50 Paesi.

L’ingresso nella galassia Webuild, sostiene il gruppo romano, aprirebbe un nuovo percorso di crescita per Trevi, per le sue persone e per il suo know-how preservandone identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, si legge ancora nel documento dell’Opa. «Trevi», evidenzia inoltre Webuild, «continuerà a mantenere un approccio aperto al mercato, offrendo i propri servizi ad alto valore aggiunto all’intero settore. Si tratta di una proposta industriale fondata sulla catena del valore: il successo dell’operazione consentirebbe a Webuild di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto, oggi anche affidate a terzi, e di rafforzare il proprio posizionamento competitivo nelle gare per i grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end più efficiente e competitiva anche in termini di pricing».

Tra Webuild e Trevi è in atto una collaborazione industriale in corso da anni.

Le due società lavorano già fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri internazionali e italiani, un rapporto che l’operazione consentirebbe di consolidare in un progetto di lungo periodo». L’appartenenza a uno dei principali player mondiali delle grandi infrastrutture, continua Webuild, amplierebbe il «perimetro commerciale di Trevi garantendole accesso a nuove geografie, a nuovi clienti e a gare di maggiore dimensione e complessità».

«Le persone, le competenze e la cultura industriale di Trevi rappresentano un elemento essenziale del valore dell’operazione e una leva per il successo e la crescita futura di entrambe le realtà», spiega, «per gli azionisti di Trevi la nostra offerta rappresenta valore certo, immediato e più elevato», ha detto Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild.

A mettere gli occhi addosso a Trevi, come detto, non c’è infatti solo Webuild, ma anche la friulana Icop che aveva lanciato prima di Webuild la sua offerta pubblica di scambio.

Proprio ieri la presidenza del Consiglio dei ministri ha comunicato che il gruppo di coordinamento per l’esercizio dei poteri speciali ha deliberato di accogliere la proposta, formulata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, di non esercitare il cosiddetto golden power nei confronti di Icop per l’Ops su Trevi.

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