Kering Eyewear spinge gli utili del gruppo francese

La società padovana dell’occhialeria vale ormai un quarto del reddito operativo del big del lusso

Roberta Paolini

 

Nel semestre in cui le grandi maison del lusso tirano il freno, a fare utili in casa Kering sono sempre di più gli occhiali progettati e distribuiti da Padova. Kering Eyewear chiude i primi sei mesi del 2026 con 965 milioni di ricavi, proiettandosi verso i due miliardi di ricavi su base annua, e 222 milioni di risultato operativo. Ma il dato che racconta meglio la sua corsa è un altro: con il 13,4% del fatturato consolidato, la società veneta genera ormai circa il 25% dei 921 milioni di risultato operativo dell’intero gruppo francese.

Un euro su quattro, dunque, arriva dall’occhialeria. È il punto di arrivo, almeno per ora, di una storia cominciata appena dodici anni fa da un foglio bianco. Kering Eyewear nasce infatti nel 2014 per iniziativa del gruppo controllato dalla famiglia Pinault e di un gruppo di manager guidato da Roberto Vedovotto, ancora oggi presidente e amministratore delegato. L’obiettivo era portare dentro Kering ciò che fino a quel momento le maison della moda avevano generalmente affidato ai grandi licenziatari del settore.

Kering Eyewear è così diventata la piattaforma industriale e commerciale con la quale il gruppo gestisce l’intera categoria eyewear per un portafoglio di quindici marchi. Ci sono le griffe di casa, da Gucci a Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga e McQueen. Ci sono i brand arrivati attraverso la partnership con Richemont, tra cui Cartier, Chloé, Alaïa, Montblanc e Dunhill. E ci sono Puma e, dall’inizio di quest’anno, Valentino. Accanto alle licenze, Kering Eyewear ha costruito mediante acquisizioni anche un nucleo di marchi propri: la danese Lindberg, l’americana Maui Jim e Zeal Optics.

La prima collezione viene presentata nel 2015 a Palazzo Grassi, a Venezia. Nel 2016 entra Gucci, il passaggio che dà scala al progetto. L’anno successivo l’accordo con Richemont allarga il portafoglio a Cartier e agli altri marchi del gruppo svizzero. Nel 2019 apre il centro logistico di Vescovana, nella Bassa Padovana, a pochi chilometri dalla sede di Villa Zaguri. Poi comincia la stagione delle acquisizioni: Lindberg nel 2021, Maui Jim nel 2022 e, nel 2023 la francese Unt, specializzata nella produzione di componenti metallici ad alta precisione, Trenti Industria Occhiali, in Cadore, e ancora sempre nel bellunese Visard e Mistral, specializzate in montature in iniettato e Lenti nel 2025.

Il progetto nel tempo ha dunque cambiato natura, la società nata per togliere le licenze degli occhiali dalle mani degli operatori esterni è diventata essa stessa un gruppo dell’eyewear, il primo nel settore del lusso al mondo, con marchi proprietari, competenze industriali, una rete distributiva estesa a 150 Paesi e una filiera che mantiene in Italia una parte rilevante della produzione. Non più soltanto il braccio operativo delle maison di Kering, dunque, ma un’impresa con una propria fisionomia e un proprio peso nei conti.

Nel primo semestre i ricavi sono saliti del 5%, a cambi costanti la crescita è dell’8%, mentre l’andamento delle valute ha sottratto tre punti percentuali. Il risultato operativo ricorrente ha però corso quasi quattro volte più velocemente del fatturato: è aumentato del 19%, da 186 a 222 milioni. Il margine è così passato dal 20,2% al 23%, quasi il doppio del 12,8% registrato dal gruppo nel suo complesso.

All’interno del perimetro di Kering Gucci, ancora il principale motore del gruppo, si è fermata a 468 milioni di risultato operativo, il 4% in meno rispetto a un anno prima. Anche il secondo trimestre segnala un’accelerazione. Tra aprile e giugno Kering Eyewear ha realizzato 476 milioni di ricavi, in crescita del 7% su base contabile e dell’8% a cambi costanti. La progressione ha interessato tutte le principali aree geografiche ed è stata accompagnata dall’arrivo della prima collezione Valentino, dal rilancio delle montature da vista Maui Jim e dalle nuove linee Lindberg, comprese quelle dedicate ai quarant’anni del marchio danese.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est