Dal Ben, il telescopio Sst pronto a partire per il Cile

Lo strumento, commissionato dall’Inaf per il progetto internazionale Ctao, è stato imballato a San Stino di Livenza. Destinazione: deserto di Atacama. Gabriele Dal Ben: «Tra i lavori in corso anche un reattore a fusione nucleare»

Maura Delle Case

Ci sono voluti due anni e mezzo di lavoro a testa bassa, fatti di progettazione, confronti serrati, prove ed errori, per arrivare al risultato che ieri la Dal Ben di San Stino di Livenza ha svelato a un ristretto e fortunato pubblico: il primo Small sized telescope (Sst) commissionato dall’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) per il progetto internazionale Cherenkov telescope array observatory (Ctao).

Accuratamente imballato, il telescopio è pronto a prendere la via del deserto di Atacama, in Cile, dove saranno gli stessi tecnici di Dal Ben a montarlo e collaudarlo. Si tratta del primo di 37 telescopi (25 per Inaf, 12 per Cnrs) che l’azienda veneziana sta costruendo per il progetto Ctao, il più grande osservatorio al mondo per raggi gamma.

Per Dal Ben si tratta di una commessa del valore di svariate decine di milioni, che andrà a dispiegare il suo valore sul fatturato da quest’anno alla fine del 2028, anno per il quale si dovrebbero completare le consegne. Contribuisce a rafforzare la posizione dell’impresa veneta nel campo della produzione di strutture per l’astrofisica, ultimo settore aperto in ordine di tempo.I telescopi sono stati interamente realizzati all’interno della Dal Ben, che negli anni ha verticalizzato la produzione, portandosi in casa tutte le fasi: dalla progettazione all’assemblaggio.

Gabriele Dal Ben e Simone Piras
Gabriele Dal Ben e Simone Piras

 

Le uniche parti degli Sst arrivate da fuori sono gli specchi e la camera, una sofisticata e ultra-veloce fotocamera capace di contare i singoli fotoni. «Tutto il resto è stato fatto qui – ha raccontato ieri Simone Piras, giovane ingegnere di Cagliari – laureato all’Università di Udine – che ad appena 28 anni è project manager del progetto in Dal Ben. Due anni fa ha preso il diploma di laurea e «il giorno dopo», parola sua, ha iniziato a lavorare sul progetto Sst. È lui, dopo i vertici di Inaf e del Ctao, presenti in forze a San Stino, a spiegarci come funzionano i telescopi, che differiscono da quelli “tradizionali” perché non fotografano le stelle, ma catturano i brevissimi flash di luce generati nell'atmosfera dai raggi gamma ad altissima energia, che gli specchi e i sensori riescono a intercettare. I dati inviati ai computer vengono quindi elaborati e convertiti in immagini digitali ad alta definizione permettendo di studiare alcuni dei fenomeni più violenti del cosmo: dai buchi neri alle supernove. «Ogni notte i telescopi faranno una decina di puntamenti, inviando i dati da remoto così da permettere la costruzione di un’immagine» spiega Piras.

I vertici della Dal Ben, di Inaf e del progetto Ctao a San Stino di Livenza
I vertici della Dal Ben, di Inaf e del progetto Ctao a San Stino di Livenza

Il suo entusiasmo fa eco a quello del titolare, Gabriele Dal Ben, che l’azienda l’ha avviata ad appena vent’anni. Pochi soldi in tasca ma tanti sogni. E ambizioni. «Abbiamo appena iniziato» dice oggi . E per fortuna che dietro di lui e della moglie Debora, ci sono i tre figli – Angelica, Filippo e Ilaria, 32 e 30 anni – tutti già al lavoro in azienda. «Diversi giovani (Piras compreso) sono arrivati da noi dopo aver fatto conoscenza con i nostri figli» continua Dal Ben che punta a gestire il passaggio generazionale interpretandolo come una grande risorsa per l’azienda, in termini di competenze, di nuove visioni e naturalmente di entusiasmo. L’azienda conta su sette siti, sei a San Stino e uno, l’ultimo, nella vicina Ceggia, dove ha recentemente acquisito un immobile da 11 mila mq. Destinato al montaggio, oggi ospita una vera e propria sfilata in rosso Valentino: entrando, lo sguardo abbraccia i telescopi, smontati, destinati al Cile.

Gioielli della manifattura nordestina ai quali, nelle diverse fasi, «hanno messo mano – ha raccontato Dal Ben – tutti e 130 i nostri dipendenti». La vera forza di quest’impresa, che praticamente non sa cosa sia il turnover, capace com’è di attirare giovani talenti, ma anche di trattenere i “vecchi”. «Il mio primo dipendente lavora con me da 39 anni» racconta ancora l’imprenditore che forte delle sue radici, guarda dritto al futuro.

Attualmente l’azienda opera per diversi settori, dal siderurgico all’idroelettrico, nucleare e astrofisico. «Ma ci stiamo certificando anche per l’aerospazio» fa sapere Dal Ben, ricordando poi i lavori in corso per la realizzazione di un reattore a fusione nucleare.

L’anno record, sul fronte dei conti, è stato il 2023, «abbiamo superato i 35 milioni di ricavi, ma il nostro obiettivo è arrivare a 50».

 

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