Innovazione in agricoltura, ma mancano i lavoratori

Il comparto vale 77 miliardi di produzione e 700 miliardi con l’agroalimentare. Restano irrisolti i vecchi problemi: redditività delle coltivazioni e risorse umane

Edoardo Bus

L’agricoltura ha la necessità assoluta di lavorare sull’innovazione e per farlo dovrà puntare su tre componenti fondamentali: le “Tea”, ovvero le tecniche di evoluzione assistita delle piante, la rigenerazione dei terreni e l’agricoltura di precisione.

È questo il principale messaggio che arriva dalla 117a Fieragricola di Verona, la rassegna internazionale dedicata al comparto agricolo, che fa di Veronafiere la capitale indiscussa di un settore che in Italia vale 77 miliardi di euro alla produzione primaria e 700 miliardi di euro ampliando lo sguardo a tutta la filiera agroalimentare. Il perché della necessità di innovazione è evidente.

«Nel 2050 sul pianeta saremo 9 miliardi e 750 milioni di abitanti – ammonisce Tommaso Battista, presidente di Copagri – e dovremo incrementare del 60% le produzioni agricole. In quest’ottica Fieragricola rappresenta una piattaforma di accelerazione dell’innovazione in anteprima mondiale, dal momento che qui troviamo una presenza di buyer provenienti da 28 Paesi».

L’innovazione principale è data dalle “Tea”, Tecniche di evoluzione assistita. In pratica nuovi metodi scientifici per migliorare le piante, rendendole più forti e più adatte all’ambiente. Genetica per accelerare ciò che potrebbe avvenire in natura, ma in modo controllato. Serve a rendere le piante più resistenti a malattie e parassiti, a usare meno pesticidi e acqua, ad adattare le colture al cambiamento climatico (nel 2015 furono registrati in Italia tre eventi climatici estremi, contro i 36 del 2024). La rigenerazione, o agricoltura rigenerativa, consente un incremento delle sostanze organiche del suolo e prevede – a sorpresa – il non utilizzo dell’aratro.

«I terreni si stanno impoverendo di sostanza organica – spiega Nicola Gherardi, responsabile innovazione di Confagricoltura – per cui è utile non smuoverlo, ma garantirgli apporti esterni come residui colturali e maggese. Basta, invece, con la chimica, pena un progressivo degrado del suolo». L’agricoltura di precisione, infine, prevede soprattutto l’utilizzo di droni e può dare grandi risultati. Ne è convinto Tommaso Battista, che sottolinea le aperture normative del Ddl Semplificazioni del 2025, che apre alla sperimentazione triennale che autorizza l’irrorazione area di fitofarmaci su alcune colture attraverso, appunto, l’uso di droni.

«Questo porterebbe a una riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari, a un utilizzo mirato coltura per coltura, con una diminuzione dei costi agricoli ed una migliore redditività per le imprese». Ma, a fronte di tanta innovazione, i problemi grossi per le imprese agricole sono quelli tradizionali. Scarsa remunerazione del lavoro, tanto che fuori della Fiera si mostrano i cartelli che spiegano come all’agricoltore le patate vengano pagate 15 centesimi, a fronte di costi per 20, e a un prezzo di almeno 2 euro per il consumatore al supermercato. E poi le risorse umane. In agricoltura mancano persone e i giovani sono pochi. L’agricoltura italiana ha uno tra i tassi più bassi in Europa (5%) di aziende guidate da giovani con meno di 35 anni. Ma soprattutto mancano braccia, possibilmente formate, e gli imprenditori chiedono a gran voce nuovi immigrati che possano sopperire alle carenze.

È notizia di ieri, per esempio, il prossimo arrivo di trattoristi dall’Uzbekistan. Ma è difficile trovare casa e servizi per i lavoratori. Come ha denunciato il sindaco di Verona Damiano Tommasi. «L’emergenza abitativa e la carenza di manodopera sono un fatto – afferma - . In questi giorni, anche a Verona, abbiamo toccato con mano una situazione critica che riguarda persone che lavorano, in particolare nel comparto agricolo, ma che non riescono ad avere un alloggio dignitoso, soprattutto nei mesi invernali. È una questione strutturale che chiama in causa le istituzioni, le associazioni di categoria e le imprese».

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